ASP e Ospedali

L'emergenza Coronavirus

L’allarme del direttore del Covid Hospital: «Urge un lockdown di 15-20 giorni»

Vincenzo Provenzano sottolinea: «Rischiamo a una catastrofe, qui all'ospedale di Partinico non ci sono più posti, arrivano da ogni parte».

Tempo di lettura: 2 minuti

PALERMO. «Serve immediatamente un lockdown tra 15 e 20 giorni. Chiudiamo tutto, altrimenti rischiamo a una catastrofe». Vincenzo Provenzano (nella foto), direttore dell’unità operativa Medicina e diabetologia e direttore medico del Covid Hospital di Partinico lancia un appello. Davanti all’impennata dei contagi trainata dalla nuova variante Omicron fuori dal nosocomio è stata montata la notte scorsa una tensostruttura.

«Qui abbiamo dovuto aprire un altro piano, non ci sono più posti. Stiamo riempiendo tutto, arrivano da ogni parte”, dice Provenzano, aggiungendo: «Sono l’80 per cento i non vaccinati, il restante 20 per cento è formato da vaccinati con seconda dose da più di quattro mesi ma con patologie pregresse. Questa variante per chi non è vaccinato è pericolosissima. Chi dice il contrario non ha mai lavorato in un reparto Covid».

Inoltre, aggiunge: «Continuare a ripetere che la variante Omicron è poco più di un raffreddore è un errore . Non è affatto meno virulenta. Lo è nei soggetti vaccinati con terza dose, che rischiano, però, di essere, in quanto paucisintomatici, vettori del contagio, rendendo praticamente impossibile la tracciabilità». In chi non è vaccinato la malattia è “devastante”, anche tra i giovani. «Non si tratta più solo di un’infezione respiratoria, ma di una patologia multiorgano- avverte Provenzano- Chi non è protetto dal vaccino si infetta in maniera grave. Abbiamo avuto, persino, il caso di un giovane di 30 anni che ha rischiato di morire per un’occlusione».

Oltre ai contagi c’è anche il problema dei sanitari positivi. Medici e infermieri che si trovano in isolamento a casa. «Un’emergenza altrettanto grave- conclude Provenzano- Tanti continuano a infettarsi, con una simile velocità di contagio mi chiedo chi rimarrà a curare i pazienti in corsia? Chiudiamo tutto, per almeno due settimane, per scongiurare una catastrofe».

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