sanità siciliana

La nuova rete ospedaliera siciliana? Criticata dai medici, piace invece a molti direttori generali…

9 Settembre 2016

Ecco in cosa consiste la riorganizzazione degli ospedali comunicata dall'assessore Gucciardi e i commenti di alcuni manager.

 

di

PALERMO. L’ufficialità dovrebbe arrivare a breve, ma c’è lo schema di massima, deciso ieri dall’assessore regionale alla Salute Baldo Gucciardi (nella foto di Vincenzo Ganci). Che prima ha incontrato di direttori generali delle strutture sanitarie siciliane e poi i sindacati per comunicare loro la nuova riorganizzazione degli ospedali siciliani che, finalmente a detta dell’assessore, tiene conto del decreto ministeriale numero 70, che sarebbe dovuto già essere applicato anche nella nostra Regione.

Come riportato da Insanitas, non sono mancate le proteste dei sindacati di categoria, a partire da Anaao Assomed. Cosa cambia? Tantissimo. In primo luogo la classificazione degli ospedali, che in Sicilia non era mai stata fatta. Dall’altro il “taglio” di reparti doppioni con inevitabile taglio dei primari (dovrebbero essere circa 150, condizionale d’obbligo).

Gucciardi, ieri, ha consegnato ad ogni direttore generale le linee guida: “La nuova rete- afferma l’assessore- non nasce dall’esigenza di risparmiare o tagliare risorse finanziarie, ma da quella più importante di assicurare a tutti i cittadini, ovunque si trovino, una tempestiva ed efficace assistenza, specie nelle ipotesi di patologie acute gravi”.

LE REAZIONI

Fabrizio De Nicola (dg Asp Trapani:) «Finalmente, mi viene da dire. Si tratta di una nuova organizzazione senza tagli alle spese, che ci permette di lavorare nel migliore dei modi. A Trapani è stata confermata l’intera nostra rete delle emergenze-urgenze e, in una logica di territorio, faremo rete con Palermo. Il Sant’Antonio Abate è stato designato “Spoke di primo livello”, mentre sono confermati tutti gli altri, con Salemi che diviene di elezione per la lungodegenza, con l’hospice e la neuroriabilitazione, e la conferma delle discipline di medicina e di chirurgia. Inoltre si rafforza la rete ospedaliera, con la conferma dell’incremento dei posti letto, e nuove discipline come la radioterapia a Mazara del Vallo e a Trapani. A breve, grazie al lavoro dell’assessore Gucciardi, potremo avviare le nuove assunzioni: alcune già subito, altre dopo l’emanazione del decreto assessoriale».

Giovanni Migliore (dg Arnas Civico, Palermo): «Una rimodulazione che migliora la rete ospedaliera di assistenza. Così i pazienti avranno sempre la certezza di essere nel posto giusto per ricevere le migliori cure. Trovo che questa riorganizzazione sia un grande miglioramento della rete di assistenza sanitaria siciliana. Certo, tutti vorrebbero un pronto soccorso sotto casa, ma adesso non ce lo possiamo più permettere, non ha senso costruire cattedrali nel deserto. Con questo nuovo sistema saranno gestiti in maniera efficiente gli accessi ai nosocomi più importanti, in modo da gestire al meglio le risorse disponibili. La chiusura dei reparti doppioni? Doveva già essere fatta nel 2013. Adesso, finalmente, restituiamo agli ospedali la loro vera missione di curare al meglio i loro pazienti».

Antonino Candela (dg Asp Palermo) preferisce attendere la pubblicazione del decreto prima di esprimere un’idea: «Tengo fede a quanto richiesto dall’assessore, e parlerò solo con le carte ufficiali».

Michele Vullo (dg Papardo, Messina): «Un giorno storico per la Sanità siciliana. È stato razionalizzato l’intero sistema e questo, secondo il mio parere, è un significativo e concreto passo in avanti per allinearci al resto della sanità nazionale».

Maurizio Aricò (dg Asp Ragusa):  «Viene ribadita la correttezza delle scelte fatte nel nostro atto aziendale, già largamente ispirato alla Balduzzi, proseguendo nel processo che ci porterà ad una azienda più organizzata ed efficace, nel rispetto del contributo di tutte le aree territoriali, ciascuna per la sua vocazione».

LA RIFORMA

Le strutture siciliane sono state classificate come ospedali di primo livello (15), ospedali di secondo livello (tre ed è una sorpresa, perché molti si attendevano uno per la Sicilia Occidentale ed uno per la Sicilia Orientale. Si tratta dell’Arnas Civico a Palermo, il Cannizzaro a Catania e il Policlinico di Messina), ospedali di base (23), ospedali delle zone disagiate (7) e ospedali di comunità (3, ospiteranno solo i malati cronici).

La Sicilia è stata suddivisa in quattro aree, che contengono circa 1,6 milioni di persone: Messina, Caltanissetta-Enna-Agrigento, Catania-Ragusa-Siracusa, Palermo-Trapani. Gli ospedali che insistono in ogni bacino avranno compiti diversi nell’ambito dell’emergenza.

Gli ospedali di base avranno solo i reparti di Medicina, Chirurgia, Ortopedia e Cardiologia. La differenza tra ospedali di primo livello e quelli di secondo livello sta nel bacino di utenza che possono accogliere.

