Dal palazzo

Il dato

La Sanità pubblica negli ultimi 5 anni? Siciliani divisi a metà tra contenti e scontenti

Lo attesta il sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research, presentato a Catania durante un seminario promosso da Innovazione per l’Italia.

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Secondo il 52 % dei siciliani negli ultimi 5 anni la sanità pubblica in Sicilia è peggiorata: lo attesta il sondaggio condotto da Alessandra Ghisleri, di Euromedia Research, sullo stato di salute del Servizio sanitario regionale siciliano e sull’opinione dei rispettivi cittadini utenti. Il sondaggio è stato presentato durante l’incontro che si è svolto al Park Hotel Aragonesi di Catania, in occasione del seminario “Il sistema sanitario e il nuovo paradigma organizzativo e di salute. Modelli di innovazione di governo e di assistenza”, promosso da Innovazione per l’Italia, con il patrocinio di Fondazione Sicilia e AiSDeT (Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina).

Il 22% dei siciliani coinvolti nel sondaggio si è rivolto fuori regione per chiedere cure, mentre oltre il 60% degli intervistati ritiene che, per essere più vicini alle esigenze del cittadino, i servizi sanitari regionali dovrebbero essere maggiormente accessibili eliminando le procedure farraginose, i tempi e le distanze. Per un siciliano su due intervistato occorre innanzitutto puntare sulle competenze professionali del personale sanitario, mentre il 38,5% degli utenti siciliani si è visto corrispondere il servizio di cura  richiesto solo oltre tre mesi dopo la richiesta fatta al Centro Unico di Prenotazione del Sistema Sanitario Regionale.

Secondo lo studio presentato inoltre, per avere accesso al Servizio Sanitario Regionale, oltre il 58,1% dei siciliani si rivolge al medico di famiglia. Ma oltre il 35% dei siciliani ha rinunciato negli ultimi 12 mesi a terapie o esami per problemi legati al costo della prestazione o dell’esame diagnostico. La percezione è molto grave rispetto al tema dei pazienti fragili che, per due siciliani su tre, non sono adeguatamente assistiti e tutelati dal Servizio Sanitario Regionale. Infine, oltre metà degli intervistati non ha mai sentito parlare del Fascicolo sanitario elettronico; metà dei siciliani intercettati vorrebbe avere la possibilità di valutare le prestazioni sanitarie ricevute.

«Abbiamo oggi la necessità e l’opportunità di provare a ridisegnare insieme un sistema sanitario nazionale commisurato ai cittadini e al territorio, che non torni indietro su tutta la linea rispetto al federalismo regionale sanitario ma veda lo Stato centrale farsi garante di un’uniformità su tutto il territorio nazionale in termini di risposte da offrire sul piano delle cure».  E’ uno dei molteplici passaggi della riflessione del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Andrea Costa, intervenuto durante il seminario.

L’evento, introdotto dall’Assessore alla Salute della Regione siciliana, Ruggero Razza (videocollegato), e dal Rettore dell’Università di Catania, Francesco Priolo, è stato dedicato alla programmazione regionale dei nuovi servizi assistenziali regionali nel quadro degli interventi PNRR e delle politiche nazionali inaugurate dal DM71 sul riordino della sanità territoriale. Costa ha dialogato con il Magistrato Massimo Russo, già Assessore alla Salute regionale e Presidente onorario di Innovazione per l’Italia, moderati dal giornalista Mario Barresi.

Da parte sua, Massimo Russo ha sottolineato: «Il sud paga ritardi infrastrutturali storici ma in tempo di pandemia i siciliani sono stati costretti a riscoprire il proprio sistema sanitario, che hanno anche potuto apprezzare. Il Covid ha dimostrato come 21 sistemi sanitari diversi possano essere un problema, più che un’opportunità, se del tutto slegati tra loro o non in condizione di fare sistema. A normativa vigente, un’uniformità però va assicurata prendendo le strutture sanitarie di rilievo nazionale e mettendole in rete, praticando altresì uniformità di comportamenti e condivisione di terapie possibili. Questo incide su quella storica mobilità con cui facciamo i contri perché, se si assicurano prestazioni uniformi di rilievo, viene meno la necessità del cittadino di lasciare la propria regione».

«Per questo- ha concluso Russo- è necessario ripensare il sistema all’interno della nostra regione e c’è la necessità che questi fondi PNRR abbiano una coerenza progettuale, consentendo alle strutture di essere collegate perseguendo una grande visione di cura del paziente. Bandi di gara correttamente gestiti, trasparenza e competenze sono necessari per dare applicazione a una visione fondamentale per lo sviluppo dei fondi e per rendere effettivi nuove centrali operative, acquisti di macchinari tecnologici, case di comunità e ospedali, come da indirizzi. Ma se c’è la volontà politica, è possibile raggiungere questi obiettivi».

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