Tra i progetti selezionati dal Bando di Ricerca Collaborativa Under 40 della Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB) figura SarcUS-PIBD. Lo studio, coordinato dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo con Naire Sansotta e Alessandro Loglio, ha ricevuto un finanziamento di 500 mila euro da Regione Lombardia. Partner del progetto l’Ospedale San Raffaele di Milano con il dottor Ferdinando D’Amico dell’Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con Sara Massironi. Il progetto, esclusivo in ambito internazionale, affronta un tema poco esplorato in ambito pediatrico: la sarcopenia nei bambini e negli adolescenti con morbo di Crohn e colite ulcerosa. Ne parliamo con la dottoressa Naire Sansotta, gastroenterologa pediatrica e principal investigator dello studio.
Dottoressa Sansotta, qual è il razionale dello studio SarcUS-PIBD?
«Il punto di partenza è la sarcopenia, ovvero la perdita di massa muscolare, che rappresenta uno degli aspetti centrali della malnutrizione. Negli ultimi anni c’è una crescente attenzione allo stato nutrizionale nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali, perché questo influisce in modo significativo sulla progressione della malattia e sugli esiti a lungo termine, soprattutto in età pediatrica».
Perché la sarcopenia è difficile da riconoscere nei bambini e negli adolescenti?
«Perché non coincide necessariamente con il sottopeso. Un bambino o un ragazzo può avere un peso nella norma, oppure essere in sovrappeso o obeso, e presentare comunque una riduzione significativa della massa muscolare. In questi casi gli indici antropometrici tradizionali, come il BMI, non sono sufficienti a identificare una condizione di malnutrizione muscolare».
Qual è la diffusione della sarcopenia nei pazienti con malattie infiammatorie intestinali?
«Nel morbo di Crohn la prevalenza di sarcopenia può arrivare fino al 52%, con un range che va dal 22 al 52%. Nella colite ulcerosa il rischio è leggermente inferiore. In età pediatrica il fenomeno è meno identificato, non perché meno presente, ma perché mancano strumenti diagnostici standardizzati. Non emergono differenze significative tra maschi e femmine; risultano più a rischio i bambini più piccoli, quelli con una lunga storia di malattia o con una malattia non adeguatamente controllata».
Quali sono i limiti degli strumenti diagnostici attualmente disponibili?
«Le metodiche più accurate per valutare la massa muscolare sono la TAC e la risonanza magnetica, ma sono indagini costose, dispendiose e difficilmente riproducibili nella pratica clinica. La bioimpedenziometria rappresenta un’altra opzione utile per valutare la composizione corporea, ma è un esame lungo e poco utilizzato nella routine clinica».
In che modo l’ecografia muscolare rappresenta una novità?
«Il cuore del nostro studio è valutare se l’ecografia muscolare possa diventare uno strumento affidabile, semplice e applicabile nella pratica clinica quotidiana. Misureremo lo spessore di tre muscoli facilmente accessibili: bicipite brachiale, retto femorale e retto addominale. Da queste misurazioni calcoleremo un indice, l’USMI (Ultrasound Muscle Index), che ci permetterà di stimare lo sviluppo della massa muscolare».
Come verrà validata questa metodica?
«Per verificarne l’accuratezza confronteremo i dati dell’ecografia muscolare con quelli ottenuti tramite bioimpedenziometria, che utilizzeremo come metodo di riferimento. L’obiettivo è capire se l’ecografia possa rappresentare una valida alternativa, più semplice e sostenibile, rispetto alle metodiche attualmente disponibili».
Qual è la popolazione coinvolta nello studio?
«Arruoleremo circa 90 bambini e adolescenti, di età compresa tra 0 e 18 anni, con diagnosi confermata di malattia infiammatoria intestinale, seguiti presso l’ASST Papa Giovanni XXIII. L’arruolamento durerà 12 mesi, seguiti da altri 12 mesi dedicati all’analisi dei dati».
Quali dati verranno raccolti oltre alle valutazioni strumentali?
«Oltre all’ecografia muscolare e alla bioimpedenziometria, raccoglieremo parametri antropometrici come peso, altezza e BMI, e parametri clinici, endoscopici e istologici. Questo ci permetterà di correlare la presenza di sarcopenia con l’attività della malattia, lo stato nutrizionale e la storia clinica del paziente».
La sarcopenia è influenzata dal tipo di terapia?
«Dai dati attualmente disponibili non sembra esserci una correlazione diretta con il tipo di trattamento. La sarcopenia appare piuttosto legata alla malattia non controllata, alla durata della malattia e al momento della diagnosi».
Quali ricadute pratiche vi aspettate?
«L’obiettivo finale è migliorare lo screening nutrizionale nei bambini con IBD. Una diagnosi più precoce della perdita di massa muscolare ci permetterà di attuare interventi nutrizionali mirati e personalizzati, migliorando il percorso assistenziale e la qualità delle cure per i pazienti e le loro famiglie».
Che valore ha questo studio nel panorama della ricerca internazionale?
«SarcUS-PIBD è il primo studio in ambito internazionale in età pediatrica che valuta la sarcopenia nei pazienti con malattie infiammatorie croniche intestinali utilizzando l’ecografia muscolare sulla scia di uno studio realizzato con pazienti adulti diretto da Sara Massironi, professore associato di Gastroenterologia all’Università Vita e Salute San Raffaele. È un progetto che risponde a un bisogno clinico ancora poco esplorato e che potrebbe aprire la strada a nuovi standard diagnostici in questo ambito».





