La sanità territoriale cambia volto e punta sempre di più su una presa in carico rapida, integrata e vicina ai cittadini. In Lombardia uno dei modelli più innovativi è rappresentato dalla Centrale UNICA, il sistema organizzativo legato al numero europeo 116117 che coordina la Continuità Assistenziale, la vecchia guardia medica, e che oggi si sta progressivamente estendendo su tutto il territorio regionale.
Dal 6 maggio anche le ASST Spedali Civili di Brescia e Garda hanno aderito al modello già consolidato nel territorio bergamasco, coinvolgendo progressivamente anche Franciacorta e Valcamonica. Un passaggio strategico che si inserisce nel percorso delineato dal DM 77/2022, la riforma che ha ridefinito l’assistenza territoriale individuando proprio nel 116117 uno degli strumenti cardine per garantire appropriatezza delle cure, integrazione dei servizi e continuità assistenziale. A raccontare l’esperienza bresciana è la dottoressa Elena Belli, direttrice delle Cure Primarie degli Spedali Civili di Brescia, che sottolinea il valore strategico dell’ingresso nel sistema regionale.
Come funziona la centrale UNICA
«Il funzionamento è semplice ma profondamente innovativo – racconta Belli -. Negli orari in cui il medico di medicina generale non è attivo, il cittadino chiama il 116117: un operatore effettua una prima raccolta delle informazioni e, se necessario, trasferisce immediatamente la telefonata alla Centrale UNICA, dove rispondono direttamente i medici di assistenza primaria. Il bisogno può essere gestito telefonicamente, avvalendosi anche della videochiamata oppure con prescrizioni dematerializzate per terapie urgenti di breve durata. Quando necessario viene programmata una visita ambulatoriale o domiciliare».
Più efficienza territoriale
L’obiettivo è duplice: da una parte alleggerire i Pronto Soccorso intercettando i casi a media e bassa intensità, dall’altra migliorare l’efficienza dell’assistenza territoriale attraverso un modello più strutturato e omogeneo. «Per noi era molto importante entrare in un modello regionale di organizzazione della continuità territoriale – spiega la direttrice delle Cure Primarie -. Abbiamo chiesto come ASST di anticipare i tempi di adesione e siamo stati ascoltati. Era fondamentale entrare in questa nuova fase organizzativa». Secondo la dottoressa Belli, il vero cambio di paradigma riguarda il rapporto diretto e immediato tra cittadino e medico. «La risposta al cittadino è subito una risposta medica. Il 116117 era già attivo e orientava il bisogno attraverso un operatore, ma entrare nel modello della Centrale UNICA significa avere un primo contatto medico immediato che fa davvero la differenza».
Così si potrà alleggerire il Pronto Soccorso
Una trasformazione che potrebbe incidere in modo concreto anche sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso. «Assolutamente sì – conferma Belli -. Avere una risposta immediata da parte di un medico consente al cittadino di ricevere assistenza negli orari serali, prefestivi e festivi evitando spesso accessi impropri. In prospettiva il modello evolverà ulteriormente anche nella fascia diurna». Il percorso della chiamata è stato progettato proprio per rendere più fluida la presa in carico. «Il cittadino chiama il 116117 e, dopo una prima valutazione da parte dell’operatore, se non si tratta di un’emergenza viene trasferito direttamente al medico della Centrale. In questo modo si evita l’autopresentazione impropria nelle sedi territoriali e si può programmare meglio una visita ambulatoriale o domiciliare».
Nessuna sovrapposizione con il Medico di Medicina Generale
Questo modello non sostituirà il medico di medicina generale ma sarà complementare. «Non si va a sostituire il medico di famiglia o il pediatra di libera scelta – ribadisce Elena Belli -. Sarà invece un modello integrato, costruito in sinergia con i professionisti del territorio». Fondamentale sarà anche il ruolo delle Case di Comunità, previste dal DM 77 come punto nevralgico della nuova sanità territoriale. «Le Case di Comunità sono già oggi sedi di attività assistenziale medica e sono collegate con la Centrale UNICA negli orari di attività. In futuro rappresenteranno uno dei percorsi di integrazione più importanti».
Perché si tratta di una sfida culturale
La sfida, però, non è solo organizzativa ma anche culturale. Per funzionare davvero, il sistema deve essere conosciuto dai cittadini. Per questo gli Spedali Civili di Brescia hanno avviato una campagna di informazione sul territorio coinvolgendo sindaci, farmacie e amministrazioni locali. «La comunicazione deve essere costante e continua per educare la popolazione all’utilizzo corretto del servizio – osserva Belli -. I benefici sono evidenti: meno attese e una presa in carico più appropriata». Sul fronte del personale, almeno nel territorio bresciano, la situazione appare sotto controllo. «Le postazioni di continuità assistenziale sono tutte coperte – spiega ancora la direttrice -. Abbiamo avuto una stretta collaborazione anche con i medici specializzandi e con le scuole di specialità. Questo ci consente di garantire continuità al servizio. Il prossimo passo sarà l’evoluzione verso una Centrale UNICA diurna, integrata con medici di medicina generale, pediatri e Case di Comunità. Una prospettiva che potrebbe ridefinire profondamente il concetto stesso di assistenza territoriale, rendendo il sistema sanitario più vicino ai cittadini e più sostenibile per gli ospedali».





