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Dal palazzo

L'appello all'assessore

L’Ordine degli infermieri di Palermo: «C’è carenza di personale, Razza intervenga»

Il presidente dell'OPI, Nino Amato, ha chiesto un incontro sul tema all'assessore regionale alla Salute.

Tempo di lettura: 2 minuti

«Palermo è a corto di infermieri. E senza una radicale inversione di marcia, la carenza rischia di incidere in maniera pesantissima sui servizi sanitari locali». A lanciare l’allarme è il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, Nino Amato, che ha chiesto un incontro sul tema all’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza.

«Per effetto dei pensionamenti con quota 100 e a causa del numero esiguo di laureati in Infermieristica- ha aggiunto Amato- la disponibilità di questo personale è oggi estremamente esigua, come testimoniano i dati provinciali.  Oggi più che mai, in piena emergenza pandemica, va affrontato il tema del sostegno a una professione la cui indispensabilità è di palese evidenza».

Per il presidente dell’Ordine degli Infermieri di Palermo, da un lato vanno ampliati i posti all’interno dei corsi di laurea e dall’altro vanno garantite migliori condizioni professionali. «Purtroppo spesso un professionista lascia Palermo per lavorare in altre realtà italiane ed europee- aggiunge Amato- perché qui riceve proposte al ribasso. Gli infermieri sono operatori sanitari di altissima competenza e indiscutibile know-how e il loro lavoro va ricompensato nella misura corretta”. Nino Amato si rivolge al governo regionale “affinché si occupi di una categoria fondamentale come quella infermieristica».

A condividere le preoccupazioni del presidente Amato anche i colleghi degli altri Ordini provinciali siciliani. «Torniamo a chiedere un incontro all’assessore Ruggero Razza- commenta Amato- convinti come siamo che possiamo dare il nostro autorevole contributo nella gestione di una fase complessa come questa e ricordando quanto sia di vitale importanza il ruolo che gli infermieri stanno svolgendo».

Nella foto di Insanitas: Emanuele Bordonaro, Antonino Amato, Alfredo Guerriero e Giuseppe D’Anna.

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