A Milano le situazioni di possibile maltrattamento nei confronti di bambini e adolescenti crescono da anni a un ritmo medio del 4% annuo. Al Tribunale di Milano, i procedimenti legati alle violenze intrafamiliari e ai maltrattamenti sono circa 3.000 all’anno e anche nei primi sei mesi del 2025 si sono sfiorate le otto inchieste al giorno. In questo contesto i medici, in quanto pubblici ufficiali, sono chiamati a svolgere un ruolo preciso nella protezione dei bambini esposti a rischio, e possono quindi avere un ruolo rilevantissimo: per attivare una segnalazione all’Autorità Giudiziaria su un maltrattamento o abuso su un minore non è necessario che il sanitario abbia la prova certa che sia stato commesso un reato. È sufficiente un ragionevole sospetto.
Eppure, secondo l’ultima indagine nazionale promossa dall’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, da Terre des Hommes e CISMAI, oltre la metà (52%) delle situazioni di rischio emerge grazie all’intervento dell’Autorità Giudiziaria, mentre appena l’1% delle segnalazioni proviene da pediatri e medici di medicina generale. Un dato che evidenzia quanto sia ancora difficile intercettare precocemente le situazioni di pericolo e quanto sia importante rafforzare la consapevolezza dei professionisti sanitari. Per questo l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Milano ha realizzato un nuovo percorso formativo sotto forma di FAD asincrona dedicato alla tutela dei minorenni vittime di maltrattamento, costruito a partire dal Vademecum sviluppato dal Tavolo Tecnico promosso dal Garante dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Milano, che riunisce magistratura, servizi sociali, scuola, sanità e professioni coinvolte nella protezione dei minori.
“Molti immaginano che il maltrattamento sia riconoscibile soltanto quando sono presenti lesioni evidenti o prove inequivocabili – spiega Roberto Carlo Rossi, presidente OMCeOMI –. In realtà i professionisti sanitari si trovano spesso davanti a situazioni molto più sfumate, nelle quali è necessario saper cogliere segnali deboli, comportamenti anomali, segnali indiretti e situazioni apparentemente non riconducibili a un maltrattamento. È proprio in questi casi che il medico può svolgere un ruolo determinante. Da un lato, nelle segnalazioni, non bisogna interpretare i fatti ma essere rigorosi e descrivere da un punto di vista tecnico ciò che si constata o di cui si è venuti a conoscenza, senza enfatizzare e senza sminuire. Dall’altro, al medico, la normativa non richiede la certezza del reato ma la presenza di elementi tali da far emergere un ragionevole e fondato sospetto. Per questo abbiamo ritenuto fondamentale realizzare un percorso formativo che affronti non solo gli aspetti clinici, ma anche quelli giuridici e procedurali che regolano i rapporti con i servizi territoriali e con l’Autorità Giudiziaria”.
Tra gli indicatori che possono richiamare l’attenzione del medico vi sono lesioni o traumi con spiegazioni incoerenti, ritardi nell’accesso alle cure, improvvisi cambiamenti del comportamento, isolamento sociale, autolesionismo, disturbi alimentari, sintomi psicosomatici ricorrenti, fughe da casa o comportamenti sessuali non adeguati all’età. Segnali che, considerati singolarmente, possono non essere specifici, ma che osservati nel loro insieme possono contribuire a identificare precocemente una situazione di rischio. “Esistono inoltre forme di maltrattamento molto meno evidenti rispetto a quelle comunemente conosciute – spiega Maria Teresa Zocchi, consigliera OMCeOMI e referente scientifica della FAD –. Pensiamo alla violenza assistita, quando un bambino cresce in un ambiente caratterizzato da aggressioni fisiche, verbali o psicologiche tra gli adulti di riferimento; pensiamo alle situazioni di maltrattamento psicologico, alla trascuratezza e all’incuria: sono situazioni che possono non lasciare segni fisici immediatamente riconoscibili ma che possono avere conseguenze profonde sullo sviluppo emotivo, relazionale e psicologico. O addirittura all’ipercura, che si verifica quando il minore viene sottoposto a visite, esami o trattamenti sanitari reiterati e palesemente non necessari”.
“Il riconoscimento e la tutela dei minorenni richiedono necessariamente una risposta di rete – sottolinea Susanna Mantovani, Garante dei Diritti per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Milano –. Scuola, servizi educativi per l’infanzia, servizi sociali, consultori familiari, ospedali, pediatri, medici di medicina generale, magistratura e forze dell’ordine operano con competenze diverse ma complementari. Il Vademecum nasce proprio per favorire un linguaggio comune e una collaborazione efficace tra tutti i soggetti che a diverso titolo si occupano di minorenni. Coinvolgere la classe medica significa rafforzare ulteriormente la capacità del territorio di individuare precocemente le situazioni di rischio e intervenire prima che il disagio produca conseguenze più gravi e durature”.





