La figura dello psicologo in ospedale: ecco il modello organizzativo al “Cervello” di Palermo

20 Febbraio 2019

Dalla sperimentazione del Ce.S.I.P.P.U.Ò. alla nascita del S.I.P.U.Ò. nel dipartimento materno infantile. L’intervista al coordinatore scientifico Giovanna Perricone.

di Valentina Grasso

PALERMO. Lo psicologo come figura professionale che possa integrarsi allo staff medico-sanitario di un reparto, abbandonando il modello “a chiamata”.

Questo il progetto portato avanti dalla sperimentazione del Ce.S.I.P.P.U.Ò., (Centro Sperimentale Interistituzionale Polivalente Pediatrico Universitario Ospedaliero), attivato nel 2011 con un protocollo di intesa tra il partner aziendale individuato negli Ospedali Riuniti “Villa Sofia- Cervello”, l’Università degli Studi di Palermo (che vi ha preso parte come organo demandato alla ricerca) e il privato sociale costituito dallo I.E.D.P.E. Palermo (Istituto Europeo per il disagio e la promozione Evolutiva-Educativa), all’interno di tutti i reparti pediatrici e del materno infantile dell’ospedale “Cervello” e sostenuto dall’Assessorato alla Salute, attraverso i progetti di riferimento del Piano Sanitario Nazionale.

Il lavoro sperimentale ha inteso dimostrare la necessità di un modello di lavoro integrato che preveda la stretta vicinanza e collaborazione tra gli operatori medico-sanitari e lo psicologo, al fine di maturare un nuovo tipo di rapporto tra l’équipe e i pazienti di tutti i reparti del materno infantile, in un’ottica di umanizzazione delle cure, e servendosi di un modello organizzativo dipartimentale volto a creare nessi tra i reparti, le figure professionali, l’ospedale e i servizi territoriali.

Il Ce.S.I.P.P.U.Ò.  ha sviluppato una diversa modalità di intervento psicologico in ospedale, in assenza di una specifica domanda dell’utente e non sovrapponibile quindi a quella dei servizi territoriali, che prevede, invece, la promozione e lo sviluppo della domanda di fruizione del supporto psicologico richiesta dall’utente.

La sperimentazione si è articolata in quattro direzioni: del supporto psicologico, della ricerca, della formazione degli operatori sanitari e della formazione di giovani professionisti.

«Il supporto psicologico è stato attivato nelle sue diverse tipologie di counseling- spiega la professoressa Giovanna Perricone, coordinatore scientifico del Ce.S.I.P.P.U.Ò. e presidente della S.I.P.Ped- di riabilitazione psicologica, sociale ed educativa, nel colloquio, attraverso tecniche di anticipazione degli eventi e attraverso tecniche legate all’ascolto».

Al risultato hanno contribuito anche pedagogisti, esperti della comunicazione e assistenti sociali. Il lavoro maturato dal Ce.S.I.P.P.U.Ò. ha avuto l’obiettivo di dimostrare la necessità di un supporto psicologico integrato nella quotidianità “all’interno dei reparti portando avanti un modello che ha consentito di facilitare la comunicazione tra gli operatori, tra il personale sanitario e gli utenti ma anche tra gli stessi reparti”.

Un aspetto fondamentale del modello ha riguardato “la ricerca con la sua connotazione di ricerca-servizio come possibilità di lettura, oltre che delle compromissioni, anche delle risorse del paziente. Una ricerca-servizio che diventa una sorta di assessment che, socializzata e condivisa con il personale medico- spiega Perricone- diventa anche un modo per una presa in carico personalizzata nella cura, nei processi e nel trattamento”.

La presa in carico del paziente avviene secondo una comunione di intenti del medico, dello psicologo e di tutte le altre figure professionali coinvolte, affinché ognuno tenga conto dell’azione dell’altro e viceversa, disegnando un quadro clinico quanto più completo possibile che consideri, non solo la patologia fisica ma anche la condizione psicologica dell’assistito.

Uno sguardo è stato rivolto inoltre alla formazione. “In questi anni si è portata avanti una formazione non solo ‘on the job’-precisa Perricone- ma che ha messo insieme sempre tutte le figure professionali e, nello specifico, utenti della formazione sono stati anche gli psicologi. Quindi i colleghi medici si sono trovati a fare formazione insieme con gli psicologi, con le altre figure professionali e insieme con gli infermieri. Una formazione che ha lavorato molto su tre importanti direzioni: il ruolo, il sé, le attività”.

“Inoltre- continua- attraverso il Ce.S.I.P.P.U.Ò. i giovani già in possesso di una laurea, durante i tirocini formativi e durante i tirocini professionalizzanti, hanno avuto modo di vedere come si fa, come lo psicologo gestisce un colloquio e come gestisce un counseling in ospedale”.

