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L’intramoenia al tempo del Covid, continuare o sospendere? Si accende il dibattito

6 Novembre 2020

Come si coniuga la carenza di personale con la possibilità, ancor in corso, di utilizzare medici, infermieri ed altri professionisti per le prestazioni in intramoenia?

 

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Il  25 maggio scorso, dopo più di due mesi di stop, la Regione Siciliana disponeva la riattivazione, presso tutte le strutture sanitarie dell’isola, delle prestazioni in intramoenia ed extramoenia che, a causa della prima ondata dell’emergenza Covid, erano state sospese con  una direttiva dell’assessorato regionale alla Salute del 13 marzo. A quella data in Sicilia risultavano ricoverati in tutto 44 pazienti covid, di cui solo 7 in terapia intensiva. Adesso invece, secondo l’ultimo aggiornamento risalente a ieri risultano ricoverati 1147 pazienti di cui 157 in terapia intensiva, eppure l’attività così detta “in elezione”, cioè i ricoveri programmati, proseguono e prosegue anche l’attività in intramoenia, cioè le prestazioni dei medici di un ospedale, effettuate fuori dal regolare orario di lavoro, e che si svolgono all’interno dell’ospedale usufruendo, quindi, di una struttura ambulatoriale e diagnostica pubblica.

Proprio sull’opportunità di sospendere le attività in intramoenia si è acceso un dibattito che riguarda in particolare quelle attività chirurgiche o diagnostiche che richiedono l’impiego di personale al momento indispensabile per la lotta contro l’emergenza Covid. Si pensi ad esempio agli anestesisti rianimatori, fondamentali per la tenuta delle terapie intensive Covid, che vengono richiamati in sala operatoria per interventi chirurgici differibili.

“E chiaro che non esiste solo il Covid – afferma Antonello Giarratano, presidente nazionale della Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva e componente del CTS regionale per l’emergenza coronavirus – per cui ci sono tutta una serie di interventi che il sistema sanitario deve garantire, ed ovviamente non mi riferisco solo alle emergenze – urgenze, alle prestazioni oncologiche ed a quelle per i dializzati, giusto per fare qualche esempio. Esistono tutta una serie di altre prestazioni fondamentali, che esulano dall’emergenza Covid, ma che dobbiamo essere in grado di affrontare. A fronte di questo però, come abbiamo chiaramente suggerito in un documento del CTS, esistono in particolare nella casistica delle attività in intramoenia delle prestazioni differibili. Interventi minori che in questo momento è il caso di rinviare”.

Il tema, in definitiva, e sempre quello della carenza del personale che costringe chi ha ruoli di responsabilità all’interno del sistema sanitario a fare i salti mortali per garantire quanto meno quella copertura minima indispensabile per affrontare l’emergenza. Andando talvolta oltre i limiti consentiti, almeno secondo l’AAROI EMAC, la più grande associazione di Anestesisti Rianimatori Ospedalieri che, per mano del presidente nazionale Alessandro Vergallo, ha diffidato il Ministero della Salute e tutti gli enti pubblici e privati del Servizio Sanitario Nazionale dal ricorrere a medici con specialità diverse dagli anestesisti rianimatori, per prestare cure in reparti Covid a media a bassa intensità, con compiti propri che spetterebbero appunto agli anestesisti.

“Ci risulta – scrive il Vergallo – che alcune Direzioni Sanitarie avrebbero consentito, avallato o addirittura predisposto uno spropositato aumento di “consulenze” dei suddetti Colleghi nei suddetti reparti. Tali prassi risultano non solo gravissime ma anche vergognosamente sprezzanti dei sacrifici che tale personale sta facendo ormai da mesi, rinunciando alle ferie, ai riposi, al diritto alla formazione. Analoga considerazione valga per i colleghi in servizio nei Pronto Soccorso”.

Ma Come si coniuga la carenza di personale con la possibilità, ancor in corso, di utilizzare medici, infermieri ed altri professionisti per le prestazioni in intramoenia?

Abbiamo rivolto la domanda proprio ad Alessandro Vergallo: “Mi lasci precisare una cosa – puntualizza Vergallo – qui non si tratta di una difesa di casta. Siamo un settore specialistico estremamente sotto pressione, che ci lascino gestire i nostri pazienti senza creare confusioni, è solo questo quello che chiediamo. Per quanto riguarda le prestazioni aggiuntive (quelle in intramoenia ndr) esse sono finalizzate a smaltire le liste di attesa. Chi lavora a tempo pieno può fare intramoenia, ricorrendo a personale già interno. Naturalmente si tratta di un istituto molto elastico, nel momento in cui tutta la forza lavoro è dirottata nella cura dei pazienti Covid è chiaro che non è il caso di dedicarsi ad interventi differibili. Quindi lo strumento è utile anche in questo momento e non abbiamo preclusioni di principio del suo utilizzo – conclude Vergallo – Va valutato anche che si tratta di risorse economiche la cui resa è molto alta ma è chiaro che, ora più che mai, è un istituto che va utilizzato cum grano salis”. Dello stesso parere il presidente regionale AAROI Emanuele Scarpuzza, anche lui membro del CTS nominato dalla Regione per far fronte all’emergenza Covid, “La sanità siciliana, a differenza di quanto accaduto nel mese di marzo scorso, quando l’Italia è stata investita improvvisamente dall’onda del Covid, non ha sospeso i ricoveri ordinari ed ha continuato a garantire ai non covid la necessaria assistenza. E’ chiaro d’altro canto che tutti gli interventi rinviabili vanno rinviati. Sono situazioni che, a mio avviso, vanno ponderate caso per caso”.

“Questo dibattito nasce nelle corsie – afferma il sindacalista CIMO Angelo Collodoro – da chi ogni giorno vive le mille contraddizioni di questa emergenza. Vorrei chiedere ad esempio all’assessore Razza se è a conoscenza che ci sono all’Ospedale Civico di Palermo, e precisamente nel padiglione Covid 4, 8 posti letti di terapia intensiva pronti ma chiusi, perché mancano gli anestesisti rianimatori. Eppure nella stessa struttura ospedaliera vengono ancora consentite le attività in intramoenia. In questo momento bisogna raccogliere tutte le risorse umane, professionali e tecniche per affrontare l’emergenza, è chiaro che vanno garantite le urgenze e le prestazioni indifferibili, ma qui parliamo di attività in elezione che ingolfano inutilmente la battaglia contro la pandemia”.

 

 

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