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Veterinaria

Il dato

Leishmania, ricerca sul territorio bagherese: ne è affetto un cane su tre

Uno studio epidemiologico focalizzato sulla geolocalizzazione è stato appena concluso dall'Ambulatorio Veterinario “Città di Bagheria”, come fa sapere il medico veterinario Gino Gagliano.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Uno studio epidemiologico focalizzato sulla geolocalizzazione di Leishmania nel territorio bagherese e zone limitrofe: è stato appena concluso dall’Ambulatorio Veterinario “Città di Bagheria”, come fa sapere il medico veterinario Gino Gagliano (nella foto). La leishmaniosi è una malattia parassitaria trasmessa da un vettore, un insetto chiamato Flebotomo o Pappatace che è simile ad una zanzara, ma non è la zanzara comune. Questo vettore, purtroppo, è presente anche negli spazi cittadini e causa la diffusione della malattia anche dentro il centro abitato.

Prodotta durante il corso di tutto il 2020, questa ricerca è stata portata avanti grazie alla stretta collaborazione tra il Dr. Gino Gagliano e il Centro di Referenza Nazionale della Leishmaniosi C.Re.Na.L. dell’istituto “Zooprofilattico” della Sicilia, nonché laboratorio di Riferimento OIE. I prelievi di sangue sono stati effettuati su di un campione casuale di 300 cani, indipendentemente dalle manifestazioni cliniche associate a Leishmania, che vivono sul territorio bagherese e paesi limitrofi e analizzati secondo il metodo ELISA.

È risultato che il 32% dei cani era affetto da leishmania, ciò significa che in questo territorio circa un cane su tre è infetto da leishmania, pur non presentando sintomi classici della malattia. Inoltre, sono stati effettuati 10 prelievi su gatti sospetti con sintomi riferibili a Leishmania che nel cane sono caratterizzati da dermatiti (infiammazione del derma) con perdita di pelo, congiuntiviti, perdita di peso. A quanto pare alcuni di essi possono essere riferiti anche alla patologia nel gatto. Quattro gatti su dieci, infatti, sono risultati affetti da leishmania.

È stata realizzata una mappa del territorio (clicca qui) in cui sono segnate le residenze degli animali da cui è stato prelevato il campione di sangue. Questi punti appaiono di colore rosso quando l’esito del test è risultato positivo e verde quando questo è risultato negativo. I gatti invece sono rappresentati da una stella, rossa quando positivo e verde quando negativo. Grazie all’utilizzo di questa metodologia siamo in grado adesso di stabilire se esistono delle zone più ad alto rischio di leishmaniosi.

Guardando la mappa, si può infatti evidenziare che le zone periferiche, specialmente quelle di campagna ad una quota d’altitudine maggiore rispetto alla città, dimostrano una maggiore incidenza all’infezione. Ciò si verifica perché probabilmente queste aree sono più adatte alla riproduzione e sopravvivenza dell’insetto vettore della malattia. «Visti i risultati, è importante proteggere il più possibile i nostri amici a quattro zampe dal contagio- afferma Gino Gagliano- Per fare ciò consigliamo una buona protezione antiparassitaria, e ricordiamo che al giorno d’oggi esiste una prevenzione vaccinale contro Leishmania di cui l’ambulatorio dispone. Infine, la ricerca ha evidenziato che circa il 10% dei cani affetti da leishmania, non presenta alcun sintomo. Per questo è bene testarli periodicamente. La diagnosi precoce di questa malattia è un dato molto importante per una buona prognosi. In questi casi, infatti, si può trattare la patologia con dei farmaci definiti “ Leishmanio – statici ” piuttosto che utilizzare delle terapie aggressive ed impegnative sia per il cane che per il proprietario».

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