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La rivolta degli Ordini dei medici del Meridione: «Al Sud i fondi da destinare alle cure sono minori, basta con le disparità»

12 Luglio 2016

Un documento condiviso e approvato dalla Federazione nazionale dei medici punta l'indice contro la ripartizione dei finanziamenti in Sanità: «Occorre una revisione dei criteri di attribuzione delle risorse. Si verifica la situazione paradossale per cui le regioni che hanno un sistema sanitario con più finanziamenti drenano ulteriori risorse a quelle che hanno una sanità sottofinanziata».

 

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I presidenti degli Ordini del Mezzogiorno d’Italia mettono nero su bianco tutti i dati relativi al trend negativo e alle disuguaglianze nella Sanità pubblica tra le regioni del Sud e quelle del Centro-Nord, che rimandano a scelte di politica economica adottate dai Governi e dalla Commissione europea.

Nel documento condiviso e approvato dalla Federazione nazionale dei medici (Fnomceo) si legge: «È necessario che vi sia una ripartizione equa dei finanziamenti in Sanità e che questo avvenga attraverso una revisione dei criteri di attribuzione delle risorse, in nome dall’articolo 3 della Costituzione italiana, secondo cui è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza dei cittadini. Occorrono maggiori risorse al sud in un rinnovato sistema sanitario pubblico, che superi il localismo e gli sprechi e abbatta le diseguaglianze sociali e territoriali».

«Non possono essere uguali cittadini che vivono situazioni di deprivazione e si avvalgono di un sistema sanitario più povero. E non è eticamente accettabile che proprio al sud dove c’è una popolazione più giovane e con meno risorse ci siano meno fondi da destinare alle cure. Così il diritto alla Salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione viene sacrificato in nome dell’obbligo di pareggio di bilancio».

«A fronte di una crisi economica così profonda in cui diminuisce la capacità di produrre reddito, la contrazione dei sistemi di compartecipazione, tagli del personale e dei servizi sanitari non sono indifferenti sulla salute dei cittadini-ha detto Toti Amato, presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, partecipando al Consiglio nazionale. La Sanità pubblica dovrà essere rimodulata secondo le capacità reddituale dei territori perché le diseguaglianze economiche non diventino anche diseguaglianze nella salute. Non è un caso che nelle regioni del Sud si muore di più. Meno ci si cura maggiori saranno le patologie esistenti e la comparsa di nuove».

A riprova alcuni dati forniti dai presidenti. La spesa sanitaria pro-capite, dal 2010 al 2014, segna un decremento tra 3,3% e il 5,7 % (il valore più basso della Campania) rispetto al valore nazionale.

Uno squilibrio tra Nord e Sud reso ancora più evidente dai numeri della mobilità sanitaria del 2014: tranne il Molise «tutte le regioni meridionali- si evidenza nel documento approvato- sono in deficit, con un saldo negativo che va dai 38,7 milioni della Basilicata ai 270,4 della Campania, la regione in assoluto più indebitata, a fronte di regioni come Lombardia ed Emilia Romagna che hanno un attivo rispettivamente di 533,9 e di 327,9 milioni. Si verifica la situazione paradossale per cui le regioni che hanno un sistema sanitario con più finanziamenti finiscono con il drenare ulteriori risorse a regioni che sono già in difficoltà e hanno una sanità sottofinanziata».

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