Immaginate un ambulatorio in cui il medico non debba interrompere la conversazione col paziente per prendere appunti. Questo grazie ad una fedele trascrizione della visita per mano di un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale capace di generare un referto pronto da revisionare. All’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, questo scenario oggi è realtà. Grazie alla collaborazione con Tandem Health, l’ospedale milanese è tra i primi in Europa a integrare l’IA direttamente nella pratica clinica quotidiana. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: ridurre il tempo che i medici dedicano alla scrittura dei referti, restituendo preziosi minuti al dialogo con il paziente, migliorando la qualità della comunicazione e aumentando l’efficienza delle visite. La tecnologia si integra nei flussi clinici già esistenti, senza modificare le modalità operative dei medici e senza impatto sulla privacy o sulla sicurezza dei dati sanitari.
Più tempo per l’ascolto, meno per la compilazione
Il progetto è oggi realtà in nove Unità Operative di Humanitas. Il sistema, allenato ad hoc, trascrive automaticamente il colloquio tra medico e paziente e produce una bozza preliminare di referto clinico, consentendo al professionista di concentrarsi sull’ascolto attivo e sulla valutazione clinica. Ogni referto rimane sotto il controllo completo del medico, che ne verifica l’accuratezza e lo firma, garantendo piena responsabilità clinica. Il tutto nel rispetto delle normative sulla privacy e sulla protezione dei dati.
Humanitas primo Smart Hospital italiano
La collaborazione con Tandem Health si inserisce in un percorso di innovazione che ha permesso a Humanitas di conquistare il titolo di primo Smart Hospital italiano nella classifica Newsweek per quattro anni consecutivi. L’ospedale già integra sistemi di AI in diverse specialità cliniche: dai mammografi, che migliorano la diagnosi precoce del tumore al seno, all’endoscopia, che aumenta la rilevazione di lesioni e polipi. Il centro AI di Humanitas, uno dei primi integrati in un IRCCS, riunisce medici, ricercatori e data scientist, e sviluppa modelli innovativi come i Digital Twin: rappresentazioni virtuali dei pazienti basate su dati clinici, genomici e immagini mediche, capaci di simulare l’evoluzione della malattia e prevedere la risposta ai trattamenti, personalizzando le cure in ambito oncoematologico.
«Una rivoluzione silenziosa, ma potente»
Per il Prof. Matteo Della Porta, responsabile Leucemie dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas e oggi tra i fruitori dell’introduzione dell’IA nei reparti pilota, l’assistente virtuale cambia radicalmente la dinamica della visita: «Spesso il medico, dovendo riportare una grande quantità di informazioni, non riesce a dedicare piena attenzione al vissuto del paziente. Questo sistema consente di parlare liberamente, migliorando la comunicazione bilaterale e riducendo il tempo complessivo della visita. L’efficienza dell’ospedale cresce senza sacrificare la qualità della cura». Quindi l’IA non sostituisce il medico, ma ne amplifica le capacità.
Quali sono i vantaggi per l’Ospedale e per il paziente?
«Ogni referto è controllato dal medico, come avverrebbe con la scrittura manuale. Il sistema uniforma la qualità dei referti e semplifica la gestione dei dati clinici, garantendo maggiore omogeneità e oggettività – sottolinea Della Porta -. In tema di privacy tutti i percorsi sono certificati e sicuri, un requisito imprescindibile per l’integrazione nella pratica clinica».
Come è stato l’impatto dell’IA su medici e pazienti?
«L’adozione del sistema ha incontrato un riscontro favorevole da parte dei medici, che percepiscono l’IA come uno strumento di facilitazione quotidiana, e dei pazienti, soprattutto nei reparti di Oncoematologia – prosegue Della Porta -. La tecnologia permette di concentrarsi sull’interazione più naturale e umana, ovvero la voce, migliorando la comprensione e la comunicazione, anche con pazienti anziani o con difficoltà di lettura».
L’intelligenza artificiale è anche un acceleratore di ricerca?
«Assolutamente sì, infatti permette di sviluppare rapidamente nuovi modelli e risposte cliniche, riducendo i tempi di elaborazione dei dati e migliorando la tempestività delle decisioni. L’integrazione di medici e data scientist crea un ecosistema pronto a innovare e a implementare nuove tecnologie, favorendo la diffusione di competenze “smart” tra il personale sanitario».
In che modo l’IA contribuisce alla sostenibilità del sistema?
«Ottimizzare la trascrizione dei referti significa aumentare il numero di visite senza caricare ulteriormente i medici. Se oggi un medico può fare 20 visite, domani, grazie all’assistente virtuale, ne potrebbe gestire 30, abbattendo liste d’attesa e migliorando l’efficienza complessiva del sistema sanitario».
Possiamo dire che il futuro è già qui?
«Humanitas dimostra che l’innovazione tecnologica, quando è integrata a competenze mediche di eccellenza, può trasformare la pratica clinica, migliorare la relazione medico-paziente e rendere l’ospedale più efficiente e sostenibile».





