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L’obbligo delle mascherine in Sicilia? «Poco comprensibile e molto insensato»

18 Maggio 2020

Il Prof. Francesco Cappello, ordinario di Biomedicina, neuroscienze e diagnostica avanzata dell’Università degli Studi di Palermo, posta sul suo account facebook giudica così la misura introdotta anche per i luoghi pubblici.

Prof. Francesco Cappello (Università di Palermo)

PALERMO. Continua a sollevare numerose reazioni l’introduzione dell’uso obbligatorio della mascherina nei luoghi pubblici in Sicilia.

Il provvedimento è previsto dall’ordinanza firmata ieri sera dal governatore Nello Musumeci e viene contestato tra gli altri dal Prof. Francesco Cappello (nella foto) ordinario di Biomedicina, neuroscienze e diagnostica avanzata dell’Università degli Studi di Palermo, che posta sul suo account facebook un decalogo di ragioni per cui questo provvedimento gli appare “poco comprensibile, per lo più insensato e integralmente inattuabile“.

ECCO I MOTIVI SECONDO IL PROF. CAPPELLO:

1. Le mascherine non si trovano facilmente: non tutte le farmacie/parafarmacie siciliane ne sono tuttora provviste. Questa ordinanza non farà altro che aumentare la richiesta, rischiando di generare tensioni sociali e alimentare il mercato delle mascherine “illegali”.

2. Varie inchieste giornalistiche e della magistratura hanno già mostrato come le mascherine che si acquistano al di fuori del circuito delle farmacie/parafarmacie spesso non siano sicure/igieniche né che sia state prodotte e imbustate in condizioni di sicurezza/igiene. Non solo non garantiscono gli standard della comunità europea, ma spesso è merce fasulla, scadente e/o contraffatta, a volte prodotta anche dalla malavita.

3. Non viene specificato il tipo di mascherina che si dovrebbe adoperare. È risaputo che alcune (quelle con valvola) sono addirittura controproducenti ai fini della limitazione del contagio. Altre sarebbero comunque uno spreco di materiale riservato a un uso sanitario.

4. Viene equiparata la “mascherina”, di qualunque tipo essa si intenda, a “qualsiasi altro strumento di copertura di naso e bocca”, senza specificarne le caratteristiche e lo scopo (teoricamente lo sarebbe anche una museruola…). Se è plausibile pensare di coprirsi naso e bocca con una sciarpa d’inverno, lo è certamente meno d’estate. Meglio la museruola, che almeno ha i fori per la circolazione dell’aria!

5. Non è specificato in particolare se la disposizione di coprire naso e bocca con qualsiasi cosa (lo si potrebbe fare con una mano munita di guanto o con un fazzoletto di carta usa e getta) sia funzionale a proteggersi dal contagio o a proteggere gli altri qualora inconsapevolmente contagiosi; i più capiranno che c’è una bella differenza. Anche questo punto genera confusione, e la confusione a sua volta genera disagio psicologico nella popolazione. Chi pagherà i danni indotti da questo disagio?

6. È stato ampiamente dimostrato che tenere le mascherine per periodi di tempo prolungato, specie in luoghi dove la temperatura è elevata, provoca irritazioni e altre malattie della pelle di origine batterica e fungina, a volte anche difficili da curare se non con pomate a base di cortisone, antibiotici e antifungini, di cui certamente non si può fare un uso prolungato; le mascherine infatti sono state pensate e costruite per un utilizzo in ambienti ospedalieri provvisti di aria condizionata e non per un uso così estensivo nella popolazione.

7. Affermare che “il dispositivo protettivo deve, comunque, essere sempre nella disponibilità del cittadino nella eventualità in cui ne sia necessario l’utilizzo” contraddice quanto affermato nel capoverso precedente in quanto sottende che possiamo averlo ma non necessariamente indossarlo; o metterlo e toglierlo ripetutamente; e sappiamo che ciò è sconsigliato da un punto di vista igienico, specie se non ci si disinfetta le mani prima di farlo. E comunque, dopo averla tolta, la mascherina va sostituita.

8. Non si capisce la ratio per cui viene posto il limite di 6 anni (e non 7 o 5 o qualsiasi altra età) per indossarla. Probabilmente non c’è.

9. Tra i “luoghi pubblici e aperti al pubblico” ci sono musei, centri commerciali, supermercati, negozi al dettaglio di qualsiasi genere ma anche bar e ristoranti: viene difficile immaginare che si possa bere un caffè o dell’acqua, o mangiare un gelato per strada o un piatto di pasta in una trattoria (tutte attività consentite…) indossando la mascherina.

10. Ultimo, ma non certo per importanza: camminare equivale sempre a compiere attività motoria/fisica (per definizione dell’OMS, “qualunque sforzo esercitato dal sistema muscolo-scheletrico che si traduce in un consumo di energia superiore a quello in condizioni di riposo”); quindi anche quando cammino dentro un supermercato compio attività motoria/fisica. Forse si confonde l’attività fisica con l’esercizio fisico (footing, jogging, andare in bicicletta, nuotare, etc.)? È una confusione voluta? I più capiranno anche la provocazione insita in questa mia ultima affermazione.

Nota finale: se c’è un giurista disponibile a impugnare quest’articolo dell’ordinanza, mi contatti in privato per discuterne i dettagli.

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