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La Regione taglia i rimborsi, laboratori di analisi sul piede di guerra: «Se ci fermiamo è la fine del sistema sanitario»

11 Marzo 2016

Il 15 marzo stop ad esami e visite in tutta la Sicilia: hanno già aderito allo sciopero 500 strutture convenzionate tra poliambulatori, centri di medicina nucleare e radiodiagnostica e studi odontoiatrici. L'accusa: «Sulle prestazioni relative al 2015 la Regione sta decurtando molto di più dell'1 per cento previsto».

 

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PALERMO. Una levata di scudi compatta e decisa. Si preannuncia così la manifestazione, in programma martedì prossimo, 15 marzo, che coinvolgerà laboratori d’analisi, poliambulatori, centri di medicina nucleare e radiodiagnostica, studi odontoiatrici convenzionati con la Regione.

«Chiusura per protesta» in tutta la Sicilia e possibili disagi per chi deve sottoporsi ad un prelievo di sangue o una visita specialistica. E si paventa il rischio di saracinesche abbassate ad oltranza, se dai piani alti della Regione non si muoverà qualcosa.

Le urgenze saranno garantite, ma ad oggi sono circa 500 le strutture che hanno già dato la loro adesione alla protesta e potrebbero aumentare. «Lo facciamo per i cittadini- dicono i sindacati in una sola voce- per restituire loro una sanità decorosa».

Diverse le sigle che parteciperanno: Sbv, Federlab, Croat, Ardiss-Fkt, Aipa, Abs, Amsa-Fkt, Citds, Federbiologi, Laisan.

Da Trapani a Messina, da Agrigento a Catania, i rappresentanti delle varie categorie si sono dati appuntamento in piazza Ottavio Ziino, sotto la sede dell’assessorato regionale alla Salute, per cercare di ottenere risposte certe alle tante questioni che ci sono in ballo e che sono irrisolte. Da mesi. Talora da anni.

«Ci aspettiamo che la politica prenda atto del nostro malessere- dice Gabriele Salvo, segretario regionale della Federlab- Ci sono troppe inefficienze e vessazioni. Spesso ci si riempie di forma, ma manca la sostanza».

Il primo problema riguarda i rimborsi per le prestazioni relative al 2015. La Regione avrebbe dovuto trattenere l’1 per cento, rispetto all’anno precedente, ma secondo i sindacati la cifra sarebbe stata ben più alta. C’è chi parla anche del 15 per cento.

«I budget sono sempre più contratti- afferma Mario Di Piazza, titolare dell’omonimo centro di analisi cliniche di Palermo- Anche le strutture grosse come la mia, nata nel 1949, che utilizzano macchinari sofisticati, arrancano. Solo il 10-15 per cento degli utenti si rivolge a strutture pubbliche, noi assicuriamo l’85 per cento delle prestazioni. Se si fermano i privati è la fine del sistema sanitario. I laboratori d’analisi siciliani danno lavoro a 7.000 persone, 3.000 nell’indotto: numeri importanti».

Altro oggetto del contendere è la richiesta degli addetti ai lavori di sospendere la circolare che impone alle strutture specialistiche accreditate esterne il Durc, il documento che attesta la regolarità degli obblighi legislativi e contrattuali di un’azienda. I sindacati sostengono invece che i laboratori sono già soggetti ai controlli delle Asp e che quindi vanno interrotte le verifiche di accreditamento. Sono inoltre contrari alle verifiche di qualità, particolarmente costose.

«Viviamo un momento in cui le prestazioni sono scese, siamo costretti a licenziare e abbiamo problemi di budget- commenta Pietro Miraglia, segretario regionale di Federbiologi- In assessorato c’è una certa “sordità” alle nostre richieste. Ci era stato detto che si voleva creare un tavolo tecnico per chiarire tutte le questioni: sono passati 4 mesi e stiamo ancora aspettando. Qui non avviene niente. Ci sono due alternative: o si distrugge il sistema o cerchiamo le soluzioni per sei milioni di siciliani».

«Da anni chiediamo la creazione dei bacini d’utenza in Sicilia – fa eco Gabriele Salvo – con una suddivisione delle competenze nelle aree di assistenza e con importi diversificati. Ci vuole una legge chiara e che sia uniforme in tutte le Asp, invece che a macchia di leopardo».

Le problematiche sono anche altre. C’è ad esempio la richiesta delle strutture riabilitative di potersi raggruppare in consorzi o i disagi causati dalle norme sull’appropriatezza prescrittiva del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. «Ecco perché bisogna fermarsi: per difendere i cittadini», conclude Di Piazza.

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