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Lombardia Salute e benessere

I dati emersi nel Webinar

Medicina di genere: depressione e dolore cronico sono associati in oltre metà delle donne

Il dato è emerso oggi in un evento digitale di SINPF e Fondazione ONDa Nelle donne con fibromialgia la comorbilità arriva fino al 60% dei casi ed è bidirezionale: ansia, depressione e insonnia possono essere conseguenza del dolore, ma anche fattori di rischio e di mantenimento

Tempo di lettura: 4 minuti
10 Marzo 2026 - di

In Italia depressione, ansia e insonnia sono più frequenti nelle donne e rappresentano un fattore di rischio rilevante quando si associano al dolore cronico. La depressione interessa circa il 6% della popolazione adulta – con una prevalenza quasi doppia nelle donne – mentre l’insonnia riguarda il 15-20% delle persone. Quando queste condizioni si incrociano con il dolore cronico, le percentuali crescono in modo significativo. Un esempio emblematico è la fibromialgia, che colpisce circa il 2-3% della popolazione ed è diagnosticata prevalentemente nelle donne: in questo ambito la comorbilità ansioso-depressiva arriva fino al 60% dei casi. Le evidenze più recenti indicano inoltre una relazione bidirezionale: il dolore cronico aumenta il rischio di sviluppare disturbi dell’umore, ma depressione, ansia e insonnia possono precedere l’esordio della fibromialgia, contribuire alla sua insorgenza e favorirne la cronicizzazione. È quanto emerso dal webinar formativo “Ansia, depressione e insonnia nella donna: correlazioni con il dolore cronico e la fibromialgia”, che si è svolto oggi a Milano, organizzato dalla Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia e Fondazione ONDa ETS, l’Osservatorio sulla salute della donna e di genere. L’incontro ha riunito psichiatri e reumatologi con l’obiettivo di superare la frammentazione dei percorsi di cura, con particolare attenzione alle differenze di genere.

“Ansia, depressione e insonnia non sono conseguenze marginali del dolore cronico, ma componenti centrali della sua complessità clinica – spiega Francesca Merzagora, presidente di ONDa –. Nelle pazienti con dolore persistente, fino al 60% presenta sintomi depressivi, oltre il 40% disturbi d’ansia e più della metà soffre di insonnia. È un circolo vizioso: il dolore alimenta il disagio psicologico e la mancanza di sonno ne amplifica l’intensità. In ottica di genere, le differenze sono evidenti: le donne hanno una prevalenza di dolore cronico quasi doppia rispetto agli uomini e mostrano maggiore vulnerabilità a depressione e disturbi del sonno, mentre negli uomini il disagio emotivo resta spesso sottodiagnosticato. Per questo è necessario un approccio integrato e sensibile alle differenze di genere, che consideri insieme salute mentale e terapia del dolore”.

“Se guardiamo ai dati italiani e internazionali – precisa Claudio Mencacci, psichiatra e co-presidente Sinpf – vediamo che depressione e insonnia sono più frequenti nelle donne lungo tutto l’arco di vita. Quando ansia e disturbi del sonno si strutturano nel tempo, possono aumentare il rischio di sviluppare dolore persistente o peggiorarne l’andamento. La bidirezionalità tra dolore e disturbi dell’umore deve essere riconosciuta fin dalle prime fasi della valutazione clinica”.

Una recente meta-analisi internazionale su oltre 370 studi ha stimato che circa il 40% delle persone con dolore cronico presenta sintomi di depressione o ansia, con percentuali ancora più elevate nei casi di fibromialgia*. “Le meta-analisi indicano che fino al 40-50% delle persone con fibromialgia presenta sintomi clinicamente rilevanti di depressione o ansia – spiega Andrea Fagiolini, professore ordinario di psichiatria al Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Siena. –. Questo significa che la depressione non è soltanto una conseguenza del dolore cronico, ma in molti casi rappresenta un fattore di vulnerabilità biologica che abbassa la soglia del dolore e ne facilita la cronicizzazione”.

Il ruolo del sonno è centrale. Studi epidemiologici mostrano che i disturbi del sonno sono presenti in circa la metà dei pazienti con dolore cronico, confermando il ruolo dell’insonnia come fattore rilevante nell’interazione tra dolore e condizioni psicologiche**.  “L’insonnia interessa fino a una persona su cinque – sottolinea Laura Palagini, psichiatra e responsabile dell’ambulatorio per il trattamento dei disturbi del sonno dell’AOU di Pisa – ed è un fattore di rischio indipendente per depressione e disturbi d’ansia. Studi prospettici mostrano che il sonno disturbato può precedere sia l’episodio depressivo sia l’esordio del dolore cronico. Nella fibromialgia l’alterazione del sonno contribuisce alla sensibilizzazione centrale: se non interveniamo sul sonno, la sensibilizzazione centrale si mantiene e il dolore diventa più resistente ai trattamenti”.

Dal punto di vista reumatologico, vi sono altri parametri da valutare. “La fibromialgia riguarda circa il 2-3% della popolazione generale ed è diagnosticata prevalentemente nelle donne – aggiunge Laura Bazzichi, reumatologa all’IRCCS Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano –. Non è soltanto una sindrome dolorosa, ma una condizione complessa in cui dolore, sonno e disturbi emotivi condividono meccanismi neurobiologici comuni e si influenzano reciprocamente”.

Sul piano terapeutico, l’integrazione tra competenze diventa decisiva. “Dolore cronico e disturbi dell’umore condividono circuiti neurobiologici legati ai sistemi dello stress e ai processi con cui le cellule nervose comunicano fra loro – conclude Ferdinando Nicoletti, professore ordinario di Farmacologia, Università La Sapienza di Roma –. Se la comorbilità psichiatrica nella fibromialgia può coinvolgere fino al 50% delle persone, è evidente che l’approccio terapeutico deve essere integrato: farmacologico, psicoterapeutico e centrato anche sul ripristino del sonno”.

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