Ipertensione arteriosa, l’epidemia del terzo millennio: ecco i consigli su come prevenirla

26 Maggio 2016

Intervista di Insanitas a Giovanni Cerasola, docente di Medicina interna all'Università di Palermo e responsabile della Società italiana di NefroCardiologia. Domani e sabato a Palazzo Steri un simposio sull'argomento.

 

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Cresce in Italia il numero di persone che soffrono di ipertensione arteriosa, patologia delicata che, se non trattata in modo efficace, può portare ad eventi gravi, quali ictus e infarto. Il disturbo interessa ben il 34 per cento della popolazione di età compresa tra i 18 e i 75 anni: è molto meno diffuso nei minorenni, ma cresce in maniera notevole negli anziani. E seppur non esistano numeri precisi, sembra che in Sicilia vada anche un po’ peggio.

Insomma, cifre da non sottovalutare e c’è di più. «Circa il 70-80 per cento dei diabetici è iperteso, una prevalenza doppia- dice Giovanni Cerasola (nella foto), docente di Medicina interna all’università di Palermo- Nel nostro Paese e nel mondo occidentale, crescono il diabete, le malattie metaboliche, l’obesità viscerale e anche l’ipertensione». E c’è poco da stare allegri.

Una delle conseguenze dei livelli elevati di pressione arteriosa è costituita dai danni d’organo. L’ipertensione è ancora la prima causa di morte a livello mondiale, ma anche un fattore di rischio per eventi cardiovascolari importanti, cardiopatia ischemica e insufficienza renale. In Italia, ogni anno, circa 280mila persone muoiono per malattie cardiovascolari collegate all’ipertensione.

Ma anche i reni soffrono e non poco. «Il 21-24 per cento degli ipertesi di grado moderato o severo va incontro ad una nefropatia precoce», conferma il professore Cerasola, che è anche responsabile della Società italiana di NefroCardiologia e che ha organizzato un incontro su questo tema, insieme al professore Giuseppe Mulè, responsabile della Sezione Sicilia Calabria della Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa. Il Simposio su «Ipertensione Arteriosa e Comorbilità: approccio clinico-terapeutico al paziente complesso» si svolgerà allo Steri venerdì e sabato ed è patrocinato dall’ateneo palermitano.

Insomma, anche l’ipertensione si avvia a diventare “patologia sociale” e, vista la velocità con cui si diffonde, viene da chiedersi quale sia l’andamento sul fronte dei trattamenti. «Per quanto riguarda l’ipertensione di per sé, non ci sono novità recenti, a differenza del diabete e delle dislipidemie- spiega Cerasola- Piuttosto ci sono nuove strategie terapeutiche, con associazioni di farmaci che si rivelano utili in buona parte dei pazienti. Ora 2-3 molecole diverse vengono messe in un’unica compressa, cosa che garantisce una migliore aderenza alla terapia. Prima succedeva che, dopo un anno di trattamento, la metà dei malati lo abbandonava, mentre adesso non accade più».

A prescindere dai farmaci, per tenere sotto controllo la pressione arteriosa basta seguire qualche semplice regola, che interessa per lo più lo stile di vita. «Periodicamente la pressione va controllata- chiarisce il docente- soprattutto se ci sono casi di ipertensione in famiglia: è una patologia con forte familiarità. Se i valori si modificano anche di poco, si deve ridurre il sale e ritornare al proprio peso forma. Per evitare guai in futuro, bisogna evitare la comorbilità metabolica e il danno d’organo sub clinico, che è quello che sopraggiunge prima di ictus e infarto».

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