francesco iudica

L’Asp di Enna: «Ecco come affronteremo la fase 2 del Coronavirus»

12 Maggio 2020

L'intervista di Insanitas a Francesco Iudica, direttore generale dell'Azienda Sanitaria Provinciale.

 

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ENNA. Anche ad Enna, come nel resto d’Italia, l’emergenza Coronavirus è entrata nella “Fase 2”. Ecco l’intervista di Insanitas al direttore generale dell’Asp, Francesco Iudica (nella foto).

Si entra ufficialmente nella cosiddetta “Fase 2”. Cosa cambia per la sanità ennese?

«Abbiamo fatto esperienza ed ora siamo in grado di capire che il ruolo territoriale- in questa fase quasi assente- dovrà essere più significativo. Dunque alcune delle risorse che oggi abbiamo assicurato solo in ospedale, domani dovremo assicurarle sul territorio. Abbiamo cominciato con le Usca, che hanno già fatto una sessantina di interventi. Quando una patologia non ha necessità di ricovero ospedaliero è giusto per il paziente e opportuno per l’azienda che la cura venga garantita a domicilio. Il secondo cambiamento è che dobbiamo restituire l’Umberto I, quasi del tutto assorbito dal Covid, alla sua funzione di ospedale generale e quindi riprendere con gli interventi di chirurgia, ortopedia e via scorrendo».

Si registra un calo di pazienti Covid. Il cronoprogramma per far ricominciare le attività di cura, anche ambulatoriali?

«Il cronoprogramma lo detta la Regione, noi ci stiamo preparando. Ho da poco concluso una riunione con una sorta di “Covid Team”: la Regione ipotizza, per restituire gli ospedali alla loro funzione generalista, di determinare una sorta di “Covid hospital” permanente e dedicato. Noi per assecondarla abbiamo cominciato a definire la progettazione di tale struttura chiedendoci: cosa deve avere un Covid hospital in termini di posti letto, risorse, attrezzature e servizi. Abbiamo fatto una prima scrematura- a seguito delle scelte della Regione- e definiremo il progetto astratto».

Nel territorio ennese quale potrebbe essere la struttura dedicata?

«Non partiamo dal luogo e poi adattiamo il progetto ma viceversa. Abbiamo l’ambizione di immaginare- se questa dovesse essere la scelta della Regione- una struttura che possa essere attrattiva di patologia anche fuori provincia. La provincia di Enna è stata quella che più di tutte ha subito il peso di questa epidemia, quindi vogliamo mettere in campo questa esperienza anche nel futuro. E fare bene, molto bene. Affinché queste condizioni ci siano, una struttura fatta bene e presto, bisogna iniziare a ragionarci da subito».

Pensate di potenziare qualche reparto e/o branca?

«È quello che abbiamo già fatto. I pazienti Covid hanno un’attività di riabilitazione coordinati dal dottore Di Dio e Iraci, cioè da un riabilitatore e da uno pneumologo, perché uno dei postumi del virus è la carenza respiratoria che va affrontata con l’attività di riabilitazione. La riabilitazione pneumologica era già nei miei progetti ma questa emergenza ci ha costretti ad accelerare. Stiamo infatti assumendo quattro nuovi fisioterapisti, che garantiranno questo servizio».

A proposito di personale: nella malaugurata ipotesi che vi fosse una ripresa dei contagi si riuscirebbe, come già fatto, a fronteggiare una nuova emergenza?

«L’obiettivo è tornare alla fase zero, quella preesistente all’emergenza Coronavirus. Questo avverrà in maniera graduale, nel più breve tempo possibile ma non a scapito della qualità dei servizi che andremo a dare.  Per quanto riguarda il personale, noi quello che potevamo fare lo abbiamo fatto. Abbiamo assunto tutti i medici e gli infermieri che era possibile assumere, con quale difficoltà in più rispetto ad altri territori. È una provincia piccola e quindi in proporzione laurea e specializza meno medici che altrove.  Se siamo riusciti ad affrontare e vincere la sfida che abbiamo alle spalle, siamo ottimisti nel futuro. Inizialmente questa patologia è stata sottovalutata e in ospedale molta gente è arrivata quando stava davvero male. Oggi siamo consapevoli di quanto importante sia un intervento immediato, abbiamo dalla nostra parte i protocolli di cura sperimentati, tutto ciò ci consentirà di non farci trovare impreparati. Né come struttura, né come comunità».

Sono state assicurate le urgenze, quando ricominceranno a scorrere le liste di attesa?

«Quanto prima- ma non dipende da noi- riavvieremo le attività di routine quando avremo l’autorizzazione dalla Regione. Noi ci stiamo preparando».

Qualche reparto a Enna rimarrà dedicato?

«All’”Umberto I” non vi saranno reparti Covid, anche la Rianimazione sarà restituita alla sua funzione naturale. La struttura che sarà individuata come “Covid hospital”, se vedrà la luce, ne avrà una con sei posti e un medico rianimatore dedicato. Cominciamo con un approccio minimale ma con la possibilità di aumentare il personale da dedicare a questa attività. Non siamo partiti dalla domanda ma dall’offerta. A Enna abbiamo avuto in contemporanea 9 pazienti in Rianimazione, sei posti dunque ci sembra una previsione ragionevole».

Gli ospedali periferici che ruolo avranno?

«Questo tema si inquadra in un ragionamento più complessivo, ovvero il rapporto tra l’ospedale centrale e quelli periferici che deve essere di complementarietà e non di “competitio”. Ritengo opportuno avviare un processo di specializzazione di queste strutture, in modo da allargare il campo del loro mercato potenziale. Non è un tema che nasce in seno al Covid ma quest’ultimo ci ha confermato questa intuizione. Sostanzialmente tutti e quattro gli ospedali ennesi hanno lavorato per organizzare la risposta sanitaria in provincia, avendo svolto funzioni diverse. Nicosia ha assicurato il backup della Rianimazione, perché a Enna non era più attiva; Leonforte ha garantito l’attività di cura degli ammalati clinicamente guariti e Piazza Armerina le urgenze chirurgiche. Enna è stata il punto nevralgico, è stata designata anche Punto nascita Covid, uno dei 5 designato dalla Regione. Nessuno dei quattro ospedali era la fotocopia l’uno dell’altro ma ciascuno ha svolto un ruolo armonico consentendo di affrontare e vincere la sfida».

Novità sui Test sierologici?

«Siamo già pronti. Abbiamo arricchito la squadra del dipartimento con due nuovi medici specialisti in Igiene, una delle quali si occuperà prevalentemente dei test. Entro la prossima settimana potremo partire sia con i test qualitativi che quantitativi».

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