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Leucemia mieloide acuta, nuova terapia per i pazienti fragili

Uno studio rivela che la combinazione di due farmaci riduce il rischio di morte del 42%. Va somministrata ai pazienti non idonei alla chemioterapia

Tempo di lettura: 2 minuti

Nuove speranze per i pazienti più fragili affetti da leucemia mieloide acuta. È infatti pronta una nuova terapia. L’Agenzia Italiana del farmaco (Aifa) ha dato il via libera alla rimborsabilità del farmaco venetoclax in combinazione con azacitidina, per i pazienti con leucemia mieloide acuta ritenuti non idonei a sottoporsi alla chemioterapia intensiva. L’unione dei due farmaci è in grado di ridurre il rischio di morte del 42%. La notizia è emersa nel corso dell’incontro ‘leucemia mieloide acuta: le nuove prospettive nella gestione della malattia’.

Cos’è la leucemia mieloide acuta

La leucemia mieloide acuta è un tumore del sangue aggressivo. Ogni anno colpisce circa 3.300 persone in Italia, con un età media di 69 anni. Molti di loro, sono dunque pazienti anziani o fragili, perché affetti anche da altre patologie. Le loro condizioni di salute li rendono incompatibili con la chemioterapia intensiva, come ha sottolineato Maria Teresa Voso, dell’Università Tor Vergata.

Leucemia mieloide acuta, i sintomi

I sintomi si manifestano precocemente e nella maggior parte dei casi non sono specifici. Fra questi c’è la stanchezza, perdita di appetito, sudorazione notturna e febbre. Tra i sintomi sono frequenti anche dolori muscolari e osteo-articolari diffusi, senso di malessere generale e perdita di peso.

Leucemia mieloide acuta, la nuova terapia

La nuova terapia è destinata ai pazienti fragili. “Venetoclax – spiega Voso – induce la morte ‘programmata’ delle cellule del tumore. Venetoclax svolge, inoltre, un’attività sinergica con gli agenti ipometilanti”. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi oggi è di circa il 28%, ma nel caso dei pazienti non idonei alla chemioterapia intensiva la percentuale si abbassa al 5%. Importante la combinazione venetoclax-azacitidina. “La sopravvivenza globale mediana è stata di 14,7 mesi rispetto a 9,6 mesi – spiega Giovanni Martinelli, Direttore Scientifico dell’Istituto Romagnolo per lo Studio dei Tumori ‘Dino Amadori’ Irccs, Meldola -. Il follow up a lungo termine dello studio, a 43,2 mesi, ha confermato questo vantaggio in sopravvivenza, con una riduzione del rischio di morte del 42%. Inoltre la remissione completa ottenuta con venetoclax più azacitidina è risultata due volte superiore (66%) rispetto alla sola azacitidina (28,3%). Circa la metà dei pazienti trattati con venetoclax più azacitidina ha ottenuto la remissione completa della malattia già prima dell’inizio del secondo ciclo, con una durata media della risposta di 17,5 mesi”.

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