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Linfedema, al Policlinico di Palermo ottimi risultati con l’innovativa terapia cellulare

Il bilancio tracciato da Mario Bellisi, responsabile della Flebolinfologia. Questa procedura ha vinto il Best Insanitas nella categoria Ricerca scientifica.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Il Policlinico “Paolo Giaccone” è polo di eccellenza per la cura del linfedema, patologia caratterizzata da un anomalo accumulo di liquido linfatico in vari distretti dell’organismo. Ad oggi, purtroppo, non esiste ancora una specifica cura risolutiva ma negli ultimi anni è possibile sottoporsi ad un’innovativa terapia rigenerativa basata sulla creazione di nuovi vasi linfatici. Un trattamento rivoluzionario che ha vinto il Top Insanitas per la Ricerca scientifica (“Premio Gilead”) nell’ambito dell’iniziativa Best Insanitas da noi promossa lo scorso anno.

A parlarci degli sviluppi e dei dati sui pazienti è il dott. Mario Bellisi, responsabile dell’UOSD di Flebolinfologia del Policlinico e della SIF Regione Sicilia, nonché ideatore di questa terapia applicata alla cura del linfedema (CLICCA QUI per il video).

Dal 2019 ad oggi, sono 124 le procedure apportate al Policlinico di Palermo (unico con possibilità di ospedalizzazione), al quale si rivolgono pazienti da diverse regioni d’Italia e anche da altre nazioni. Ben 41 i pazienti trattati affetti da linfedema primario degli arti inferiori e in qualcuno anche dell’arto superiore.

«I risultati sono stati davvero inaspettati, in quanto c’è stato un immediato recupero, soprattutto circa il benessere da parte del malato: senso di leggerezza, scomparsa del dolore, tendenza alla guarigione delle lesioni. Importante è anche il mantenimento dei risultati negli anni- sottolinea Bellisi- Abbiamo fatto un follow-up a tre anni dal trattamento e nel 90% dei casi abbiamo risultati veramente soddisfacenti, una riduzione dell’arto che viene mantenuta nel tempo».

Per chi volesse contattare l’ambulatorio di flebolinfologia, è possibile farlo mediante il CUP del Policlinico con l’impegnativa del curante con l’apposita dicitura ‘Visita di chirurgia vascolare in flebolinfologia’, oppure tramite email flebolinfologia@policlinico.pa.it.

«Il linfedema è definita dall’OMS una malattia cronica, ingravescente e invalidante nelle forme più gravi. Ad oggi purtroppo non esiste una terapia risolutiva. Si parla piuttosto di un’assistenza continua che deve essere assicurata ai pazienti, senza lasciare che diventino ‘orfani’ di cure mediche», afferma il dott. Bellisi, esponendo quello è che un triste quadro sociale e familiare in cui purtroppo spesso si ritrovano i pazienti affetti da linfedema.

Ad oggi, il gold standard terapeutico del linfedema consiste nella cosiddetta CDP, ovvero un trattamento fisico decongestivo compresso che consiste nell’erogare più procedure (linfodrenaggio manuale, bendaggio multistrato, farmaci, attività fisica riabilitativa) che, combinate, portano a un netto miglioramento delle condizioni di vita del paziente.

Tra le varie opzioni terapeutiche è possibile integrare, appunto, la medicina rigenerativa con lo scopo di stimolare una neolinfogenesi. «Il trattamento consiste nell’inoculare nei tessuti cellule mononucleate isolate dal sangue periferico dello stesso malato, prelevato poco prima- spiega Bellisi- Quest’ultime hanno un compito importantissimo, ovvero quello di stimolare e indirizzare il processo di neolinfogenesi, con la conseguente creazione di nuovi vasi linfatici».

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