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“Io resto a casa”, la psicologa: «Scacciare l’ansia dedicandosi ad attività costruttive»

15 Marzo 2020

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daniela Migliore, psicologa e psicoterapeuta, che ha lavorato nell'Asp di Ragusa e svolge privatamente la professione assistendo, al momento da remoto, i suoi pazienti.

 

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Da quando in Italia sono state prese misure rigorose per il contrasto alla diffusione al coronavirus la vita di milioni di famiglie è radicalmente cambiata.

Da qualche giorno il nostro tempo è scandito dalla frase io resto a casa e da notizie e aggiornamenti che si susseguono sull’evoluzione di questa pandemia che sta mettendo in ginocchio il Paese.

Di certo i risvolti psicologici si fanno sentire sia su chi ogni giorno è in prima linea per contrastare la diffusione del virus, sia su chi ha dovuto giocoforza cambiare la propria vita per attenersi alle prescrizioni del governo.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Daniela Migliore, psicologa e psicoterapeuta, che ha lavorato nell’Asp di Ragusa e svolge privatamente la professione assistendo, al momento da remoto, i suoi pazienti.

Dottoressa stiamo fronteggiando un’epidemia con misure molto drastiche. Quali possono essere gli effetti negativi dell’isolamento in casa?

“In generale è una situazione che non abbiano mai vissuto e nuova per tutti. L’isolamento prolungato dà deflessione dell’umore e può portare ansia e paure; in generale si tratta di sensazioni normali perché sono una reazione di fronte a situazioni che non possiamo prevedere e si mettono in atto una serie di meccanismi o strategie di coping per fronteggiare la situazione. Ognuno vive lo stress in maniera differente: c’è chi utilizza questa fase di isolamento per dedicarsi ad attività che non aveva fatto prima per mancanza di tempo e riesce a sfruttare questa fase in maniera positiva, mentre c’è chi subisce in particolar modo lo stress dovuto a questa nuova situazione”.

Come affrontare positivamente il dover #restareacasa. I bambini più piccoli in particolare cosa possono fare per “distrarsi” alla luce del fatto che i loro ritmi “normali” sono stati interrotti?

“I bambini stanno affrontando la situazione con piu ottimismo rispetto agli adulti . E’ bene proteggerli dal bombardamento di informazioni attuali. E’ stato bello vedere la campagna “andrà tutto bene” con i loro disegni e le loro foto: è questo lo spirito giusto che serve loro anche per non creare e alimentare paure. E’ meglio non allarmare i bimbi ma sfruttare il tempo in maniera positiva: sto vedendo dai social molti disegni, attività insieme con gli adulti e lo stare in famiglia si è rivelato un fatto positivo in questa situazione. Infatti le generazioni precedenti non avevano mai avuto la possibilità di passare tutto questo tempo con i genitori e, certamente, la fase attuale può creare relazioni e legami più forti in famiglia”.

Le notizie sul coronavirus si susseguono e possono anche indurre a un sovraccarico informativo. Può essere un danno? Cosa sarebbe più utile fare?

“L’informazione in eccesso crea molto stress. Spesso per fronteggiare l’ansia c’è la ricerca spasmodica dell’informazione; in questa fase quando si ha un picco di ansia cerchiamo qualsiasi tipo di notizia per avere un “controllo” sulla situazione, ma non si fa altro che aumentare paure e incertezze. Bisogna invece interrompere questo flusso e darsi un limite di informazione: ad esempio due tg al giorno e qualche lettura online o sul cartaceo la mattina e prima di andare a dormire, in modo tale da limitare questi spazi in alcuni momenti della giornata. In caso contrario il pensiero si cristallizza sui pensieri negativi ed aumenta l’ansia, togliendo spazio così ad altre attività costruttive”.

Ansie per il presente e anche per il futuro. Pensiamo alla vita lavorativa e all’economia post-coronavirus…come si può approcciare la situazione evitando di cadere nel baratro del pessimismo?

“La paura del futuro è inevitabile. Si tratta di un evento che ha stravolto le nostre vite, un po’ come la guerra per le vite dei nostri nonni. E’ normale che ci possa essere pessimismo e ansia. Per questa ragione un utile supporto è l’Act (acceptance and commitment therapy) che si focalizza sull’analisi del presente e sulla sua accettazione con un atteggiamento non giudicante. Occorre accettare la situazione attuale e imparare a gestirla, le preoccupazioni ci sono ma non possiamo cambiare il passato, né prevedere il futuro. Possiamo soltanto gestire il presente come dico sempre ai miei pazienti”.

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