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Italia Dal palazzo

I dettagli della riforma

Infermieri, svolta storica: in arrivo le lauree magistrali cliniche e il potere prescrittivo

Trasmesso in Parlamento il decreto per tre nuovi percorsi specialistici. Nasce l’infermiere clinico avanzato: più autonomia, più competenze e nuove responsabilità assistenziali.

Tempo di lettura: 6 minuti
22 Gennaio 2026 - di

La professione infermieristica italiana si prepara a una trasformazione strutturale che potrebbe segnare una svolta epocale nell’assetto del Servizio Sanitario Nazionale. Il Ministero dell’Università e della Ricerca ha trasmesso al Parlamento lo schema di decreto che introduce per gli infermieri tre nuove lauree magistrali ad indirizzo clinico, superando definitivamente l’impostazione esclusivamente gestionale delle attuali lauree magistrali in Scienze Infermieristiche. L’obiettivo è quello di formare infermieri specialisti clinici ad alta competenza, in grado di operare direttamente nei contesti assistenziali più complessi, con un grado di autonomia professionale mai riconosciuto prima nel nostro ordinamento. Una riforma che arriva in un momento critico per il sistema sanitario: secondo FNOPI, in Italia mancano oggi oltre 60.000 infermieri, mentre il rapporto è di circa 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, contro una media europea di 8,8. Un gap che pesa soprattutto sulla sanità territoriale e sulle aree critiche.

Le tre nuove lauree magistrali cliniche

Il nuovo impianto formativo, la cui attuazione è prevista tra il 2026 e il 2027, prevede tre percorsi biennali distinti. L’Infermiere di Famiglia e Comunità: Figura chiave del modello territoriale previsto dal PNRR, opererà nelle Case di Comunità, nell’assistenza domiciliare e nella gestione delle cronicità. Sarà responsabile della presa in carico continuativa del paziente cronico, dell’educazione sanitaria e della prevenzione. Infermiere in Cure Intensive ed Emergenza: Specialista dell’area critica, con competenze avanzate in monitoraggio, ventilazione, supporto vitale e gestione delle urgenze. Opererà in terapie intensive, sale operatorie e Pronto Soccorso, in stretta integrazione con l’équipe medica. Infermiere in Cure Neonatali e Pediatriche: Professionista dedicato all’assistenza dell’età evolutiva, dalla neonatologia all’ospedale pediatrico, con competenze specifiche in fisiopatologia, comunicazione familiare e gestione del neonato critico.

La prescrizione infermieristica: cosa cambia davvero

Il punto più innovativo del decreto riguarda la capacità prescrittiva dell’infermiere magistrale clinico. Gli infermieri potranno indicare e prescrivere direttamente, non farmaci, ma altri presidi sanitari, fra cui: ausili per l’incontinenza, sacche per stomie o urostomie, medicazioni avanzate e altri dispositivi assistenziali.  Si tratta di una prescrizione limitata all’ambito assistenziale, ma con un impatto organizzativo rilevante: riduzione delle liste d’attesa, semplificazione burocratica, maggiore continuità delle cure. Una scelta che metterà l’Italia in linea con quanto già avviene in Paesi come Regno Unito, Canada e Australia, dove l’advanced practice nurse rappresenta una figura consolidata.

Una risposta alla crisi di attrattività della professione

Negli ultimi dieci anni le iscrizioni ai corsi di laurea in infermieristica sono diminuite in modo significativo, mentre l’età media degli infermieri italiani supera oggi i 46 anni. La fuga dalle corsie è alimentata da carichi di lavoro elevati, salari inferiori alla media europea e scarse prospettive di carriera clinica. La riforma mira a invertire questa tendenza offrendo carriere cliniche più strutturate; accessi diretti ai master di II livello e ai dottorati; possibilità di ricerca applicata; ruoli specialistici riconosciuti contrattualmente. Secondo il Ministero della Salute, il rafforzamento delle competenze infermieristiche è una condizione indispensabile per la sostenibilità del SSN, soprattutto in un Paese in cui oltre il 24% della popolazione ha più di 65 anni e la cronicità rappresenta la principale voce di spesa sanitaria. Dal unto di vista della formazione avanzata i nuovi percorsi prevedono simulazione clinica ad alta fedeltà, laboratori sperimentale, didattica digitale, tirocini in strutture di eccellenza. L’obiettivo è garantire una formazione realmente professionalizzante, riducendo il divario tra università e pratica clinica.

Il commento del ministro Orazio Schillaci

Orazio Schillaci, Ministro della Salute, ha commentato il disegno di riforma sottolineando la centralità dell’evoluzione professionale come elemento fondamentale per la sostenibilità del sistema sanitario: “Il futuro del SSN dipende anche dal fatto di avere infermieri in servizio, infermieri motivati e con professionalità riconosciuta”. Schillaci ha evidenziato come la carenza della professione, con circa 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti, sia ancora inferiore alla media europea e richieda una strategia multilivello che includa formazione avanzata e valorizzazione delle competenze.

Un cambio di paradigma tra consensi e critiche

La riforma segna il passaggio definitivo da un infermiere esecutore a un professionista clinico autonomo, specialista e corresponsabile dei processi di cura.  Se da una parte infermieri e rappresentanze delle professioni sanitarie applaudono l’orientamento verso una maggiore autonomia clinica e la valorizzazione dei percorsi specialistici, dall’altra alcune associazioni di medici esprimono perplessità sulla estensione delle competenze prescrittive, temendo possibili sovrapposizioni di ruolo o criticità nella responsabilità clinica

“La riforma delle professioni sanitarie rappresenta una risposta necessaria ai cambiamenti che stanno attraversando il sistema sanitario nazionale. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle cronicità e l’impatto delle nuove tecnologie impongono una revisione complessiva del modo in cui le professioni sanitarie sono formate, organizzate e valorizzate all’interno dei percorsi di cura” ha affermato Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche), durante l’audizione alla Camera dei deputati sul disegno di legge delega sulla riforma delle professioni sanitarie. Mangiacavalli ha ribadito che la riforma non è una semplice revisione formale, ma punta a riallineare formazione, esercizio professionale e modelli organizzativi per affrontare le sfide epidemiologiche e demografiche in arrivo

Sul piede di guerra invece alcune fra le più rappresentative organizzazioni sindacali dei medici (Anaao Assomed, Cimo-Fesmed, Fimmg Sumai e SMI) che hanno espresso una posizione comune di netta contrarietà, definendo lo schema di decreto: “l’ennesimo blitz, realizzato senza un confronto preventivo con la professione medica, alla quale sono attribuite per legge le prerogative di diagnosi e terapia.”

Secondo i sindacati, l’attribuzione di competenze prescrittive agli infermieri rischia di creare confusione nei ruoli e nelle responsabilità cliniche, con possibili ripercussioni sulla sicurezza delle cure e sulla chiarezza dei percorsi assistenziali, soprattutto sul territorio.

La questione delle prescrizioni infermieristiche assume un rilievo particolare per la medicina generale, che rappresenta il primo punto di contatto tra cittadino e Servizio sanitario nazionale. Secondo la Fimmg “qualsiasi intervento che incida su diagnosi, prescrizione e presa in carico del paziente non può prescindere da un confronto strutturato con i medici di famiglia, chiamati quotidianamente a garantire appropriatezza, continuità e responsabilità clinica.” Il dibattito resta aperto e sarà ora il Parlamento a esprimere i propri pareri sul decreto.

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