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Dal palazzo

Coronavirus

«Le insidie della variante Delta. L’unica via d’uscita è il vaccino»

L'intervista al dirigente medico Enrico Alagna sui contagi che si moltiplicano, sulle nuove ospedalizzazioni e sull’età media dei contagiati che si abbassa.

Tempo di lettura: 6 minuti

Di nuovo contagi che si moltiplicano, nuove ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva, l’età media del contagio che si abbassa. Adesso, però, abbiamo il vaccino anti Covid dalla nostra parte. Stiamo quindi assistendo ad un copione già visto o la situazione epidemiologica cambierà ancora? Abbiamo cercato di dare questa risposta insieme ad Enrico Alagna, dirigente medico specialista presso il “Dipartimento di Prevenzione” dell’Asp di Palermo, attulmente in servizio presso l’ufficio commissariale “Emergenza Covid 19 – Fiera del Mediterraneo” di Palermo e consigliere dell’OmCeo di Palermo.

Ricominciano ad aumentare i contagi e i focolai si moltiplicano, questa volta però dalla nostra abbiamo il vaccino anti Covid. Come possiamo considerare la situazione epidemiologica siciliana?

«Dal 25 aprile ad oggi sono 568 i nuovi positivi al Coronavirus registrati in Sicilia. Il tasso di positività subisce giornalmente una notevole impennata arrivando ieri al 7%, considerando che l’altro ieri era al 4,8%. In Sicilia oggi sono circa 7900 i positivi al Covid, di cui 192 sono ricoverati in ospedale, 29 sono in regime di terapia intensiva. Sono dati importanti, anche perché in Sicilia abbiamo un aumento considerevole dei casi di variante Delta, che sta diventando quella prevalente e si avvia a raggiungere cifre considerevoli, che mi aspettavo si raggiungessero prima dell’autunno».

Il pensiero predominante tra gli esperti voleva che in estate il virus si sarebbe comportato come l’anno scorso, per quale motivo lei invece si aspettava questa impennata di casi adesso?

«Perché la variante Delta, a differenza della Alpha (o inglese) con cui noi abbiamo avuto a che fare nel febbraio dello scorso anno, ha una capacità di contagio notevolmente superiore. Se con la variante Alpha il tasso di riproducibilità- numero di persone che possono essere contagiate da un singolo individuo- era pari a 3, con la variante Delta è pari a 8. Infine, nonostante adesso abbiamo il vaccino, d’altra parte con il periodo estivo sono venute meno le misure del distanziamento sociale e l’uso della mascherina anche all’aperto».

Come valuta queste nuove aperture disposte dal Governo nazionale?

«Sono interventi necessari alla ripresa dell’attività economica e sociale, che non è meno importante. Ricordiamo, infatti, gli importanti riflessi di natura psicologica lasciati dal Covid sulla popolazione. Quindi la riapertura era necessaria, ma sono un attento osservatore e ritengo che siamo stati troppo veloci nel concedere una riapertura indiscriminata senza più rispettare il distanziamento sociale. Era chiaro si dovesse riaprire, ma con i giusti criteri. Noi purtroppo, oggi più di ieri, abbiamo a che fare con persone che si sono rivelate essere poco responsabili. Io mi attendevo che fossimo memori della storia epidemiologica e pandemica recente, invece non lo siamo stati per il secondo anno consecutivo, per la seconda stagione estiva consecutiva».

Lei e l’infettivologo Antonio Cascio avevate stilato un protocollo per l’apertura delle discoteche in sicurezza ma adesso è stato stabilito che resteranno chiuse. Cosa ne pensa?

