ASP e Ospedali

Il parere

L’infettivologo Colletti: «Stop al ricorso senza motivo ai tamponi “fai da te”»

Il primario dell’ospedale di Marsala ricorda che i test devono essere «un esame prescritto da un medico per confermare o escludere un'ipotesi diagnostica».

Tempo di lettura: 3 minuti

Prosegue la corsa al tampone. Per verificare la presenza o meno del virus Covid-19 nell’organismo si continua a ricorrere al test, il più delle volte antigenici, cioè rapidi, anche senza sintomi e in auto-prescrizione. «Stop all’auto-testing e all’auto-diagnosi», dice Pietro Colletti (nella foto), direttore del reparto Malattie Infettive dell’ospedale “Borsellino” di Marsala. Il medico infettivologo ricorda che i test devono sempre essere «un esame prescritto da un medico per confermare o escludere un’ipotesi diagnostica».

«Il tampone per la diagnosi clinica nel sospetto di malattia Covid-19 per la persona che ha bisogno di cure e come intervento di prevenzione prima dell’ingresso in ospedale e per i caregivers di soggetti fragili»: è quanto suggerisce il medico infettivologo, per Colletti infatti è necessario tornare al normale “metodo clinico” e fare i test solo dietro prescrizione medica. «Per proteggere le persone fragili dalle infezioni diffusibili- aggiunge- bastano le precauzioni che conosciamo».

«Ritengo necessario- commenta- utilizzare i tamponi per le persone fragili e con comorbità, con sintomi anche lievi, ma a rischio di progressione di malattia, così da procedere all’utilizzo delle efficaci terapie antivirali precoci, che sono oggi disponibili al domicilio e negli ospedali. Al domicilio, sono da parecchi mesi disponibili terapie antivirali da assumere per bocca, prescritti direttamente o tramite il medico di famiglia, molto efficaci ma purtroppo ancora poco usate».

Un ragionamento diverso, invece, per l’ingresso in ospedale. «All’interno dell’area serve ancora il tampone per SARS-CoV-2- spiega- al fine di individuare il percorso logistico e clinico-assistenziale più idoneo e sicuro. È indispensabile un sistema snello e veloce. Il modello assistenziale regionale che ha superato il Covid Hospital come unico luogo di cura, prevede inoltre che il paziente deve essere ricoverato nel reparto specialistico più idoneo a trattare la patologia prevalente che ha determinato il ricovero».

Il virus impone di ripensare l’organizzazione interna dei reparti ospedalieri e, più in generale, la stessa architettura. Per evitare il rischio di contagio, all’interno dell’area ospedaliera sono state create le cosiddette “nuvole”: delle zone a rischio biologico nei vari reparti. In questo modo, ad esempio, si accolgono i pazienti positivi ma che sono ricoverati per altri motivi.

«Il paziente ricoverato per motivi diversi da Covid, ma con sintomatologia lieve- afferma Colletti- potrà beneficiare dei trattamenti antivirali precoci come se fosse al domicilio. Il paziente con malattia Covid prevalente viene, invece, assistito nei reparti di pneumologia, malattie infettive o medicina. Oltretutto fondamentale è la vaccinazione con quarta e quinta dose, ove prevista, oltre l’uso della mascherina per proteggere e proteggersi”.

E per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid-19 è arrivato il via libera dal ministero della Salute alla somministrazione della quinta dose. Raccomandata ai cittadini di 80 e più anni, agli ospiti delle strutture residenziali per anziani e alle persone dai 60 anni in su con elevata fragilità. Su richiesta, anche tutti gli over 60. Potrà essere somministrata trascorsi almeno 120 giorni dalla terza o quarta dose o dall’infezione da SARS-CoV-2, contemporaneamente anche ai vaccini antinfluenzali.

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