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ASP e Ospedali

Tra le migliori in Italia nella valorizzazione del patrimonio

L’esempio virtuoso dell’Asp di Agrigento: vende gli immobili inutilizzabili ed investe sui servizi sanitari

Ha ricevuto un encomio dall'Agenzia del demanio per essere tra le migliori in Italia nella valorizzazione del proprio patrimonio. Già incassati 700 mila euro per i terreni del feudo di Roccamena e 200 mila per alcuni locali, ma soprattutto conta di ottenere altri 10 milioni cedendo appartamenti e il vecchio ospedale di Sciacca.

Tempo di lettura: 2 minuti

AGRIGENTO. Vendere i propri immobili non più idonei a fini sanitari, con l’obiettivo di fare cassa per gli investimenti. E, quindi, migliorare la qualità dei servizi offerti agli utenti.

È la strategia che l’Asp di Agrigento sta attuando– e pure con ottimi risultati- tanto da meritare un encomio dall’Agenzia regionale del Demanio: risulta, infatti, nell’elenco delle amministrazioni italiane più attive su questo fronte.

Già, perché l’azienda dispone di svariati stabili e terreni  su tutto il territorio nazionale e, in buona parte, frutto di passati lasciti o donazioni. Si tratta dei cosiddetti “beni non disponibili”, cioè di quel patrimonio non utilizzabile a fini sanitari che, in molti casi, non è remunerativo per l’Asp o, addirittura, rappresenta un peso economico.

Fra i beni sinora alienati con procedure ad evidenza pubblica, si annoverano i fondi del cosiddetto “feudo di Roccamena”, il cui ricavato ammonta a circa settecentomila euro, ed alcuni locali in via san Vincenzo ad Agrigento venduti a poco più di duecentomila euro.

Inoltre sono in definizione gli iter di dismissione relativi ad alcuni appartamenti a Roma, Palermo ed Alessandria, per i quali sono pervenute offerte per due milioni di euro in totale.

E uno degli obiettivi principali è quello di completare (in sinergia con l’Agenzia del demanio) le procedure di alienazione del vecchio ospedale di Sciacca: si prevede che il ricavato garantirà all’Asp agrigentina un ulteriore introito di circa otto milioni di euro, da reinvestire appunto nei servizi sanitari.

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