Entro la fine del 2026 le visite specialistiche dovrebbero rientrare nei tempi stabiliti dalla normativa, almeno nella maggioranza dei casi. Lo ha affermato l’assessore al Welfare Guido Bertolaso durante il consiglio straordinario dedicato alla sanità regionale, convocato martedì 10 febbraio su richiesta delle opposizioni.
Nuove risorse per aumentare le prestazioni
Secondo Bertolaso, uno dei principali limiti affrontati finora è stato di natura finanziaria. In passato, ha spiegato, anche a fronte di medici disponibili ad aumentare il numero di visite giornaliere, le risorse economiche consentivano di remunerarne solo una parte. Oggi, invece, la disponibilità di fondi permette di superare quel tetto e di riconoscere compensi adeguati anche a chi decide di incrementare l’attività ambulatoriale. L’assessore ha però evidenziato che tra il 2023 e il 2025 le prescrizioni sono cresciute del 19%, con una domanda in costante aumento. Nonostante ciò, le prestazioni erogate negli ambulatori sono salite del 6,3% — oltre 2 milioni in più — grazie anche all’ampliamento degli orari serali, alle aperture del sabato mattina e a un sistema di recall telefonico per limitare le mancate presentazioni.
Verso un sistema unico di prenotazione
Un altro nodo centrale riguarda l’organizzazione delle prenotazioni, con l’obiettivo di arrivare a un Cup unico realmente accessibile e trasparente per tutti i cittadini. Attualmente, le modalità di accesso sono molteplici e frammentate, generando confusione. Il progetto del Cup unificato copre oggi circa il 40% del territorio lombardo e dovrebbe estendersi all’intera regione entro la fine dell’anno. Una volta completato, chi chiamerà il numero dedicato potrà consultare in un’unica soluzione le agende delle strutture pubbliche e di quelle accreditate, semplificando il percorso di prenotazione.
La sfida del personale infermieristico
Resta aperta la questione del reperimento di infermieri. La Regione ha avviato un piano di reclutamento internazionale, con particolare attenzione ad America Latina e Uzbekistan, ma il percorso presenta criticità. Nel caso dei Paesi latinoamericani, ha spiegato Bertolaso, la differenza salariale — circa il 30% in più rispetto agli stipendi locali — non è sufficiente a incentivare un trasferimento così impegnativo. Per questo motivo, la ricerca si sta orientando anche verso altri Stati dove il divario retributivo possa risultare più attrattivo. L’obiettivo rimane l’inserimento di 3.500 nuovi infermieri entro il 2027. Nel frattempo, è previsto l’arrivo di 200 professionisti dall’Uzbekistan entro il 2026.




