Bonino Pulejo defibrillatore

La donna palermitana risvegliata dopo 4 anni? Non era in coma, bensì affetta dalla Sindrome di Locked-in

7 Settembre 2016

Rosalba Giusti non dormiva e sentiva cosa accadeva intorno a lei, imparando persino a riconoscere i sanitari che le prestavano le cure. Il direttore sanitario dell'Irccs Bonino Pulejo: «Non si è trattato propriamente di coma, ma di uno stato di minima coscienza».

 

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Sta riscuotendo uno straordinario successo mediatico la storia di Rosalba Giusti, la 68enne palermitana che era finita in stato di minima coscienza (e, quindi, non in coma nel senso letterale del termine) in seguito alla rottura di un aneurisma, per poi “risvegliarsi” improvvisamente pochi giorni fa, dopo 4 anni.

All’Irccs Neurolesi di Messina però nessuno parla di “miracolo”, solo di un evento raro ma possibile, frutto di un lungo ed attento lavoro.  Al Bonino Pulejo Rosalba Giusti ha iniziato una lenta riabilitazione. Stimoli quotidiani a cui sembrava non rispondere, fino a quando una notte di dicembre ha pronunciato le sue prime parole dopo quattro anni di buio e silenzio.

Rosalba ha chiesto dei figli, chiamando poi per nome ogni infermiere che con amore e professionalità le era stato accanto fin dal primo momento.

In Medicina si chiama “Sindrome di Locked-in”: il paziente percepisce ogni avvenimento esterno senza poter dare segno alcuno di essere vigile. Rosalba Giusti non dormiva e sentiva cosa accadeva intorno a lei, imparando persino a riconoscere i sanitari che le prestavano le necessarie cure.

«La signora Presti – spiega il direttore sanitario dell’Irccs Bernardo Alagna – è stata quotidianamente sottoposta a 240 minuti di stimoli sensoriali anche in assenza di risposta. In seguito all’emorragia è come se il suo cervello fosse andato in standby. Non si è trattato propriamente di coma, ma di uno stato di minima coscienza. Lo dimostra il fatto che la signora al risveglio è riuscita a riconoscere medici e infermieri. Fin dall’inizio il paziente ha mantenuto alcuni movimenti come l’apertura e la chiusura degli occhi, pur non reagendo agli stimoli esterni».

«Scientificamente- precisa Alagna- il risveglio corrisponde al recupero delle aree cerebrali che per un periodo di tempo hanno funzionato al minimo delle proprie capacità. È un avvenimento molto raro, ma non impossibile. Dobbiamo quindi avere fiducia nelle conoscenze fin qui acquisite e non perdere mai la speranza».

Per Rosalba inizia adesso una nuova sfida. «La paziente -aggiunge Alagna- si è svegliata trovandosi però in un corpo che non le appartiene. Il lungo periodo di stato vegetativo ha infatti provocato diverse paralisi che richiedono una lunga riabilitazione motoria”.

La storia di Rosalba ha richiamato alla mente un episodio molto simile avvenuto sempre nella stanze dell’Irccs. Lo scorso dicembre, proprio mentre la 68enne iniziava una lenta ripresa, una signora messinese si è svegliata dopo due anni di coma in seguito a una grave lesione cerebrale. «In poco tempo abbiamo registrato il risveglio di due pazienti. È come se avessimo beneficiato di un’ondata positiva».

Per saperne di più sulla sindrome di Locked-in  leggi qui

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