Sulle assunzioni fumata nera: saranno sbloccate solo quelle dei vecchi vincitori di concorso nelle discipline di emergenza- urgenza. La prossima settimana la bozza passerà all’Ars per il parere della sesta commissione. Poi andrà in giunta.

I QUATTRO BACINI TERRITORIALI

AGRIGENTO- CALTANISSETTA- ENNA. Nessun ospedale di secondo livello. Qui, in casi di necessità, ci si appoggerà al Cannizzaro di Catania. Quattro gli ospedali di primo livello: San Giovanni di Dio ad Agrigento, gli ospedali riuniti Sant’Elia e San Cataldo a Caltanissetta, gli ospedali riuniti di Gela, Mazarino e Niscemi e infine gli ospedali riuniti Umberto I di Enna, Piazza Armerina e Leonforte.

Le strutture di base sono gli ospedali di Canicattì, Licata e gli ospedali riuniti di Sciacca e Ribera. A Ribera dovrebbe inoltre scomparire il pronto soccorso, che fa meno di 20 mila accessi all’anno. Nel bacino ci saranno anche due ospedali di zona disagiata: Mussomeli e Nicosia.

La centrale operativa del 118 di riferimento è al Sant’Elia di Caltanissetta e ci saranno ambulanze medicalizzate a Cammarata (2), Menfi (2), Ribera (1), Sciacca (1), Gela (1), Milena (2), Sommatino (2), San Cataldo (2), Pietrapezia (1), Regalbuto (1), Troina (1). I presidi territoriali di assistenza (Pta) sono invece 18.

MESSINA. L’ospedale di riferimento è Policlinico di Messina. Primo livello solo il Papardo, sempre di Messina. Poi ci sono cinque ospedali di base: l’ospedale Bonino Pulejo-Piemonte, gli ospedali riuniti Milazzo-Barcellona Pozzo di Gotto, gli ospedali riuniti Sant’Agata di Militello-Mistretta, l’ospedale di Patti e infine il San Vincenzo di Taormina. Lipari è classificata come struttura di zona disagiata.

La centrale operativa del 118 rimane al Papardo di Messina. Le ambulanze medicalizzate saranno a Brolo, San Piero Patti, Falcone, Novara di Sicilia, Messina Nord, Scaletta Zanclea, Salina, Capo d’Orlando, Tortorici, Torregrossa, Francavilla di Sicilia, Santa Teresa di Riva, Santo Stefano di Camastra, Barcellona, Milazzo, Sant’Agata di militello. I Pta sono sei (Milazzo, Messina, Mistretta, Barcellona, Sant’Agata di Militello e Lipari).

PALERMO-TRAPANI. Ospedale di riferimento, quindi di secondo livello, è l’Arnas Civico di Palermo. Per Trapani, che non ha un ospedale di secondo livello, il riferimento sarà il Sant’Antonio Abate, che è di primo livello insieme al Villa Sofia-Cervello e il Buccheri La Ferla a Palermo. Il Vittorio Emanuele III a Salemi sarà ospedale di comunità. Gli ospedali di base, con solo quattro specialità, sono l’Ingrassia di Palermo, il Giglio di Cefalù e le strutture di Partinico, Termini Imerese, Alcamo, Castelvetrano, Marsala e Mazara del Vallo. Sono considerati ospedali di zona disagiata Corleone, Petralia Sottana e Pantelleria.

La centrale operativa del 118 rimane al Civico di Palermo. Le ambulanze medicalizzate sono a Bagheria, Carini (2), Misilmeri, Monreale, Santa Flavia, Termini Imerese, Lercara Friddi (2), Palazzo Adriano, Castelbuono, Cefalù, Isola delle Femmine, Salemi (2), San Vito Lo Capo, Alcamo, Favignana, Pantelleria. I Pta sono 12 (di cui quattro a Palermo).

CATANIA-RAGUSA-SIRACUSA. Il Dipartimento di emergenza e accettazione di secondo livello è l’ospedale Cannizzaro di Catania, che è riferimento (hub) per l’intero bacino. Gli spoke (ospedali di primo livello) sono l’Arnas Garibaldi a Catania, il Policlinico di Catania, l’ospedale di Caltagirone, l’ospedale Mria Paternò Arezzo a Ragusa e l’Umberto I a Siracusa.

Le strutture di base sono gli ospedali riuniti Acireale-Giarre, gli ospedali Biancavilla-Paternò, gli ospedali riuniti Vittoria-Comiso, l’ospedale di Avola, quello di Augusta e quello di Lentini. L’ospedale di Bronte è catalogato come area disagiata. Tre gli ospedali di comunità per malati cronici e non acuti: le strutture di Militello Val di Catania,  Scicli e Noto, che perderanno tutte le discipline legate all’emergenza e urgenza.

La centrale operativa del 118 rimane all’ospedale Cannizzaro a Catania. Le ambulanze medicalizzate saranno a Ramacca (2), Grammichele (2), Mineo (2), Linguaglossa (2), Randazzo (2), Adrano, Paternò, San Giovanni La Punta, Vizzini, Pozzallo (2), Chiaramonte Gulfi (2), Scoglitti, Comiso, Modica, Pachino (2), Rosolini (2), Palazzolo Acreide (2), Augusta, Sortino. I Pta sono 17.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV