La lettera di Marina Fontana ai familiari delle vittime del maltempo: “riuscirete a vincerlo questo dolore”

13 Nov 2018

Sopravvissuta ad un incidente stradale nel quale ha perso il marito, scrive una lettera aperta ai familiari delle vittime del maltempo

 

di

Riceviamo e pubblichiamo

 

“I fatti tragici di questi giorni, la tragedia e le vittime di Casteldaccia, la tragedia del dottore Liotta, uomo buono e bravissimo medico morto mentre stava andando a svolgere il suo turno di pediatra in ospedale, il pensiero al dolore dei familiari di questi morti, mi riportano indietro nel tempo, al momento della mia di tragedia, al mio percorso di elaborazione del dolore, al percorso di me donna, moglie, mamma mancata, sopravvissuta miracolosamente ad un incidente mortale, che ha dovuto lottare e che ancora sta lottando, per guarire dalle ferite fisiche, e per elaborare una tragedia così difficile da accettare, ma che oggi può dirvi: ‘riuscirete a vincerlo questo dolore , riuscirete ad andare oltre, senza dimenticare mai l’amore che avete vissuto con le persone che una tragedia ingiusta vi ha portato via…’ Non esiste nulla di più inumano da vivere come quando perdiamo una persona cara, in maniera brusca e in modo così ingiusto e inaccettabile. La morte di una persona cara è una meteora che si abbatte su di noi con una violenza tale da spaccare la nostra esistenza quotidiana. Ci sono dolori che non si possono cancellare. Esistono. Possiamo solo affrontarli ed elaborarli, lentamente e con fermezza, per fare in modo che non ci devastino. E ci vuole tempo, tanto tempo. Non basta fare ‘come se’ niente fosse successo, dopo un dolore così, nella tua vita, niente sarà più come prima, tu non sarai più quella o quello di prima. Ma il tempo aiuta, e riuscirai a ritrovare la forza per andare avanti dentro di te, aiutata dalle persone che ti amano, e che anche tu ami, che sono ancora accanto a te. E piano piano si può riuscire a rivedere i colori della vita, ad organizzare nuovamente la propria vita, anche se in modo diverso. E se abbiamo voglia di piangere? Facciamolo. È umano piangere. Anche Gesù ‘cedette alle lacrime’ quando vide i familiari di Lazzaro piangere. (Giovanni 11:33, 35). Così dimostrò che è normale piangere quando muore una persona cara. Nei momenti immediatamente successivi alla perdita, siamo sotto shock, non sempre avvertiamo subito il dolore, possono passare giorni prima che la sofferenza ci travolga, ma il dolore arriverà e ci troverà impreparati ad accoglierlo. Il nostro mondo è stato sconvolto, tutto ciò che prima aveva importanza diventa improvvisamente inutile e sciocco.

Quando una persona che amiamo se ne va via per sempre, morto ingiustamente e improvvisamente, è difficile imparare a vivere quel vuoto profondo che ci si spalanca all’improvviso. E non serve voltare pagina, non basta ripetersi che la vita continua, non basta dirsi che non serve a nulla piangere, e neanche imporsi di non pensarci… Quel vuoto è lì, ed è come una ferita profonda. Piano piano cercheremo di farla cicatrizzare… anche se alcune ferite non cicatrizzano mai completamente… All’inizio ci nascondiamo nell’azione, nei mille impegni che di solito seguono ad una morte, tra gli abbracci e le parole d’affetto di amici e parenti, poi arriva il momento in cui si rimane soli con noi stessi e con i membri più ristretti delle nostre famiglie, e tutto si trasforma in vuoto, e arriva il dolore, e con lui il pianto, e quella sensazione di perdita e di mancanza che prevale insieme alla consapevolezza del non potere più vedere, ne sentire, ne stringere “chi” fino a poco prima era con te. Stare accanto a qualcuno che soffre una perdita improvvisa non è compito semplice, perché richiede la capacità di fermarsi ad attendere i tempi del suo dolore, sopportarlo, accoglierlo senza volerlo sradicare e curare a tutti i costi. I familiari e i veri amici sono di solito le figure più vicine nel momento del lutto e per loro è difficile capire come comportarsi: ‘Esserci senza esserci’: essere presenti e disponibili all’ascolto quando l’altro ha bisogno di parlare, evitando di gravargli addosso con la nostra domanda di normalità. E ci vuole tempo per elaborare l’irreversibilità della morte, ci vuole tempo per ricordare i momenti belli e farne tesoro, ci vuole tempo per piangere, per parlare della persona scomparsa, per raccogliersi in se stessi. Solo dopo aver pianto, dopo aver accettato che lui o lei non torneranno più, possiamo provare ad asciugare le nostre lacrime e ad andare oltre, ma non potremo mai dimenticare o cancellare tutti quei piccoli grandi ricordi che ci legheranno per sempre alle nostre persone care…capiremo come custodirli e difenderli conservandoli nella cassaforte del nostro cuore. Solo poi, si può tornare di nuovo alla vita, nonostante la sofferenza conserveremo i ricordi consapevoli che resteranno solo ricordi e solo così si può amare di nuovo. E ricominciare. E riprendere a sorridere… Ed è con tutto l’affetto possibile che voglio abbracciare tutti voi e dirvi : ‘solo nell’amore delle persone che avete ancora accanto si trova la cura, la consolazione e la strada per credere ancora ai colori e al bello che la vita ci dona’”.

Marina Fontana Cona

 

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