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Italian Resuscitation Council porta il primo soccorso a scuola

Una rete nazionale di insegnanti di scienze motorie formati alle manovre salvavita per cambiare la cultura dell’emergenza.

Tempo di lettura: 6 minuti
19 Maggio 2026 - di

Ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte. In Europa si verificano ogni anno circa 400 mila arresti cardiaci extraospedalieri, 60 mila dei quali in Italia. Eppure, secondo i dati presentati da Italian Resuscitation Council, solo nel 58% dei casi chi assiste interviene con le manovre salvavita e appena nel 28% dei casi viene utilizzato un defibrillatore. La sopravvivenza finale si ferma attorno all’8%.

Il progetto di Italian Resuscitation Council

Da questi numeri nasce un progetto ambizioso: coinvolgere i docenti delle scuole italiane disponibili a divulgare l’importanza delle manovre salvavita e formare specificatamente gli insegnanti di scienze motorie affinché diventino una rete capillare di educatori del primo soccorso, in grado di insegnare agli studenti, fin dai primi anni di scuola, come riconoscere un arresto cardiaco, chiamare il 1-1-2 e intervenire tempestivamente con le manovre di rianimazione cardiopolmonare.

L’iniziativa è promossa da Italian Resuscitation Council, società scientifica riconosciuta dal Ministero della Salute che riunisce medici, infermieri e operatori esperti in rianimazione cardiopolmonare, e punta a trasformare la scuola in uno dei principali presìdi culturali della prevenzione e della sicurezza sanitaria. «L’obiettivo – spiega Katya Ranzato, Presidente di IRC e infermiera, esperta in formazione presso Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano- è creare un modello nazionale uniforme, stabile e continuativo, che permetta di insegnare il primo soccorso ai ragazzi durante tutto il loro percorso di crescita, con strumenti adeguati, per contenuto e metodo, alle diverse età e coerenti con le evidenze scientifiche».

Dalla scuola dell’infanzia alle superiori: una formazione progressiva

Il progetto prevede un percorso educativo strutturato per fasce di età. La sensibilizzazione potrebbe iniziare già nella scuola dell’infanzia, intorno ai 4-5 anni, attraverso il gioco, il teatro, le canzoni e attività narrative capaci di insegnare ai bambini a riconoscere una situazione di emergenza e ad attivare i soccorsi.

«Un bambino piccolo- sottolinea Ranzato- può imparare a chiamare il 1-1-2 o a capire quando un adulto ha bisogno di aiuto. È già successo che un bambino di quattro anni abbia salvato la madre in arresto cardiaco semplicemente riconoscendo che qualcosa non andava e componendo il numero dell’emergenza».

Alle scuole elementari, invece, l’apprendimento potrebbe evolvere verso le prime compressioni toraciche eseguite su bambole o cuscini, mentre alle medie e alle superiori si arriverebbe progressivamente a corsi più strutturati, fino all’utilizzo del defibrillatore automatico o semiautomatico esterno (DAE) e alla possibilità di una certificazione formativa intorno ai 16-17 anni. Secondo la Presidente IRC: «La chiave dell’efficacia non sarebbe un singolo corso isolato, ma una formazione breve, ripetuta e costante nel tempo. Un modello in grado di rendere naturale, nelle nuove generazioni, il gesto del soccorso».

Il ruolo strategico dei docenti di scienze motorie

In Italia si stimano tra i 30 mila e i 40 mila insegnanti di scienze motorie. Una rete già presente capillarmente sul territorio e fortemente connessa anche al mondo dello sport dilettantistico. «La scelta di partire dai docenti di scienze motorie non è casuale- puntualizza Ranzato-. Ma deriva dal fatto che sono abituati a lavorare sul corpo, sulla prevenzione, sul benessere e sulle competenze pratiche. Inoltre, collaborano spesso con associazioni sportive dilettantistiche che utilizzano gli impianti scolastici e rappresentano un collegamento naturale tra scuola e sport».

Un aspetto particolarmente rilevante considerando che in Italia operano oltre 100 mila associazioni sportive dilettantistiche con circa 12 milioni di tesserati. Formare gli insegnanti significherebbe quindi estendere la cultura del primo soccorso anche al di fuori dell’ambiente scolastico. Secondo IRC, gli insegnanti potrebbero assumere un ruolo progressivo: informatori nelle fasce di età più basse, facilitatori durante la crescita e veri e propri istruttori certificatori nelle classi superiori.

Dalla “macchia di leopardo” a un modello nazionale

Uno dei nodi principali evidenziati da IRC riguarda la frammentazione delle iniziative oggi presenti sul territorio italiano. Molti progetti di sensibilizzazione esistono già, spesso promossi da associazioni di volontariato o nate dall’impegno dei famigliari di vittime di arresto cardiaco, ma senza un coordinamento uniforme. «Quello che proponiamo- osserva la Presidente- è mettere insieme tutte queste ammirevoli esperienze esistenti, renderle coerenti nei contenuti e nel metodo formativo, adattandole alle diverse età e modalità di apprendimento. Il riferimento normativo esiste già. Dalla cosiddetta “Buona Scuola” del 2015 alla Legge 116 del 2021, fino alla più recente proposta di legge Bove, il legislatore ha più volte previsto l’introduzione della formazione al primo soccorso nel percorso scolastico. Tuttavia, manca ancora un’applicazione realmente strutturata e omogenea sul territorio nazionale».

La collaborazione con associazioni e istituzioni

Il progetto nasce in sinergia con le principali realtà del volontariato impegnate nella formazione salvavita, tra cui Croce Rossa Italiana, Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze e Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, con cui IRC ha siglato nel 2024 un accordo di collaborazione. Un momento centrale del percorso è stato il convegno organizzato il 9 maggio a Bologna, durante il quale associazioni, grandi e piccole, docenti e rappresentanti istituzionali hanno condiviso esperienze e modelli già attivi per individuare strategie sostenibili e replicabili a livello nazionale. IRC, inoltre, svolge un ruolo di coordinamento scientifico nell’ambito delle linee guida sull’arresto cardiaco elaborate per l’Istituto Superiore di Sanità, con oltre 40 tra società scientifiche e associazioni di interesse. In questo contesto ha trattato come prima area tematica pubblicata dal Sistema Nazionale Linee Guida (SNLG) il 26 gennaio 2026 proprio la rianimazione cardiopolmonare eseguita da personale laico in ambiente extraospedaliero.

«Non basta sopravvivere»

Dietro il progetto c’è anche una riflessione più ampia sul concetto di sopravvivenza e qualità della vita dopo un arresto cardiaco. Per nel 2015 è nata Fondazione IRC dedicata ai sopravvissuti e alle loro famiglie, con l’obiettivo di accompagnare il delicato percorso di recupero dopo un arresto cardiaco.

«Non basta sopravvivere- conclude la Presidente- l’importante è tornare a vivere. Fare le manovre giuste nei primi minuti è fondamentale per salvare vite e preservarne la qualità. La sfida, oggi, è trasformare il primo soccorso da competenza specialistica a patrimonio culturale collettivo. La scuola può diventare il luogo dove questa trasformazione ha inizio».

A supporto di insegnanti e educatori, Italian Resuscitation Council mette inoltre a disposizione materiali didattici gratuiti dedicati alle diverse fasce di età. Sul sito www.settimanaviva.it è disponibile anche un kit educativo pensato per le scuole primarie, con strumenti e contenuti per avvicinare i bambini al tema del primo soccorso attraverso attività semplici, coinvolgenti e adatte all’età evolutiva. Un modo concreto per trasformare la cultura della prevenzione e della rianimazione cardiopolmonare in un patrimonio condiviso fin dai primi anni di scuola.

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