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Dal palazzo

L'approfondimento

La Legge sulle cure palliative compie 11 anni: «Una conquista di civiltà, ma restano criticità»

L'intervista di Insanitas al deputato nazionale Giorgio Trizzino, fondatore della Samot (società per l'assistenza al malato oncologico terminale) e primo direttore dell'hospice dell'Arnas Civico di Palermo.

Tempo di lettura: 4 minuti

È il 15 marzo di undici anni fa. Il Parlamento nazionale approva la legge 38 del 2010, concernente “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”. È un punto di arrivo che stabilisce diritti e doveri: vengono garantiti rispetto, equità e autonomia della persona sotto il profilo dell’assistenza, in ogni fase della vita e per qualunque patologia ad andamento cronico ed evolutivo. Le strutture sanitarie destinate a questo ambito, inoltre, si impegnano ad assicurare un programma di cura per il malato, che tenga conto della famiglia, caratterizzato da un approccio multidisciplinare e da un supporto professionalmente mirato e di qualità.

Allora si può ben dire che la legge 38 del 2010 è davvero una conquista. Ad oggi, tuttavia, anche se negli anni sono stati raggiunti importanti obiettivi a livello di attuazione, rimangono diverse criticità. Alcune della quali emergono in maniera più evidente a causa del periodo particolarmente difficile che stiamo vivendo, dominato dalla pandemia da Coronavirus. Insanitas ha intervistato sull’argomento il deputato nazionale Giorgio Trizzino. Medico palermitano, fondatore della Samot (società per l’assistenza al malato oncologico terminale), il professore, che tra l’altro ha diretto per primo nel 2005 l’hospice dell’Arnas Civico di Palermo, è una figura centrale per approfondire il tema, in quanto impegnato e attivo su questo versante e in prima linea suo ciò che riguarda appunto le cure palliative.

Professore perché la legge 38/2010 viene considerata innovativa?
«È la legge che introduce forme di tutela e garanzie per l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Sin dalla sua approvazione ha avuto la più grande e ampia produzione di decreti attuativi al fine di assicurare, in questo ambito, un’assistenza il più possibile qualificata e appropriata».

Lei tantissime volte, non a caso, l’ha definita “una conquista di civiltà”.
«Guarda, a livello globale, al malato, ma anche alla sua famiglia. Si parla appunto di approccio multidisciplinare e multiprofessionale: nelle vari fasi di assistenza, a domicilio e negli hospice, intervengono quindi numerose figure. In questi anni sono stati raggiunti importanti obiettivi, ma dobbiamo essere consapevoli di tutto ciò che ancora bisogna fare».

Ci sono allora problematiche?
«Sì, rimangono evidenti criticità da risolvere. Alla luce soprattutto del periodo drammatico che stiamo attraversando: in questo momento, infatti, in cui le vittime da Covid hanno superato le 100mila unità, le morti in solitudine e in grande sofferenza sono un problema che dobbiamo avere il coraggio di affrontare e soprattutto gestire con i mezzi a disposizione».

Qual è la criticità più tangibile?
«Da una parte la disomogeneità delle reti locali di cure palliative e dall’altra l’adozione di modelli organizzativi e percorsi assistenziali di presa in carico del paziente diversi tra le regioni. Allo stato attuale c’è una frammentazione, abbastanza evidente anche tra Nord e Sud».

Tenendo conto quindi della pandemia in corso, quali azioni potrebbero essere attuate nell’immediato?
«Su questo versante recentemente è stato approvato un mio ordine del giorno che è la sintesi dell’impegno del governo ad attualizzare proprio questa legge. In particolare, potenziare le cure palliative domiciliari per la presa in carico di malati in condizioni di cronicità complesse e avanzate, implementare lo sviluppo strutturale delle reti locali di cure palliative sul territorio nazionale, in modo da garantire ai malati e alle famiglie l’assistenza adeguata nei diversi setting assistenziali. A questi due obiettivi si aggiunge poi quello di individuare le tariffe per le cure palliative».

Come mai non sono state ancora identificate le tariffe?
«Purtroppo c’è stata una mancanza di coordinamento e le regioni si sono organizzate come hanno potuto. Una cosa che occorre sottolineare è che spesso si fa il grande errore di considerare le cure palliative solo negli ultimi momenti di vita delle persone. In realtà dovrebbero essere intraprese in una fase molto precoce della malattia, cosa che determinerebbe per il sistema sanitario anche un enorme beneficio in termini economici. Così infatti si ridurrebbero i ricoveri ospedalieri, gli accessi al pronto soccorso e a tutte quelle forme assistenziali che hanno un costo elevato. In questa ottica allora bisogna fare investimenti significativi, guardando chiaramente ad un sistema di assistenza che sia di altissimo livello. Molti Paesi l’hanno fatto e lo stanno facendo. Ecco allora che diventa molto importante dare una spinta informativa, sensibilizzando sul valore delle cure palliative e di come queste possano essere davvero una risorsa».

E a proposito di informazione, pensa che oggi ci sia contezza dell’importanza delle cure palliative?
«Molti purtroppo ancora oggi non conoscono il diritto che possono avere. Inoltre, è stata fatta una ricerca in questo senso e si è visto che una fetta enorme della popolazione non sa neppure cosa siano le cure palliative. E alcuni, poi, ne hanno spesso una visione distorta. Oggi però grazie alla perseveranza e alla corretta informazione, stiamo andando avanti e c’è un maggiore orientamento al dialogo da parte di tutte le realtà che operano nell’ambito delle cure palliative».

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