Molto positive si rivelano essere le ricadute di questo nuovo modello, dal punto di vista economico, giuridico e sociale. “Le ricadute sono di contenimento della spesa sanitaria perché- commenta Giovanna Perricone- evidentemente il supporto psicologico, nel senso dell’aiuto all’autoregolazione, alla possibilità di vedersi ed accettarsi, nella cronicità o anche nell’acuzie, porta, nel momento stesso in cui si lascia l’ospedale, a non dovere ricorrere a farmaci per disturbi che sono di natura funzionale o neurovegetativa o per somatizzazioni dell’ansia e nemmeno alla continue e ripetute consultazioni dei servizi territoriali. Per di più abbiamo attivato dei follow-up che consentono, laddove medico e psicologo rilevino una fragilità emotiva, di accompagnare il paziente per un massimo di quattro incontri”.

E sono proprio i follow-up che permettono di contenere persino la spesa giuridica e sociale “nel senso che, se il paziente, o il parente nel caso dei bambini, viene accompagnato e sostenuto in un evento doloroso, ci penserà più volte prima di denunciare”.

La presenza di un psicologo in ospedale inoltre può rappresentare un sorta di “sensore di fenomeni sociali disfunzionali che vanno dal bullismo al maltrattamento, all’abuso e alla violenza”, sottolinea Giovanna Perricone.

Il Ce.S.I.P.P.U.Ò. ha chiuso il suo periodo di sperimentazione e dal 31 luglio si è tradotto nel S.I.P.U.Ò., Servizi Interistituzionali di Psicologia Universitario Ospedaliero che, attraverso una convenzione, verrà inserito nella nuova U.O.C. di Psicologia degli Ospedali Riuniti “Villa Sofia-Cervello” istituita con la nuova rete ospedaliera in corso di approvazione.

A coordinare i servizi, che vedono tra i partner già presenti nel protocollo di intesa del Ce.S.I.P.P.U.Ò. anche la S.I.P.P.ed., Società Italiana di Psicologia Pediatrica, sarà ancora una volta Giovanna Perricone.

Il progetto ha permesso di elaborare un modello di lavoro e di comprendere quali potessero essere gli interventi da mantenere e da perfezionare e le azioni da tralasciare.

“Il Ce.S.I.P.P.U.Ò. infatti- spiega Perricone- ha consegnato all’azienda le modalità di inserimento del lavoro degli psicologi e delle azioni psicologiche significative all’interno del dipartimento materno infantile”.

Fondamentale è il coinvolgimento di “psicologi professionisti- continua- che conoscano a fondo il sistema della sanità e la psicologia ospedaliera e che quindi sappiano distinguere la differenza tra il tipo di pratica professionale all’interno dei reparti e quella specifica di uno studio privato.”.

È soprattutto il lavoro interdisciplinare, e fortemente integrato, l’aspetto riportato e consolidato nel S.I.P.U.Ò ma è importante si è rivelata anche l’attività di monitoraggio e la rilevazione della human satisfaction degli utenti in quanto “tutti gli operatori, attraverso una scheda di rilevazione, monitorano lo sviluppo di ogni caso che viene preso in carico sia sul piano dell’intervento psicologico compiuto sia di quei contatti che sono propri dell’accoglienza”.

Una novità del servizio riguarda i follow-up, in fase di definizione, che verranno proposti e concordati con l’utente dietro consenso informato e, dopo aver preso contatto con il pediatra di famiglia nel caso di bambini o di un ginecologo o medico di famiglia nel caso di una donna e di una coppia, verranno attivati a seguito del pagamento di un ticket per la prestazione corrispondente alla consulenza psicologica.

“Se alla fine degli incontri l’utente manifesterà ancora i “segni” della fragilità iniziale- sottolinea- lo psicologo redigerà una relazione che verrà consegnata al paziente e inviata al medico di riferimento. Nel caso in cui il disorientamento dovesse permanere lo psicologo si occuperà di creare un collegamento con i servizi territoriali. In tal senso si procederà promuovendo un protocollo d’intesa con l’ASP”.

Grazie all’attività del S.I.P..U.Ò verrà attivato anche un laboratorio di apprendimento organizzativo al fine di promuovere, nei reparti, una riflessione sugli eventuali cambiamenti da programmare.

Il format del S.I.P..U.Ò, confortato da realtà europee già consolidate da tempo “e confermato da evidenze scientifiche, può essere sicuramente esportato ma ancor prima presentato in Assessorato, perché si possa avviare una nuova sperimentazione in un’altra azienda ospedaliera per valutarne- conclude Giovanna Perricone- le dinamiche interne e le risorse umane necessarie al completo svolgimento del progetto”.

POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE...

Seguici su Facebook

Made with by DRTADV