renato costa

La deriva del servizio sanitario nazionale, ospedali vittime del “terrorismo contabile”

30 Gennaio 2020

Riceviamo e pubblichiamo il commento di Renato Costa Segretario FP-CGIL Medici e Dirigenti Sanitari Sicilia

 

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Per la rubrica “le vostre segnalazioni” riceviamo e pubblichiamo il commento del dottor Renato Costa, Segretario FP-CGIL Medici e Dirigenti Sanitari Sicilia.

A quasi trent’anni dal processo di aziendalizzazione in sanità, credo sia arrivato il momento di prendere coscienza di un dato oramai evidente e non più negabile: la Medicina è morta!

L’Azienda sanitaria infatti, sin dalla sua nascita, avrebbe dovuto essere una organizzazione di beni e capitale umano finalizzata alla soddisfazione di bisogni umani attraverso la produzione e la distribuzione di servizi, finalizzati al raggiungimento di obiettivi di salute, ma sin da subito le aziende sanitarie sono di fatto diventate imprese, e l’impresa necessita di capitale sufficiente a coprire e superare il costo delle spese di produzione, e soprattutto, a produrre un guadagno o profitto. Le conseguenze di questo aberrante meccanismo, realizzatosi su tutto il territorio nazionale, sono sotto gli occhi di tutti.

Un servizio sanitario tra i migliori al mondo privato della sua identità, devastato da logiche di economia di mercato con principi ben lontani dall’economia sanitaria, ma pervasi di un economicismo deleterio, un mercato selvaggio e senza regole dove viene analizzata la domanda senza nessuna analisi dei reali bisogni. Si è quindi realizzato una sorta di «terrorismo contabile» denunciato in proposito già a suo tempo dall’economista Federico Caffè.

Proprio questa ossessione contabile ha preso il sopravvento. La missione imperativa dei direttori generali, muniti di poteri assoluti verso il basso (ma del tutto succubi dei loro supervisori partitici), non è stata più quella di assicurare la salute dei cittadini, ma di garantire il pareggio di bilancio.  Tutto il sistema dei pagamenti (DRG) è stato sottoposto a questo principio e ciò ha determinato progressivi tagli di servizi, specie quelli a bassa remunerazione, per privilegiare quelli a più alta redditività. Abbiamo di fatto realizzato un trasferimento dei poteri dal Ministero della Salute al MEF. Una ventata di neoliberismo spinto che ha spazzato via i principi fondanti del SSN.

E quindi tra raggiungimento della parità dei bilanci aziendali, tra le ossessioni per le performance sui ricoveri (peso medio drg, degenza media), il medico, smarrito, ha perso la sua identità.

Vessato da obblighi formativi di dubbia efficacia, costretto a vivere in ospedali dove tutto è utile alla carriera tranne il merito e le capacità professionali, troppo spesso circondato da pessime organizzazioni del lavoro a dal malaffare dilagante in sanità, costretto ad assumere sempre più di frequente atteggiamenti di medicina difensiva e, cosa più grave in assoluto, visto come un nemico da quegli stessi pazienti cui ha dedicato anni di studio e sacrifici, notti insonni prima di studio e poi di guardia, notti di preoccupazione, di dubbi sul proprio operato, notti di felicità per una vita salvata.

Si è infatti rotto quel patto sociale tra il mestiere più bello del mondo, il Medico, ed il paziente, sempre più lontano sempre più ostile sempre meno paziente.

Forse dovremmo mettere indietro le lancette dell’orologio, non di moltissimo ma almeno tornare al medico che, sugli insegnamenti della semeiotica (nobile arte medica) parla a lungo con il paziente per raccogliere una dettagliata anamnesi, strumento necessario non soltanto alla comprensione del sintomo, ma anche all’empatizzazione con il paziente (capire, comprendere, mettersi in armonia) , e poi passare all’esame obiettivo che permette al medico di toccare il paziente, stabilire un contatto fisico, guardare e ascoltare organi ed apparati, e poi ancora parlare della terapia, su che fare e perché, creare insomma quella complicità necessaria che è l’inizio, e forse la parte più importante, della cura. Quanti medici oggi lo fanno, o meglio, hanno il tempo per poterlo fare?

E allora dobbiamo trovare il coraggio di dire che così non si va da nessuna parte, che il processo di aziendalizzazione spinta ha creato delle mostruosità, e che è stato un fallimento totale, e che il rapporto medico- paziente è oramai ridotto alla mera prescrizione di esami strumentali sempre più sofisticati, sempre più costosi, sempre più inutili.

Dobbiamo quindi rivendicare un medico e una medicina liberati da asfissianti burocrazie, liberi di tornare ad esercitare il mestiere più bello del mondo con assoluta serenità, col solo vincolo di esercitare con “scienza e coscienza” e di “custodire la vita e l’ arte con innocenza e purezza” e tornare ad essere quel medico che, per dirla con Ippocrate “adempie al giuramento e non lo calpesta cui sia concesso di godere della vita e dell’arte, onorato da tutti gli uomini e per sempre ; ma che gli accada il contrario se lo viola e se spergiura”. Quanto è attuale e quanta politica dentro queste poche parole!

E quindi necessario avviare un processo in cui il governo clinico (cioè, per dirla con Donaldson, il sistema attraverso il quale le organizzazioni sanitarie si rendono responsabili per il miglioramento continuo dei loro servizi e garantiscono elevati standard di performance assistenziale, assicurando le condizioni ottimali nelle quali viene favorita l’eccellenza clinica), sia sganciato e parallelo alla gestione amministrativa. Una medicina che rimetta al centro il paziente, che finalmente trasformi il suo agire dal curare al prendersi cura, con medici che per non smarrire la propria identità dovranno riappropriarsi dei percorsi assistenziali, liberati dal giogo asfissiante della produttività a tutti i costi,una medicina insomma che rimetta al centro il rapporto medico paziente e che riconduca la pratica della sanità alle sue finalità originarie: essere medicina per l’uomo. In una parola, la Buona Medicina!

Renato Costa Segretario FP-CGIL Medici e Dirigenti Sanitari Sicilia

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