maxi risarcimento

Linfedema agli arti, ecco tutte le cure innovative erogate dal Policlinico di Palermo

2 Settembre 2019

Seconda e ultima parte dell'approfondimento di Insanitas con l'intervista a Mario Bellisi, specialista in Chirurgia Vascolare e responsabile dell’ambulatorio di Flebo-Linfologia dell’A.O.U.P. "Giaccone".

 

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PALERMO. Dopo la prima parte, prosegue e si conclude l’approfondimento dedicato da Insanitas al linfedema periferico, cioè la patologia cronica, progressiva, debilitante causata dall’accumulo patologico di liquido (linfa) nei tessuti (linfostasi) degli arti superiori o inferiori.

Ecco la seconda parte dell’intervista a Mario Bellisi, specialista in Chirurgia Vascolare e responsabile dell’ambulatorio di Flebo-Linfologia dell’A.O.U.P. Giaccone di Palermo, annesso all’UOC di Chirurgia d’Urgenza del Dipartimento di Chirurgia Generale e Specialistica diretto dal prof. Gaspare Gulotta.

Qual è il gold standard terapeutico del linfedema, secondo le principali linee guida?

«È rappresentato dal trattamento fisico decongestivo complesso o combinato secondo Foldi, ovvero, una strategia di trattamento personalizzato, caratterizzato dall’azione contemporanea, sinergica e/o sequenziale di diversi procedimenti terapeutici tendenti alla decongestione, riduzione della fibrosi, del volume dell’arto, al miglioramento delle condizioni trofiche e al mantenimento e ottimizzazione dei risultati. Le possibilità di successo della terapia decongestiva aumentano quanto più precoce è lo stadio della malattia. Mentre la chirurgia si riserva ai casi in cui non si riesce a gestire la malattia con CDP (complex decongestive physiotherapy), ovvero terapia fisica decongestiva complessa), ma i risultati non sono sempre così entusiasmanti come spesso vengono presentati».

Lo stile di vita è un aspetto fondamentale per chi convive con questa cronicità?

«Sì, infatti, uno dei compiti del personale dell’Ambulatorio di Flebo-Linfologia è quello di orientare il paziente ad intraprendere un nuovo stile di vita, caratterizzato, oltre che dalla fisioterapia decongestionante, al corretto utilizzo di indumenti elasto-compressivi, oltre che da alcune “regole” a cui attenersi scrupolosamente per evitare la progressione della malattia e le possibili infezioni (“skin care” quotidiano: attenzione agli sforzi di ogni tipo, utilizzo di repellenti, soprattutto in estate, per limitare al massimo le punture di insetto, attenzione anche a piccoli traumatismi, cautela nell’esposizione solare diretta), per contrastare l’insorgenza di una cd. linfangite, malattia intercorrente che farebbe aggravare il linfedema».

Presso il vostro Centro puntate alle metodiche innovative…

«Sì, e e tra queste abbiamo sviluppato il Trattamento decongestivo (Co.De.Phy.L. Treatment) basato sull’azione combinata e contemporanea di tre metodiche: Ultrasuoni 1MHz (US), »Radiofrequenza resistiva 500 kHz (RF), Soft Laser 760nm (SL). Sfruttando le azioni dei tre principi fisici applicati: effetto di cavitazione nei tessuti sottostanti; incremento dell’afflusso arterioso e del drenaggio flebolinfatico; stimolando l’angiogenesi e l’effetto analgesico, tale metodica, utilizzata sui pazienti con Elefantiasi da linfedema degli arti inferiori, ha dato risultati decongestivi sbalorditivi con rapida riduzione di volume dell’arto, cicatrizzazione delle lesioni trofiche e sensibile miglioramento della qualità di vita del paziente. Ogni paziente è sottoposto ad un protocollo di trattamento intensivo e, a decongestione avvenuta, ad un trattamento di mantenimento».

Nel vostro Centro è possibile anche l’impianto di cellule mononucleate per il trattamento delle lesioni trofiche ischemiche, che permette di migliorare l’outcome clinico del paziente, la formazione di nuovi vasi ed evitare così l’amputazione.

«Il trattamento si estende ad ora a circa 20 pazienti, ciascuno dei quali sarà sottoposto, secondo protocollo, ad un numero di 3 impianti in 3 mesi ciascuno di cellule mononucleate. Le mononucleate da sangue periferico (PB-MNC Peripheral Blood MononuclearCells) hanno dimostrato sia in vitro sia in vivo, sia in modelli animali sia in trial clinici, di formare nuovi vasi in pazienti affetti da ischemia critica d’arto non vascolarizzabili».

Il bendaggio multistrato all’ossido di zinco e cumarina è tra le medicazioni avanzate delle lesioni ulcerative e rappresenta la metodica, che da sola o in associazione ad altri presidi, ha permesso di ottenere il maggior numero di successi terapeutici…

«Indispensabile nella CDP 1 (fase intensiva di attacco, decongestiva). Viene proposto ed applicato giornalmente o ogni due tre giorni. Riduce il volume dell’arto, migliora la fibrosi. È indispensabile in quanto favorisce la guarigione ed il controllo degli episodi di linfangite, o celluliti. A decongestione ottenuta, nella fase di mantenimento del risultato clinico (CDP 3), si passa all’utilizzo delle calze elastiche CLASSE 3 (34 – 46 mmHg) o CLASSE 4 (> 49 mmHg). Il bendaggio multistrato all’ossido di zinco e cumarina rappresenta un caposaldo nelle medicazioni delle ulcere trofiche (da turbe circolatorie venose, arteriose o miste) degli arti inferiori di cui favorisce la cicatrizzazione».

Info utili:
I pazienti possono rivolgendosi al CUP del Policlinico “Giaccone” di Palermo per prenotare una “visita ambulatoriale di Chirurgia Vascolare presso l’Ambulatorio di Flebo-Linfologia della UOC di Chirurgia d’Urgenza” e ottenere una prima valutazione.

Le Cure erogate dal Centro:
Visite specialistiche di Chirurgia Vascolare.
Diagnostica ecocolorDoppler.
Medicazioni ulcere trofiche degli arti inferiori.
Cura del Linfedema.
Collaborazione co la Medicina Nucleare per gli esami Linfoscintigrafici.
Collaborazione con l’Endocrinologia per disendocrinismi spesso associati al linfedema.

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