In Italia oltre 4 milioni di persone convivono con la malattia renale cronica (MRC), una condizione che compromette progressivamente la funzione dei reni e che, negli stadi avanzati, può richiedere la dialisi o il trapianto. In questo contesto, la terapia dietetico-nutrizionale (TDN) ipoproteica rappresenta un presidio terapeutico fondamentale, in grado di ritardare l’ingresso in dialisi, ridurre la tossicità metabolica e preservare la qualità di vita dei pazienti. Tuttavia, la sua applicazione non è ancora uniforme sul territorio nazionale.
Solo Lombardia e Basilicata riconoscono la rimborsabilità al 100%
Oggi, solo due Regioni italiane, Lombardia e Basilicata, riconoscono pienamente la dieta ipoproteica come terapia rimborsata al 100%. Infatti, garantiscono ai pazienti 12 kg mensili di alimenti aproteici, corrispondenti al fabbisogno necessario per seguire correttamente il piano alimentare prescritto dai nefrologi e dietisti. In tutte le altre Regioni, invece, l’accesso è vincolato a un tetto di spesa economico, spesso insufficiente a coprire il fabbisogno reale. Si parla infatti di una media di poco più di 5 Kg di prodotti a paziente, costretti così ad integrare con spese personali che arrivano fino a 50 euro al mese.
In Lombardia una rete capillare di farmacie territoriali per la distribuzione
La Lombardia si distingue come esempio virtuoso, non solo per il riconoscimento pieno della TDN ipoproteica, ma anche per l’adozione di un modello distributivo basato sulla rete capillare delle farmacie territoriali. Questo approccio consente una maggiore continuità terapeutica e facilita l’aderenza dei pazienti, grazie al ruolo attivo dei farmacisti nella presa in carico integrata con nefrologi, medici di base e dietisti.
Mandelli (FOFI) «migliore aderenza e continuità della cura»
Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI, ha sottolineato come «Il farmacista rappresenta un elemento chiave per garantire l’accesso alle terapie, migliorare l’aderenza e assicurare continuità della cura. Aspetti fondamentali per chi convive con una patologia cronica». Il modello lombardo, in questo senso, costituisce un esempio concreto di equità terapeutica e sostenibilità sanitaria.
Un Manifesto per l’equità nazionale
Durante la recente conferenza al Senato, le associazioni dei pazienti, tra cui il Forum Nazionale delle Associazioni di Nefropatici, Trapiantati d’Organo e di Volontariato e l’Associazione Malati di Reni, hanno presentato il Manifesto per l’equità di accesso alla Terapia Dietetico-Nutrizionale ipoproteica. Il documento chiede alle Istituzioni di estendere su tutto il territorio nazionale i modelli virtuosi già attivi in Lombardia e Basilicata, attraverso tre linee guida principali:
- Valorizzazione del canale della farmacia di comunità, come punto di riferimento territoriale per la distribuzione dei prodotti aproteici.
- Rimborsabilità basata sui volumi, piuttosto che sul valore economico, per garantire una dieta completa e varia.
- Ampliamento della gamma di alimenti aproteici rimborsabili, andando oltre i soli sostituti di pane e pasta, per migliorare l’aderenza terapeutica.
Benefici clinici ed economici
Numerosi studi di farmacoeconomia confermano che la dieta ipoproteica non è solo efficace sul piano clinico, ma anche vantaggiosa per il Servizio Sanitario Nazionale. Il costo medio annuo per paziente si aggira intorno ai 2.500-3.000 euro, contro i 45.000-50.000 euro del trattamento di dialisi. Garantire un accesso uniforme alla TDN significherebbe dunque ridurre la spesa sanitaria complessiva e migliorare la qualità di vita di migliaia di pazienti cronici.
Verso un nuovo paradigma di cura
Il dibattito aperto a Roma ha segnato un passo importante verso un approccio più equilibrato e centrato sulla persona, in cui la dieta ipoproteica venga riconosciuta non come semplice regime alimentare, ma come terapia clinica a pieno titolo.
La Lombardia, insieme alla Basilicata, dimostra che equità e sostenibilità possono coesistere quando il sistema sanitario investe nella prevenzione e nella presa in carico integrata. L’auspicio è che il modello lombardo diventi presto la norma a livello nazionale, assicurando a tutti i pazienti con malattia renale cronica lo stesso diritto alla cura, indipendentemente dal Codice di avviamento postale di residenza.





