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Centro Antifumo Fatebenefratelli Sacco, la sfida passa dalle Case di Comunità

Aperto a gennaio 2026 ha in carico oltre 60 persone. La psicologa Tiziana Fanucchi: «Non è solo una cura, ma un percorso di cambiamento e crescita personale»

Tempo di lettura: 5 minuti
24 Giugno 2026 - di

In Italia sebbene sei fumatori su dieci dichiarino di voler smettere, solo una piccola parte riesce a mantenere l’astinenza nel tempo senza un supporto specialistico, mentre un adulto su cinque continua a fumare. In questo scenario la sfida parte dal Centro Antifumo dell’ASST Fatebenefratelli Sacco.

Attivo presso la Casa di Comunità Don Orione di Milano, il centro è nato per offrire ai cittadini un percorso strutturato e multidisciplinare di disassuefazione dal tabacco. «Mi piace pensare che questa realtà rappresenti un invito rivolto alla comunità a diventare, pacificamente, rivoluzionari nei confronti della propria salute», spiega a Insanitas la dottoressa Tiziana Fanucchi, psicologa referente del Servizio di Promozione della Salute dell’ASST Fatebenefratelli Sacco e promotrice del Centro Antifumo.

La risposta ad un bisogno reale

L’idea nasce dall’incontro tra la psicologa, che aveva maturato esperienza nel Centro Antifumo dell’azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze, e il dottor Davide Raiteri, pneumologo responsabile del Centro Antifumo della UOC Pneumologia dell’Ospedale Sacco diretto dal Prof. Pierachille Santus, poi chiuso con la pandemia. «Ci siamo resi conto – racconta la pneumologa – che esisteva un bisogno concreto nella città di Milano e che poteva essere un’opportunità portare questi percorsi sul territorio, all’interno delle Case di Comunità in modo da rendere più vicina e accessibile la possibilità di smettere di fumare. Quando abbiamo presentato il progetto, la Direzione dell’ASST ha accolto con favore l’idea e i numeri registrati nei primi mesi di attività hanno confermato che quella intuizione rispondeva a una domanda reale».

Oltre 60 pazienti in quattro mesi

Aperto alla fine di gennaio con una giornata di attività settimanale, il Centro ha già preso in carico più di sessanta persone e punta a raggiungere circa 100-110 pazienti nel primo anno. «La motivazione a smettere rappresenta una finestra temporale delicata, che richiede risposte rapide e specialistiche», sottolinea la psicologa. A favorire la crescita delle richieste contribuisce anche la possibilità, recentemente introdotta, di prescrivere gratuitamente alcuni trattamenti farmacologici di supporto.

Un approccio integrato tra corpo e mente

Il percorso terapeutico inizia con una prescrizione per “prima visita pneumologica con quesito diagnostico: disassuefazione da fumo”. Fin dal primo incontro il paziente viene valutato contemporaneamente dallo pneumologo e dalla psicologa. «Facciamo un inquadramento sia clinico sia motivazionale. Alla terapia farmacologica affianchiamo sempre un sostegno psicologico e comportamentale, principalmente di gruppo, ma anche individuale, perché è proprio questa integrazione a rendere più efficace il trattamento», spiega Fanucchi. Il programma prevede incontri di gruppo di un’ora, da quattro a otto sedute, seguiti da controlli a un mese, tre mesi, sei mesi e dodici mesi. Per chi vive fuori Milano è disponibile anche un supporto telefonico individuale. «Il gruppo del venerdì è una piccola comunità nella comunità. È uno spazio dove le persone non lavorano soltanto sulla sigaretta, ma imparano a conoscersi meglio e a sviluppare nuove risorse comportamentali».

Non solo sigarette tradizionali: cresce il problema delle elettroniche

Tra i pazienti seguiti figurano anziani con patologie respiratorie, uomini e donne tra i 30 e i 40 anni, ma anche giovani sotto i trent’anni. Sempre più frequentemente la dipendenza riguarda sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato. «Molti li percepiscono come innocui, ma non è così. Questi dispositivi hanno normalizzato il gesto del fumare e anticipato l’età di esordio. Inoltre, spesso, rappresentano una porta d’ingresso verso il consumo di sigarette tradizionali», osserva la psicologa.

Tra le motivazioni che spingono i più giovani a rivolgersi al Centro emerge il desiderio di diventare genitori più consapevoli o di dare il buon esempio ai propri figli. Altri giovani arrivano accompagnando un familiare e decidono a loro volta di intraprendere il percorso.

La dipendenza come risposta ai bisogni umani

Secondo Fanucchi, quello con la sigaretta, così come quello con ogni altra sostanza o comportamento additivo, è un legame complesso, non solo fisico. «Dietro al fumo ci sono bisogni profondi di relazione, affetto e gestione delle emozioni. Per questo lavoriamo sul significato che la sigaretta assume nella vita delle persone e sugli automatismi. È un percorso di crescita personale, di salute e un cambiamento che spesso porta a modificare altre abitudini, dall’alimentazione all’attività fisica». Le prime settimane restano quelle più critiche. Il desiderio di compensare con il cibo viene affrontato con strategie pratiche e con la ricerca di alternative salutari, come frutta secca o verdure crude, per evitare sostituzioni dannose.

Da soli ci riesce soltanto il 5%

Le evidenze scientifiche dimostrano che smettere senza aiuto, pur essendo il metodo più diffuso, è estremamente difficile. A dodici mesi solo il 5% delle persone che tenta autonomamente riesce a mantenere l’astinenza. «Le ricadute sono molto frequenti e per questo è importante creare spazi di riflessione e consapevolezza. Quando il paziente viene seguito, aumenta significativamente, fino a 10 volte di più, la probabilità di successo», sottolinea Fanucchi.

Un investimento per la salute pubblica

La rete dei Centri Antifumo rappresenta, dunque, una delle sfide più importanti per la sanità territoriale e potrebbe diventare un modello da estendere a tutte le Case di Comunità. «Stiamo intervenendo sul principale fattore di rischio modificabile e contemporaneamente riduciamo i costi legati alle malattie fumo-correlate. È un investimento che si ripaga ampiamente». Una prospettiva destinata ad assumere ancora maggiore rilevanza con l’avvio, da parte di Regione Lombardia, dei programmi di screening per la diagnosi precoce del tumore del polmone, nei quali la disassuefazione dal fumo rappresenterà un elemento centrale.

Per l’ASST Fatebenefratelli Sacco il Centro Antifumo non è soltanto un servizio specialistico, ma uno strumento di promozione della salute che mira a restituire alle persone competenze e consapevolezza. «Alla fine- conclude Fanucchi – il nostro lavoro consiste nell’accompagnare le persone verso una maggiore libertà e una migliore qualità della vita».

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