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Long Covid, da Palermo l’appello degli esperti: «Urgono più ambulatori multidisciplinari»

Il congresso "Pulmonary expert forum on Covid-19 and the impact on pulmonary diseases" con la direzione scientifica di Nicola Scichilone e la segreteria organizzativa di Collage.

Tempo di lettura: 6 minuti

La necessità di istituire sempre più ambulatori multidisciplinari per seguire con attenzione i pazienti che hanno la sindrome post-Covid e massima attenzione alla diffusione delle fake news su pandemia e vaccini. Questi due dei temi emersi nell’ultima giornata della due giorni del congresso “Pulmonary expert forum on Covid-19 and the impact on pulmonary diseases” che si è tenuto al circolo degli ufficiali di Palermo con la segreteria organizzativa di Collage (CLICCA QUI per le interviste video).

A fare il punto del forum, Nicola Scichilone, il direttore scientifico dell’evento: «Credo che sia stata una cavalcata scientifica in cui i colleghi presenti abbiano avuto modo di poter ascoltare relatori nazionali e internazionali di un certo livello e prestigio. Abbiamo iniziato come meglio non potevamo, con l’intervento di Anthony Stephen Fauci l’immunologo statunitense di origini italiane, ma anche relatori di rilievo internazionale come Ilaria Capua, solo per citarne due. Abbiamo avuto modo di affrontare tre aspetti; il Covid e quindi cosa ci hanno insegnato questi due anni di pandemia, la gestione dei pazienti in fase acuta, soprattutto per le conseguenze respiratorie; l’altro campo di interesse e di discussione è stato il long Covid, cioè le conseguenze della malattia che in qualche modo vediamo adesso e quindi la necessità di farci trovare pronti come sanità a tutti i livelli, sia territoriale che ospedaliera; e, infine, la gestione delle patologie respiratorie non Covid, che per forza di cose in questi due anni di pandemia non hanno ricevuto la giusta attenzione».

«Abbiamo tanto terreno da recuperare- aggiunge Scichilone- La sfida più grande è stata, oltre a trattare i pazienti respiratori acuti affetti da Covid, quella di non trascurare pazienti con patologie respiratorie non legate al Covid. Abbiamo cercato di tenere aperti, per quanto possibile, gli ambulatori di pneumologia in centri di riferimento regionali. Abbiamo continuato e mantenuto l’assistenza nelle modalità previste e consentite, assicurando le norme di protezione, e siamo riusciti anche ad implementare i sistemi di monitoraggio a distanza per quanto possibile».

Gli ambulatori multidisciplinari

Dal convegno è emersa la necessità di istituire quanti più possibile ambulatori multidisciplinari. Di cosa si tratta e a che servono, lo spiega Stefano Aliberti, professore associato di Malattie dell’apparato respiratorio all’università degli studi di Milano: «Gli ambulatori post-Covid ormai sono una realtà molto diffusa, non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa. Una realtà caratterizzata da un approccio multidisciplinare, in cui lo pneumologo ha un ruolo fondamentale, insieme a fisioterapisti, cardiologi, neurologi, psicologi, psichiatri, nutrizionisti. Quello che abbiamo imparato è che i sintomi post-Covid possono durare fino a due anni. Quindi è un ambulatorio assolutamente necessario, con cui dovremo convivere sicuramente per i prossimi tre o addirittura cinque anni e che ha visto la telemedicina avere un ruolo fondamentale soprattutto nel follow-up».

Inoltre, Aliberti sottolinea: «Quello che stiamo imparando è che i pazienti post-Covid migliorano progressivamente i loro sintomi, che sicuramente i pazienti che sono stati dimessi dalla terapia intensiva, pazienti che sono stati intubati, pazienti che hanno fatto ossigeno-terapia, pazienti con un quadro grave di malattia in acuto, sono i candidati per eccellenza ad essere seguiti in questo tipo di ambulatorio. Un punto fondamentale, infine, è quello di costruire un ponte molto forte tra il territorio e l’ospedale per sviluppare questa progettualità insieme ai colleghi della medicina generale, sia per i pazienti che sono stati dimessi e hanno la sindrome post-Covid, sia per i pazienti che sono stati trattati a domicilio e che possono sviluppare la sindrome post-Covid».

