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Ecco i dettagli

Lavoratori fragili e caregiver: dal 1° gennaio arrivano 10 ore di permesso retribuito in più

L’obiettivo è chiaro: alleggerire, almeno in parte, il carico organizzativo e psicologico di chi deve conciliare lavoro, cure mediche e assistenza continuativa.

Tempo di lettura: 4 minuti
7 Gennaio 2026 - di

Un piccolo ma significativo passo avanti per chi convive con una malattia grave o assiste un familiare non autosufficiente. Dal 1° gennaio diventano operative nuove tutele per lavoratori fragili e caregiver familiari, con l’introduzione di 10 ore annue di permesso retribuito aggiuntivo rispetto a quanto già previsto dalla disciplina vigente sui permessi di assistenza.

L’obiettivo è chiaro: alleggerire, almeno in parte, il carico organizzativo e psicologico di chi deve conciliare lavoro, cure mediche e assistenza continuativa.


A chi spettano le nuove 10 ore

Le nuove ore di permesso sono pensate per una platea ben definita di beneficiari. In particolare, potranno farne uso:

  • i lavoratori dipendenti, pubblici e privati, affetti da patologie gravi, croniche o invalidanti;

  • i lavoratori con una percentuale di invalidità riconosciuta pari o superiore al 74%;

  • i genitori lavoratori che assistono un figlio minore affetto da malattia grave o invalidante;

  • i caregiver familiari che si occupano stabilmente di una persona con disabilità grave.

Le ore aggiuntive non sostituiscono gli strumenti già previsti (come i permessi retribuiti per l’assistenza ai sensi della Legge 104), ma vanno a integrarne il quadro, offrendo un margine di flessibilità in più per gestire visite, esami e terapie.


A cosa servono e come si usano

Le 10 ore di permesso retribuito sono destinate principalmente a coprire:

  • visite specialistiche,

  • esami diagnostici,

  • cicli di terapia e controlli periodici legati alla patologia del lavoratore o del familiare assistito.

Si tratta quindi di un istituto fortemente mirato, tarato sulle esigenze di chi deve ricorrere con frequenza al sistema sanitario per motivi di salute propri o del congiunto.

Le ore possono essere utilizzate in modo frazionato, ad esempio:

  • qualche ora per una visita ambulatoriale,

  • mezza giornata per esami o terapie,

  • brevi permessi per controlli ripetuti nell’arco dell’anno.

Questo consente di adattare l’assenza dal lavoro alla concreta organizzazione degli appuntamenti sanitari.


Genitori e caregiver: diritti distinti ma complementari

Un aspetto importante riguarda i genitori di minori malati e i caregiver. Le nuove norme prevedono che:

  • il lavoratore malato possa utilizzare le 10 ore per sé;

  • il genitore o caregiver possa, a sua volta, usufruirne per accompagnare il familiare fraglie a visite, esami o trattamenti.

In pratica, si riconosce che la malattia e la fragilità non incidono solo sulla persona direttamente colpita, ma anche su chi quotidianamente se ne prende cura.


Come chiedere i nuovi permessi al datore di lavoro

Per poter utilizzare le 10 ore annue di permesso retribuito, il lavoratore deve seguire una procedura essenziale ma ben definita.

In linea generale è richiesto di:

  1. Presentare richiesta al datore di lavoro, secondo le modalità previste dall’azienda (modulo interno, email, portale HR ecc.), indicando giorni e orari in cui si prevede di assentarsi.

  2. Allegare una prescrizione o certificazione medica che attesti la necessità della visita, dell’esame o del ciclo terapeutico.

  3. Consegnare la documentazione della prestazione effettuata (ad esempio attestazione di presenza rilasciata dalla struttura sanitaria), a conferma dell’effettivo utilizzo del permesso per la finalità dichiarata.

In molti casi la gestione operativa passa anche attraverso l’INPS, che ha fornito le istruzioni applicative alle aziende e ai lavoratori, chiarendo modalità di fruizione e condizioni per l’accesso al beneficio.


Un tassello in più nel sistema delle tutele

Le 10 ore di permesso retribuito rappresentano, da sole, una misura quantitativamente limitata, ma il loro valore è soprattutto qualitativo: si collocano all’interno di un percorso di riconoscimento progressivo delle esigenze specifiche dei lavoratori fragili e di chi svolge il ruolo di caregiver.

Per chi deve incastrare turni di lavoro, terapie salva-vita, visite di controllo e incombenze familiari, poter contare su un piccolo margine di tempo in più – coperto economicamente – può tradursi in una differenza concreta nella gestione del quotidiano.

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