Sanità privata

Anche a Palermo

La protesta dei medici di famiglia: «Non siamo burocrati e rivendichiamo tutele e diritti»

Si è svolta in tutta Italia la seconda giornata di sciopero degli ambulatori indetta da SMI e SIMET per tutti i medici dell’area convenzionata.

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PALERMO. «Siamo medici, non burocrati. E rivendichiano il diritto di essere tutelati». Il grido di protesta dei medici di famiglia giunge anche da Palermo, con un sit-in che si è tenuto stamattina davanti la sede dell’assessorato regionale alla Salute in concindenza con il secondo giorno di sciopero indetto da SMI e SIMET per tutti i medici dell’area convenzionata, con la chiusura degli ambulatori.

Alla protesta hanno aderito anche medici di altre single sindacali o non sindacalizzati. C’è stato pure un minuto di silenzio in ricordo dei medici morti in servizio a causa del Covid-19. «La nostra categoria ha i doveri dei lavoratori ma quasi nessun diritto» sottolineano gli autori della protesta nazionale andata in scena pure a Palermo, aggiungendo: «Ai medici di famiglia convenzionati non sono riconosciuti ferie, malattie,  maternità e infortuni sul lavoro. Facciamo ricorso a un’assicurazione che ci copre per 30 giorni e dopo entra in causa l’Enpam e siamo costretti a fare a meno di parte dello stipendio.  Inoltre abbiamo pure notevoli difficoltà ad interfacciarci con le Asp nei casi di esenzioni del ticket e della richiesta di presidi medico-chirurgici».

L’appello è lanciato nei confronti del Ministero della Salute ed oggi una delegazione dei manifestanti di Palermo è stata ricevuta in assessorato regionale alla Salute e ha esposto le ragioni dello sciopero, tra cui anche l’eccessivo carico burocratico derivato dalla presa in gestione dell’emergenza Covid-19.

I motivi alla base della mobilitazione sono riassumibili nei carichi di lavoro insostenibili, nella mancanza di tutele e nella burocrazia abnorme. Inoltre lo stanziamento per l’indennizzo alle famiglie dei colleghi deceduti per covid risultaè considerato un’elemosina. “Uno doppio schiaffo, da parte dello Stato, soprattutto agli orfani di quei medici”.

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