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ASP e Ospedali

L'intervista video

Ismett, il cardiochirurgo Pilato: «Fondamentali approccio multidisciplinare e medicina personalizzata»

«Per assicurare la qualità delle prestazioni abbiamo sviluppato anche un nostro sistema di controllo interno», ha spiegato durante un'intervista video ad Insanitas il direttore del Dipartimento Cardiotoracico.

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Nato con l’idea di realizzare un Centro trapianti multiorgano in Sicilia, l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo è stato annoverato dall’Agenas tra i primi dieci centri in Italia per qualità.

«Siamo contenti del risultato raggiunto secondo il sistema di qualità Agenas, ma per assicurare la qualità delle prestazioni Ismett ha sviluppato anche un proprio sistema di controllo interno, realizzato tramite la raccolta dei dati», ha spiegato durante un’intervista video ad Insanitas Michele Pilato, direttore del Dipartimento Cardiotoracico.

Oltre ad essere un’eccellenza nel settore dei trapianti, Ismett si distingue per la complessità dei trattamenti offerti (malattie dei vasi coronarici, malattie valvolari, aneurismi dell’aorta toracica e trapianto di cuore artificiale): «La nostra cardiochirurgia è una delle poche al di fuori degli Stati Uniti che è iscritta nel registro della “Society of Toracic Surgey”, tra le più prestigiose società americane di chirurgia cardiotoracica. In questo modo analizziamo costantemente i dati sui pazienti in termini di mortalità, complicanze in post operatorio o con insufficienza renale, infezione della ferita- ha precisato il direttore Pilato- Ciò avviene in maniera periodica in Ismett in modo tale da permetterci di analizzare la nostra performance e di eseguire aggiustamenti o correzioni, laddove ci siano eventi non adeguati o non al livello degli standard internazionali».

Michele Pilato

La collaborazione col Centro medico dell’Università di Pittsburgh ha portato a Palermo esperienze e professionalità maturate in centri di riferimento internazionali e sempre aggiornati, come nel caso degli interventi di bypass: «Il concetto base del bypass è sempre lo stesso. Si tratta di un’anastomosi tra l’aorta ascendente e le coronarie di un segmento di vena, con l’utilizzo delle arterie per il bypass– chiarisce Pilato- Negli ultimi anni, si cerca sempre di più, soprattutto nei pazienti giovani, di rivascolarizzare le coronarie con le arterie mammarie, ma quello che è cambiato riguarda la sicurezza dell’intervento, perché nell’ambito dello sviluppo delle nuove tecnologie adesso abbiamo dei sistemi di monitoraggio che, dopo il confezionamento del bypass, sono in grado di misurare il flusso dei bypass e darci certezza che sia adeguato, che la anastomosi sia stata eseguita bene e che il paziente possa uscire dalla sala operatoria in sicurezza».

Ismett si occupa, infine, anche di patologie a bassa incidenza ma insidiose, come i tumori cardiaci: «Per fortuna, non sono tumori molto frequenti, si attestano tra l’1 e il 2% della nostra attività generale. Il tumore cardiaco più frequente è benigno e si chiama Mixoma, una “palla” che in genere si forma all’interno dell’atrio sinistro, ma la chirurgia è abbastanza rapida perché una volta rimossa la massa il paziente può essere ritenuto guarito, difficilmente infatti la massa può recidivare e in tutti i casi può essere rimossa nuovamente in sede locale. I tumori cardiaci maligni sono ancora più rari, però purtroppo sono patologie che hanno una prognosi peggiore e ultimamente ne abbiamo visto qualcuno in più del solito. Tali neoplasie richiedono tecniche più complesse di demolizione delle strutture cardiache e la ricostruzione con materiale biologico, gravate da una più alta mortalità e con una prognosi a distanza condizionata dalla malignità del tumore che può essersi localizzato anche in altre parti dell’organismo», conclude Michele Pilato.

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