«Quanto dai noi messo nero su bianco per la definizione di quel protocollo era stato già siglato e approvato dall’infettivologo Matteo Bassetti e da Pier Luigi Lopalco, epidemiologo ed assessore alla Salute della Regione Puglia. Il Ministero della Salute, però, non ha accolto favorevolmente il nostro protocollo, nonostante noi per primi abbiamo parlato di Green Pass. Questa bocciatura della nostra procedura è arrivata senza però controllare e monitorare la situazione nelle piazze e nei locali. Oggi la gente ha comunque ripreso a ballare, non lo fa in discoteca, ma lo fa per strada, nelle piazze, nei locali, nei lidi balneari, quindi la chiusura delle discoteche è soltanto un provvedimento che arreca danni agli imprenditori di questo settore. Tutte persone che hanno collaborato a stilare il documento, per cui ho avuto modo di conoscerle e ammetto che si tratta di gente molto responsabile, la quale aveva a cuore la salute dei fruitori delle discoteche. Loro hanno accettato tutte le regole che noi avevamo inserito, anche quelle che potevano sembrare più assurde, ma il Ministero no».

Secondo la sua opinione nei prossimi mesi saremo soggetti a nuovi lockdown o col vaccino potremo gestirla diversamente?

«In questo momento è presto per dire quale sarà la situazione nella stagione autunnale, di certo posso dire che se la gente dovesse continuare ad essere ancora reticente nei confronti della vaccinazione la situazione non migliorerà. Come dicevamo ci sono 192 ricoverati in ospedale di cui 29 in terapia intensiva e i numeri cresceranno ancora. I colleghi che lavorano nelle pneumologie e presso le terapie intensive delle maggiori aziende ospedaliere riferiscono che anche l’età dei pazienti si è abbassata, non sono soltanto gli adulti a presentarsi con quadri di polmoniti importanti ma sono anche i giovani. Questo è il dato più allarmante».

L’anno scorso però era stato detto che il virus si fosse indebolito grazie al calore ed ai raggi diretti del sole estivo, quest’anno le cose sembrano andare diversamente….

«“Il virus cammina sulle nostre gambe”, in questo periodo l’anno scorso circolavano il primo ceppo di Coronavirus e la variante inglese, che hanno una capacità diffusiva minore rispetto alla variante Delta e poi non siamo stati memori di ciò che è successo, perché non abbiamo mantenuto alcune misure di contenimento importanti. La gente ha così percepito che ci fosse un annullamento di tutte le misure di contenimento e si è data un po’ alla normalità, basti pensare ai festeggiamenti per la vittoria degli Europei. A chi non sarebbe piaciuto scendere in piazza a festeggiare come sempre, ma le persone responsabili non lo hanno fatto. Questo è il problema di oggi, da un lato ci sono la rabbia, la disperazione e la frustrazione di chi non ha lavorato e dall’altra c’è una forte incoscienza e poco senso civico delle persone».

Che messaggio vuole mandare ai reticenti della vaccinazione, quelli che magari sono spaventati a causa della cattiva informazione mediatica sui vaccini anti Covid?

«Per quanto mi riguarda quelli che hanno fatto cattiva informazione sono gli affamati di click e like, i quali pur di ottenerli postano continuamente notizie che non trovano un fondamento scientifico, che non sono corroborate da evidente scientifiche. Ai reticenti voglio dire che il dato odierno sui morti e gli ammalati gravi di Covid 19 riguardano quasi esclusivamente i non vaccinati o i vaccinati con una sola dose, che non hanno ancora completato il ciclo vaccinale e magari si sono contagiati qualche giorno prima di fare la seconda dose. Per cui è molto importante finire il ciclo vaccinale ed è necessario adoperarsi per fare una buona informazione, aspetto del quale sono ugualmente responsabili i giornalisti e i medici, virologi, infettivologi, epidemiologi e tutti i medici vaccinatori. Ritengo, infatti, sia più utile veicolare una buona comunicazione piuttosto che obbligare la gente a vaccinarsi, è fondamentale far capire l’importanza della vaccinazione perché con una buona prassi comunicativa quella persona poi farà vaccinare anche i propri cari, raggiungendo in questo modo una copertura vaccinale più ampia».

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