Dal palazzo

L'allarme

La Uil Sicilia: «L’autonomia differenziata isolerebbe ancora di più la nostra regione»

Il sindacato sottolinea: «La sanità, che già gestisce autonomamente i fondi trasferiti dallo Stato, ne è un esempio inequivocabile».

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PALERMO. «Con l’autonomia differenziata si rischia di spaccare completamente il Paese e la nostra isola diventerebbe ancora più isolata. La sanità, che già gestisce autonomamente i fondi trasferiti dallo Stato, ne è un esempio inequivocabile. La Sicilia paga 250 milioni l’anno per la migrazione sanitaria, la Lombardia invece, incassa 1 miliardo. La Sicilia risulta terz’ultima tra i sistemi sanitari regionali e questo ha come diretta conseguenza una migrazione sanitaria quantificabile in ben 314 mila ricoveri nelle regioni del Nord. La Sicilia è un’isola dove curarsi è un privilegio. Dove le strutture sanitarie chiudono anziché aprire o essere potenziate. Per non parlare della carenza di medici e personale sanitario».

Così Luisella Lionti, segretaria della Uil Sicilia, in occasione del seminario all’Ecomuseo del Mare, preoccupata per le possibili conseguenze nella gestione della scuola: «Aumenteranno le diseguaglianze tra i territori e sarà penalizzato il diritto allo studio. Bisogna intervenire immediatamente per evitare una catastrofe sociale e per garantire stessi diritti e stesse opportunità in tutto il territorio nazionale».

All’incontro-dibattito è intervenuta anche la segretaria nazionale Ivana Veronese: «In questo momento, anziché concentrarsi sull’autonomia differenziata, sarebbe ben più utile lavorare con impegno per realizzare celermente i progetti e le riforme del Pnrr e spendere tutte le risorse dei fondi europei 2014 -2020, dal momento che dobbiamo spendere entro fine anno 30 miliardi di euro, di cui 2,2 miliardi in Sicilia. Se facciamo accelerare le Regioni che già oggi sono avanti, le disuguaglianze anziché diminuire aumenteranno. E questo non lo possiamo permettere perché i diritti di cittadinanza, il diritto alla salute, al lavoro, all’istruzione, all’accesso ai servizi sociali non possono essere garantiti a seconda della zona geografica in cui si nasce. Noi, invece, vogliamo creare un Paese più unito, più eguale, più giusto, più coeso».

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