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La famiglia di Boris Giuliano dona due ventilatori polmonari al Policlinico di Palermo

1 Aprile 2020

I due ventilatori, che verranno impiegati nel trattamento dei pazienti affetti da insufficienza respiratoria per infezione polmonare da SARS-cov2

 

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L’emergenza coronavirus, tra le migliaia di difficoltà, spinge anche ad importanti gesti di solidarietà e generosità. Tanti gli esempi, anche nelle scorse settimane, a sostegno dei reparti, dei medici, degli infermieri e degli operatori sanitari siciliani in prima linea nel trattamento dei pazienti Covid-positivi. E l’ultimo vede protagonisti il Policlinico universitario di Palermo e la famiglia di Boris Giuliano, il poliziotto e capo Squadra Mobile di Palermo ucciso per mano di Cosa nostra nel 1979.

Nella giornata di ieri, la moglie Ines Leotta e i figli Alessandro, Selima ed Emanuela hanno acquistato e donato due ventilatori polmonari di ultima generazione al reparto di Pneumologia del “Paolo Giaccone” che sta gestendo l’area coorte Covid e il reparto di Terapia intensiva che prende in cura i pazienti con maggiori criticità, in memoria dello straordinario impegno di colui che non fu solo un coraggioso uomo di Stato ma anche un generoso marito e padre.

I due ventilatori, che verranno impiegati nel trattamento dei pazienti affetti da insufficienza respiratoria per infezione polmonare da SARS-cov2 ricoverati al Policlinico, si vanno ad aggiungere a quelli già esistenti nel reparto, ai macchinari provenienti da altre donazioni e alle altre unità che l’azienda ospedaliera sta provvedendo ad acquistare.

“Gesti nobili come questo danno aiuto concreto e fanno sentire gli operatori supportati anche emotivamente – commenta il professore Nicola Scichilone, responsabile dell’Unità operativa di Pneumologia-Covid del Policlinico e docente ordinario dell’Università di Palermo -. Il capo della Mobile Giuliano è stato un esempio di onestà e altruismo e questo è il modo più bello per ricordarlo”. “Il mio personale ringraziamento va alla moglie e ai figli per questo gesto di generosità”, ha poi aggiunto Scichilone presente alla consegna dei macchinari insieme a tutto lo staff di specialisti e allo staff paramedico. Ad oggi, e a partire da metà marzo, sono stati circa 50 i pazienti ricoverati del reparto con sospetta infezione da coronavirus ad alto rischio mentre “in terapia intensiva- conclude – è transitato qualche paziente positivo poi trasferito in altro ospedale”.

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