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Dal palazzo

Parla il professore Cascio

Le caratteristiche del vaccino AstraZeneca, il terzo approvato dall’Ema

Ad illustrarle ad Insanitas è Antonio Cascio, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone” e docente di Malattie Infettive all’Università di Palermo.

Tempo di lettura: 5 minuti

Autorizzato ieri dall’Ema (Agenzia Europea per i Medicinali) il vaccino AstraZeneca/Oxford sarà immesso in commercio contro la malattia da SARS-CoV-2. È stato raccomandato a tutti i soggetti di età superiore ai 18 anni, quindi senza limitazioni per gli over 65.

Dopo questo parere positivo, ora la Commissione Europea avvierà la procedura per rendere l’autorizzazione effettiva in tutti gli Stati membri entro pochi giorni. Infine, sarà la volta degli enti regolatori nazionali, in Italia l’Aifa.

«I primi dati su efficacia e sicurezza del ChAdOx1 nCoV-19, il vaccino contro il COVID-19 sviluppato dall’Università di Oxford e AstraZeneca, sono stati pubblicati nel dicembre 2020 su “The Lancet”. È il terzo che si rende disponibile nell’Unione Europea dopo i vaccini prodotti da Pfizer/BioNTech e Moderna; il primo era stato approvato in Europa il 21 dicembre, il secondo approvato dall’ EMA (Agenzia europea del farmaco) il 6 gennaio 2021 – spiega Antonio Cascio (nella foto di Insanitas), direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone” e docente di Malattie Infettive all’Università di Palermo – Il 30 dicembre 2020 il Governo britannico, accogliendo la raccomandazione fornita dalla “Medicines & Healthcare products Regulatory Agency (MHRA)” ha concesso l’autorizzazione in emergenza per l’uso del vaccino AstraZeneca in Gran Bretagna».

L’Università di Oxford e AstraZeneca stanno mettendo a disposizione il vaccino senza scopo di lucro. L’efficacia del vaccino è risultata essere del 90% per i volontari che hanno ricevuto inizialmente una mezza dose e una dose completa il mese successivo, ma “appena” del 62% in un altro gruppo vaccinato con due dosi complete a distanza di un mese. Questo aveva destato preoccupazioni e portato l’azienda ad annunciare il 26 novembre che sarebbe stato condotto un “ulteriore studio” per verificare i primi risultati. Le ricerche condotte successivamente hanno però rassicurato le varie agenzie del farmaco internazionali, che infatti ne hanno disposto l’immissione in commercio.

«Il vaccino AstraZeneca è un organismo geneticamente modificato, ma questa cosa non deve intimorirci minimamente. Si tratta di un vaccino a vettore virale che utilizza una versione modificata dell’adenovirus dello scimpanzé, non più in grado di replicarsi, come vettore per fornire le istruzioni per sintetizzare la proteina spike di SARS-CoV-2. La “Advent-IRBM” di Pomezia ha collaborato per la produzione di tale vettore adenovirale. Nei vaccini a mRNA tale informazione viene veicolata da nanoparticelle di grasso che, come i virus, riescono a penetrare nel citoplasma delle cellule- spiega il professore Cascio- In questo caso, invece, l’adenovirus ChAdOx1-S ricombinante è costituito da un virione a struttura icosaedrica non incapsulata con un diametro compreso tra 80 e 100 nm, con piccole fibre prominenti che sporgono dai 12 vertici. Il virus contiene una singola copia di DNA a doppio filamento, in cui artificiosamente sono stati inseriti i geni che codificano per la proteina spike del SARS-CoV-2».

Dopo la somministrazione, l’adenovirus ricombinante ChAdOx1-S entra nelle cellule del corpo umano dove avverrà l’espressione del DNA transgenico che indurrà la produzione della glicoproteina S di SARS-CoV-2 che verrà espressa sulla superficie delle cellule andando così ad stimolare la risposta immunitaria.

 

 

«La tecnologia è la stessa alla base del primo vaccino approvato per l’Ebola alla fine del 2019, l’unico basato su un vettore virale ad oggi disponibile. In quel caso è stato utilizzato un virus ricombinante della stomatite vescicolare degli equini- precisa ancora Cascio- La metodologia del vettore virale, anche se ancora poco utilizzata, presenta importanti vantaggi rispetto a quella utilizzata da Pfizer e Moderna con mRNA: il costo di sviluppo che è molto inferiore e poi la maggiore stabilità del vaccino che, infatti, non richiede temperature eccessivamente basse per la conservazione e il trasporto. Con la stessa tecnologia si spera di poter sviluppare vaccino contro altri virus come lo Zika e l’HIV».

Il vaccino Pfizer/BioNTech deve, infatti, essere conservato a temperature molto basse (-70°C) creando così  problematicità per il trasporto e la conservazione, quindi, tante aziende sanitarie in Italia hanno dovuto attrezzarsi con frigoriferi appositi. Inoltre, una dose del vaccino AstraZeneca costa 6 euro, quella di Moderna circa 17 euro e una dose di vaccino Pfizer/BionNTech 31 euro circa. Secondo i primi risultati, il nuovo vaccino aiuterebbe a ridurre la trasmissione del virus riducendo le infezioni asintomatiche. D’altro canto, i vaccini Pfizer e Moderna sono più efficaci per diminuire i casi gravi di Covid-19.

«Gli studi che hanno documentato l’efficacia di AstraZeneca hanno coinvolto complessivamente 23.848 persone e sono stati condotti nel Regno Unito, in Brasile e Sudafrica. I partecipanti, di età superiore ai 18 anni, sono stati randomizzati. Quindi alcuni hanno ricevuto il vaccino contro il Coronavirus e ad altri è stato somministrato il vaccino antimeningococco coniugato ACWY o soluzione salina (gruppi di controllo). Il protocollo prevedeva una somministrazione di due dosi di 5 milioni di particelle virali ciascuna, a distanza di 28 giorni l’una dall’altra- conclude il professore Antonio Cascio- Durante la sperimentazione in uno dei due studi condotti nel Regno Unito, i partecipanti hanno ricevuto per sbaglio solo metà della dose durante la prima somministrazione; la seconda dose normale (dose piena) è stata comunque somministrata dopo 28 giorni. Il vaccino ChAdOx1 nCoV-19 ha dimostrato un’efficacia complessiva del 70,4%. L’efficacia è stata del 62,1% in coloro che hanno ricevuto due dosi complete e del 90% nei partecipanti che hanno ricevuto soltanto mezza dose alla prima somministrazione (e una seconda dose piena). La ragione di questa differenza non è stata ancora chiarita».

AstraZeneca

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