Infodemia e Fake news

In questi due anni abbiamo letto davvero di tutto, a volte anche su giornali nazionali. Una valanga di informazioni che ha portato a coniare il termine “infodemia”, ossia troppa informazione, spesso sbagliata, oppure palesemente falsa. Un dato che, spiega Fulvio Braido, pneumologo del dipartimento di Medicina interna e specialità mediche dell’Università degli Studi di Genova, va studiato con attenzione: «La pandemia ci ha portato all’infodemia, ossia un eccesso di informazioni spesso non controllate e non veritiere. Tra queste vere e proprie fake news, cioè notizie false costruite ad hoc. Davvero tante. Ne cito tre su tutte che continuiamo a leggere anche adesso: “l’inefficacia dei vaccini”, la cui efficacia invece è provata da evidenze scientifiche decisamente forti; “la mutazione del virus verso forme più lievi” quando in realtà il risultato dipende dall’interazione del virus con l’ospite che è più protetto grazie ai vaccini; “la pandemia è finita”, quando invece i numeri, in tutto il mondo, sono ancora significativi. Certo, la mortalità non è quella della prima ondata, ma, come detto, dipende dalla relazione tra virus e sviluppo di difese immunitarie. Per cui questo tipo di notizie va ad influenzare il comportamento generale, le scelte individuali e sociali e può comportare degli ulteriori rischi».

«Il mio consiglio? Seguire i mezzi di informazione ufficiali del ministero, delle Regioni e della comunità internazionale. E ricordo che la comunità scientifica fa riferimento a dati pubblicati su riviste specialistiche- aggiunge Braido- L’infodemia è nata da un grandissimo sviluppo dei social network e quindi va fatta particolare attenzione su ciò che si legge che non sempre corrisponde a verità e quindi tutte le informazioni devono essere vagliate. Perché si crede spesso a queste notizie? Ognuno di noi tende a fare il cosiddetto “cherry picking”, come lo chiamano gli inglesi, cioè scegliere le ciliegie che più ci piacciono. Dalle informazioni, spesso, estraiamo le notizie che a noi fanno più comodo, forse per un meccanismo di difesa o forse per una pigrizia mentale o forse ancora per una scarsa attenzione all’approfondimento».

Attenzione a quello che succederà

C’è da stare tranquilli in vista dell’estate? Non proprio, come dice Salvatore Corrao direttore del dipartimento biomedico di medicina interna e specialistica dell’Università di Palermo: “Il Covid noi siamo abituati a contarlo in termini di contagio. In realtà la vera importanza è quanto impatta con le strutture ospedaliere. Abbiamo dei numeri che hanno riguardato la Sicilia con i reparti di medicina interna, malattie infettive, pneumologia e terapie semi-intensive e intensive che sono andati in saturazione. In questo momento stiamo osservando un declino dei ricoveri, quindi l’impatto sul sistema sanitario si sta riducendo, ma non possiamo prevedere quali saranno gli scenari futuri. Siamo stati abituati ad avere oscillazioni. Speriamo che il mese di giugno ci porti buone notizie. Il mio consiglio è quello di non allentare le regole di protezione, come quella di indossare la mascherina, mantenere il distanziamento sociale e l’areazione dei locali».

«È logico che con l’allentamento di queste misure potremmo avere un incremento dei ricoveri prima del prossimo autunno- sottolinea Corrao- Basti guardare cosa è successo ad agosto scorso, in cui abbiamo avuto un picco di ospedalizzazioni. Non crogioliamoci sul fatto che il periodo estivo sia un periodo protettivo. La previsione sarà sempre più affidabile nel corso delle settimane, perché l’aumento dei casi e dei contagi non corrisponde subito a un aumento del numero di ospedalizzazioni. Ma, se aumentano i casi, verosimilmente ci sarà un aumento dei ricoveri nell’arco di 6-8 settimane successive. Dobbiamo aspettare e continuare a sorvegliare».

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