Una goccia di sangue che normalmente verrebbe eliminata dopo gli esami di routine può trasformarsi in un’occasione concreta di diagnosi precoce e, in molti casi, di guarigione. È il principio alla base di “Basta una goccia”, il progetto innovativo attivato dal Policlinico di Milano per individuare in modo tempestivo malattie del fegato spesso silenziose ma potenzialmente molto gravi. Questa campagna si inserisce nel percorso di eliminazione delle epatiti virali, oggi possibile grazie a terapie efficaci e alla prevenzione, e affianca lo screening nazionale ampliandone l’impatto. Ne abbiamo parlato con il professor Pietro Lampertico, direttore di Gastroenterologia ed Epatologia del Policlinico di Milano.
Come nasce il progetto “Basta una goccia”?
«Il progetto nasce dalla possibilità di utilizzare il materiale biologico già prelevato ai pazienti ricoverati per altri motivi e che normalmente, entro 48 ore, verrebbe eliminato. Abbiamo pensato che quel materiale potesse invece rappresentare una grande occasione per cercare marcatori associati alle malattie epatiche. È un progetto coordinato dalla nostra unità operativa insieme alla Microbiologia e alla Direzione del Policlinico».
Si tratta di una novità assoluta per l’Italia?
«Sì, Il modello, oggi unico in Italia, consente di effettuare test mirati direttamente sui campioni di sangue già raccolti per altri esami nei pazienti ricoverati. L’obiettivo è intercettare precocemente epatite C, epatite B, virus delta e colangite biliare primitiva, avviando rapidamente i pazienti positivi a un percorso specialistico di approfondimento e cura».
Quando si parla di malattie epatiche, quali numeri ci sono in Italia?
«In Italia circa una persona su cento presenta positività agli anticorpi contro l’HCV, con infezione attiva nel 70% dei casi. L’epatite B interessa invece circa lo 0,5% della popolazione generale e, tra questi pazienti, il 3,5% convive anche con il virus delta».
Perché oggi è così importante individuare precocemente le malattie del fegato?
«Per due motivi fondamentali. Da una parte oggi disponiamo di tecnologie capaci di identificare marcatori biologici molto precocemente. Dall’altra, la maggior parte delle malattie del fegato resta completamente asintomatica fino agli stadi più avanzati. Quando il fegato perde la propria funzione spesso l’unica soluzione rimane il trapianto».
Quando contano oggi ricerca e fattore tempo per queste malattie?
«Oggi terapie efficaci cambiano il corso della malattia. L’epatite C può guarire in oltre il 98% dei casi grazie a terapie orali di breve durata, mentre per l’epatite B esistono farmaci antivirali efficaci e sicuri in grado di bloccare la replicazione del virus. Anche per le forme più complesse, come le coinfezioni con virus delta, stanno emergendo nuove opportunità terapeutiche. È proprio questo il nodo centrale: le epatopatie evolvono spesso nel silenzio, senza sintomi evidenti. Un’infezione cronica può restare nascosta per anni mentre il danno al fegato progredisce lentamente verso cirrosi, scompenso epatico o tumore».
Quali malattie riuscite a intercettare con il modello sperimentato al Policlinico?
«Siamo partiti da tre malattie virali e una non virale. La più importante è l’epatite C. Lo screening nazionale riguarda soprattutto la popolazione nata tra il 1969 e il 1989, ma sappiamo che molti dei pazienti più colpiti hanno più di 50 anni e spesso non partecipano ai programmi di screening. Con questo progetto invece testiamo tutti i ricoverati, compresi i pazienti più anziani. Accanto all’epatite C, il progetto comprende lo screening per epatite B e virus delta. Sul fronte delle malattie non virali, il focus è sulla colangite biliare primitiva, rara patologia autoimmune delle vie biliari che oggi può essere trattata con nuove terapie di seconda e terza linea».
Cosa succede quando un paziente risulta positivo?
«Nel momento in cui un paziente risulta positivo agli anticorpi per l’epatite C, il laboratorio esegue immediatamente gli approfondimenti necessari. Una nostra collega raggiunge il paziente direttamente nel reparto, spiega il significato dei risultati e lo prende in carico per iniziare il percorso terapeutico antivirale. Il vantaggio del modello è proprio la tempestività: la diagnosi avviene mentre il paziente è già all’interno dell’ospedale e questo riduce il rischio che le persone positive si perdano lungo il percorso assistenziale».
Questo sistema può diventare un modello per altri ospedali?
«Assolutamente sì. Potrebbe essere esteso non solo ad altre strutture ospedaliere pubbliche e private, ma anche ad altre patologie per cui esistono marcatori affidabili nel sangue. Entro un anno contiamo di raccogliere dati completi su numero di diagnosi e rapporto costo-efficacia per valutare un’eventuale diffusione del modello».
Cosa lo rende particolarmente interessante?
«Un aspetto particolarmente innovativo riguarda proprio la semplicità organizzativa. Non vengono richiesti nuovi prelievi né un consenso informato specifico, perché vengono utilizzati campioni già raccolti durante il ricovero. I pazienti vengono comunque informati dettagliatamente al momento dell’ingresso in ospedale».
Quanto è strategico il ruolo degli ospedali nella sfida globale contro le epatiti?
«L’epatite C, B o delta possono essere eliminate anche grazie alle attività degli ospedali, ma non solo. È uno dei tanti progetti necessari per raggiungere il maggior numero possibile di persone che convivono con il virus senza saperlo».
Qual è il messaggio più importante per i cittadini?
«Le malattie del fegato molto spesso non danno sintomi ma solo segnali rilevabili con gli esami del sangue. Oggi abbiamo terapie estremamente efficaci. Pensiamo all’epatite C, con poche settimane di trattamento possiamo guarire oltre il 99% dei pazienti, migliorando non solo la sopravvivenza legata al fegato ma anche quella generale. È importante ricordare che il virus dell’epatite C non colpisce soltanto il fegato. Può essere associato anche a patologie renali, crioglobulinemia, diabete e perfino ad alcuni linfomi. È una malattia multisistemica e guarire significa ridurre molte complicanze nel tempo».





