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L'intervista video

L’ansia (pure da lockdown) in cani e gatti: ecco i consigli del medico veterinario

L'approfondimento con Luisa Li Vecchi, esperta in medicina comportamentale, che spiega come riconoscerne i segnali e come agire.

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. Anche gli animali, così come le persone, hanno risposte emotive rispetto a quelle che sono emozioni, sentimenti, come ad esempio l’ansia. La dott.ssa Luisa Li Vecchi, medico veterinario esperta in medicina comportamentale, ci spiega come riconoscerne i segnali e come agire (CLICCA QUI per l’intervista video).

«L’ansia si manifesta negli animali tutte le volte che stanno provando qualcosa di nuovo e soltanto in determinate situazioni. Esattamente come nell’essere umano, quando questa smette di essere funzionale, diventa patologica- spiega la dott.ssa Li Vecchi- Uno dei primi sintomi che può mettere in allarme i proprietari degli animali è l’ iper-somestesi, ovvero l’eccessiva cura del corpo, in particolar modo quando tale comportamento diventa eccessivamente proposto fino alla formazione di veri e propri granulomi da leccamento. Molti cani, inoltre, manifestano l’ansia proponendo dei comportamenti che, oltre ad essere ripetuti e compulsivi, spesso finiscono con l’essere mal interpretati».

In termini d’ansia, il periodo del lockdown ha inevitabilmente influito anche sugli animali. «Ci sono stati diversi approcci al problema covid-lockdown- spiega la dott.ssa Li Vecchi- Alcuni avevano il piacere di avere un animale che non avevano mai avuto per riempire i loro vuoti. Mentre, per chi già li aveva, ci sono state delle trasformazioni, così come nelle nostre vite». Animali che hanno manifestato, soprattutto, un’improvvisa aggressività perché ritrovatosi “costretti” a nuove abitudini; disturbi di ansia da separazione o ancora animali estremamente fobici a causa di sindromi da privazione sensoriale, dovute al periodo di isolamento forzato tra le mura domestiche.

Qualora il proprietario individuasse nel proprio animale un comportamento diverso dal solito, la prima cosa da fare è quella di avvertire il proprio veterinario, l’unico in grado di distinguere se si tratta di un problema organico, che in tal caso va escluso, o se effettivamente ci sia la necessità di una valutazione comportamentale.

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