La professione infermieristica italiana si prepara a una trasformazione strutturale che potrebbe rappresentare una svolta per l’intero sistema salute. La riforma, che prende in esame la formazione infermieristica e ostetrica, si avvia infatti a diventare realtà dopo che FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), ha reso nota la pubblicazione dei decreti ministeriali che istituiscono tre nuove lauree magistrali in Scienze infermieristiche su competenze specialistiche in Cure primarie e Infermieristica di famiglia e comunità, Cure neonatali e pediatriche, e Cure intensive e nell’Emergenza.
La notizia era stata anticipata lo scorso 21 febbraio 2026 durante il Consiglio Nazionale FNOPI, lasciando intendere un cambio di paradigma con un impatto significativo sul Servizio Sanitario Nazionale.
Le novità introdotte dai decreti
Il Decreto Ministeriale n. 159 del 6-2-2026 modifica l’ordinamento della classe di laurea in Scienze infermieristiche ed ostetriche (LM/SNT1), introducendo una netta distinzione tra le competenze manageriali- formative e quelle clinico- specialistiche. Il Decreto Ministeriale n. 177 del 25 -2-2026 stabilisce l’attivazione degli indirizzi specialistici e, allo stesso tempo, la soppressione del corso di laurea triennale in Infermieristica pediatrica, integrando tale formazione all’interno della nuova magistrale.
Si avvia pertanto l’iter attuativo per garantire agli studenti, già dal prossimo anno accademico, la possibilità di accedere ai nuovi percorsi con l’obiettivo di formare i futuri infermieri in settori cruciali della cura e dell’assistenza: l’Infermiere di Famiglia e Comunità, l’Infermiere in Cure Intensive ed Emergenza, l’Infermiere in Cure Neonatali e Pediatriche.
Una riforma che nell’ultimo periodo è stata però molto dibattuta, accolta con favore da buona parte dei professionisti del settore, ma anche con qualche critica. Se da un lato segnerebbe il passaggio del ruolo dell’infermiere da esecutore a un professionista clinico autonomo, con una maggiore valorizzazione dei percorsi specialistici, dall’altro è stata espressa qualche perplessità circa l’estensione delle competenze prescrittive, intravedendo potenziali rischi nelle possibili sovrapposizioni di ruolo.
Ulteriore nodo, quello che riguarda la carenza di personale: secondo alcune organizzazioni sindacali mediche le competenze cliniche non possono essere demandate agli infermieri per sopperire alla carenza di personale; secondo l’Ordine degli Infermieri invece, una maggiore valorizzazione delle competenze infermieristiche impatterebbe positivamente sull’assetto del servizio sanitario.
Su questo tema, Insanitas ha messo a confronto i punti di vista di Giuseppe Bonsignore, Segretario Regionale di CIMO (Confederazione Italiana Medici Ospedalieri) e Antonino Amato, Presidente dell’OPI Palermo (Ordine delle professioni infermieristiche). 
Giuseppe Bonsignore, le nuove lauree magistrali cliniche rappresentano un’evoluzione per la professione infermieristica o si corre qualche rischio?
«Le nuove lauree magistrali infermieristiche ad indirizzo clinico sono da considerare favorevolmente. Il percorso di evoluzione culturale e professionale dell’infermiere in Italia è in continuo divenire e tale crescita non può che essere vista positivamente. Si è parlato di una polemica tra medici e infermieri, che probabilmente è nata da semplici incomprensioni e difetti di comunicazione da entrambe le parti. Come sindacato medico non possiamo che concordare con il Presidente Nazionale della FNOMCeO quando afferma che l’inserimento nel testo di riforma della possibilità prescrittiva da parte degli infermieri, per quanto limitata soltanto ad alcuni ausili e presidi, rischia di ingenerare confusione nei ruoli. La prescrizione, derivando da un processo diagnostico, rappresenta un “atto medico” e tale principio non può essere derogato. Le competenze del medico, che giungono dopo uno specifico percorso di studi, sono ben diverse da quelle dell’infermiere e non possono essere demandate ad altre figure soltanto per sopperire a carenze di personale».
Quindi quali sono le possibili ripercussioni?
«Sembra quasi che, visto che negli ospedali mancano i medici, la soluzione “geniale” da parte del Governo Nazionale sia quella di surrogare tali carenze con il ricorso ad altre figure professionali che non ne hanno le competenze, ma che allo stesso tempo non verrebbero garantite da un punto di visto medico-legale e nemmeno sotto il profilo economico. Questo processo, alla fine, rischia di essere una sorta di boomerang per l’infermiere, se prima non si cambia l’inquadramento giuridico ed economico di questa figura professionale».
Presidente Amato, l’Ordine degli Infermieri come ha accolto il via libera alle nuove lauree?
«In modo favorevole perché questa riforma rappresenta una svolta storica per la professione infermieristica, soprattutto per la qualità dell’assistenza ai cittadini. L’introduzione delle lauree magistrali cliniche permette finalmente agli infermieri di sviluppare competenze specialistiche avanzate direttamente nella pratica assistenziale, superando un modello formativo troppo orientato solo alla gestione. Inoltre, la possibilità di prescrivere presidi assistenziali come medicazioni avanzate o ausili renderà i percorsi di cura più rapidi, riducendo burocrazia e tempi di attesa per i pazienti. In un sistema sanitario che soffre di carenza di personale e di un aumento della cronicità, valorizzare la competenza infermieristica non è solo un riconoscimento professionale ma una scelta necessaria per garantire sostenibilità ed efficienza al Servizio Sanitario Nazionale».
Quanto alla possibilità prescrittiva, intravedete qualche conflitto con il lavoro del medico?
«Questa riforma non toglie nulla alle altre professioni, ma rafforza il lavoro in équipe e avvicina l’Italia a modelli già presenti in molti Paesi Europei e offre nuove opportunità di sviluppo professionale, migliorando l’accesso alle cure. Le nuove lauree magistrali a indirizzo clinico rappresentano un passaggio cruciale per l’evoluzione della professione infermieristica per rispondere in modo più efficace ai bisogni di salute della popolazione. I nuovi percorsi formativi, nelle aree delle cure primarie, pediatriche e dell’emergenza, permetteranno di formare infermieri con competenze specialistiche avanzate direttamente nella pratica clinica, rafforzando la qualità e la continuità dell’assistenza».






