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A ricevere gli organi due siciliani

Ismett, eseguiti due trapianti di rene da donatore a cuore fermo: è la prima volta nel Sud Italia

A ricevere gli organi due pazienti siciliani, affetti da insufficienza renale cronica in trattamento con dialisi. la procedura è possibile grazie alla tecnologia della perfusione.

Tempo di lettura: 3 minuti

Sono stati eseguiti presso l’Irccs Ismett di Palermo i primi due trapianti di rene, prelevati da un donatore a cuore fermo. Gli interventi sono stati realizzati la scorsa settimana, grazie ad una donazione che si è resa disponibile in Piemonte.

A ricevere gli organi due pazienti siciliani, affetti da insufficienza renale cronica in trattamento con dialisi.

Da punto di vista tecnico, la procedura è possibile grazie alla tecnologia della perfusione dell’organo. Dopo il prelievo il rene viene ri-perfuso con un apposito device in condizioni di ossigenazione, pressione e temperatura controllate.

Nel caso degli organi trapiantati in Ismett, la metodologia della perfusione d’organo extra-corporea ha consentito di trasportare gli organi in aereo dal Piemonte alla Sicilia, mentre venivano perfusi con una macchina portatile.

«Grazie alle attuali procedure sia prima che dopo il prelievo- sottolineano il prof Salvatore Gruttadauria, Direttore del Dipartimento per la Cura e lo Studio delle Patologie Addominali e dei Trapianti Addominali e Salvatore Piazza, responsabile del programma di trapianto di rene- la qualità degli organi donati da un paziente a cuore fermo è la stessa rispetto a quella degli organi prelevati a cuore battente. Le condizioni dei due pazienti trapiantati in ISMETT sono buone, entrambi stanno recuperando attraverso un regolare decorso post-trapianto».

Salvatore Gruttadauria

Ismett è il primo centro da Roma in giù ad eseguire questo tipo di interventi. La Sicilia è, infatti, la quinta regione italiana, dopo Lombardia, Piemonte, Toscana ed Emilia Romagna ad aderire al Programma del Centro Nazionale dei Trapianti (CNT) sui trapianti d’organo prelevati da donatori a Cuore non battente.

Nel nostro Paese, la donazione “a cuore fermo” è regolata dalla stessa normativa della donazione da donatore in cui la morte è accertata con criteri neurologici, ovvero in morte cerebrale (sei ore di osservazione da parte della commissione che deve accertare la morte). Una volta accertata la morte, il prelievo di organi da un donatore a cuore fermo a scopo di trapianto si presenta come una procedura complessa dal punto di vista organizzativo, a partire dal sistema di emergenza sanitaria territoriale e dalle equipe di medici e operatori sanitari coinvolti nelle diverse procedure.

«L’utilizzo di organi da donatori a cuore non battente e le tecniche di “ricondizionamento” degli organi – spiega Angelo Luca, direttore dell’IRCCS ISMETT – rappresenta la nuova frontiera dei trapianti. Ismett è da alcuni anni impegnato in tali attività. Nel 2015, per la prima volta in Europa, è stato eseguito un trapianto di polmone bilaterale con organi ricondizionati con tecnica di perfusione extra-corporea, nel 2016 sono stati eseguiti due trapianti di fegato con organi ricondizionati, oggi è la volta dei reni».

Ed aggiunge: «Per migliorare le attuali tecniche di ricondizionamento degli organi, il programma clinico è affiancato dall’attività di ricerca preclinica, in collaborazione con il Bioreactor Group del McGowan Institute for Regenerative Medicine di Pittsburgh e UPMC (Centro Medico dell’Università di Pittsburgh). L’ambizioso obiettivo è quello di utilizzare sempre di più organi che altrimenti dovrebbero essere scartati, aumentare il numero dei pazienti che possono essere trapiantati, ridurre la mortalità in lista di attesa».

Angelo Luca

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