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Maddalena

Case di cura

5 ore sotto i ferri

Intervento salvavita alla Maddalena, rimosso grosso tumore al colon con metastasi epatiche ad una paziente inglese

La donna è rimasta 5 ore sotto i ferri. «Aveva un’aspettativa di vita inferiore ai tre mesi- afferma il primario di chirurgia Pietro Mezzatesta- Adesso sta bene e si può alimentare autonomamente. Con la chirurgia di salvataggio la prospettiva di vita è migliorata senza comprometterne la qualità».

Tempo di lettura: 3 minuti

PALERMO. Intervento salvavita alla Maddalena, rimosso grosso tumore al colon con metastasi epatiche ad una paziente inglese. Doppio intervento chirurgico di salvataggio su una donna affetta da un grosso tumore al colon, con estese metastasi al fegato.

L’operazione è stata condotta dai chirurghi del Dipartimento oncologico “La Maddalena” di Palermo, che simultaneamente, nel corso di un intervento durato circa 5 ore, hanno rimosso sia il tumore primitivo al colon, che le metastasi epatiche. La paziente, a cui erano stati dati pochissimi mesi di vita, è un’inglese di 70 anni che vive da tempo a Palermo.

L’intervento, eseguito un paio di mesi fa, è perfettamente riuscito e la donna adesso sta bene, anche se dovrà continuare a sottoporsi a controlli per monitorare il suo stato di salute.

La paziente era in cura da un oncologo di un’altra struttura sanitaria di Palermo. Giunta a “La Maddalena” per un controllo, come suggerito dallo specialista, le è stato consigliato dai chirurghi un trattamento chemioterapico prima dell’intervento, per ridurre l’estesa massa tumorale. Purtroppo, però, la donna non ha risposto alla terapia e i chirurghi sono stati costretti ad un complesso intervento di salvataggio, con lo scopo di rimuovere contemporaneamente, sia il tumore al colon, che le metastasi al fegato.

«La donna aveva una diagnosi di adenocarcinoma e la malattia era già andata in progressione dopo soli due mesi di trattamento, dunque siamo dovuti intervenire tempestivamente», ha spiegato il primario dell’Unità operativa complessa di Chirurgia, Pietro Mezzatesta, che ha eseguito l’intervento insieme alla sua équipe composta da Lucio Mandalà, Luigi Casà e Antonio Noto e con il supporto del Servizio di anestesia e rianimazione diretto da Sebastiano Mercadante.

«Aveva un’aspettativa di vita molto limitata, inferiore ai tre mesi, anche perché non riusciva più ad alimentarsi- ha aggiunto il chirurgo- L’abbiamo operata e in un tempo abbiamo rimosso sia il tumore primitivo, che era molto grosso ed occupava buona parte dell’addome della paziente, sia le metastasi epatiche, con un complesso intervento sul fegato che si è concluso senza necessità di ricorrere a trasfusioni. Adesso la paziente sta bene e si può alimentare autonomamente. Con la chirurgia di salvataggio la prospettiva di vita è certamente migliorata senza comprometterne la qualità».

«Generalmente questi interventi complessi vengono fatti in due step- puntualizza Mezzatesta-  Nel caso della paziente, con un tumore che non rispondeva alla chemioterapia, era necessario intervenire in un unico tempo perché la malattia andava azzerata. Se avessimo fatto due operazioni distinte, il tumore nel frattempo avrebbe preso il sopravvento. Invece, abbiamo preferito optare per un intervento di chirurgia di salvataggio, consapevoli delle possibili complicazioni che questo avrebbe potuto comportare prendendo tutte le possibili precauzioni. Ma per fortuna, tutto è andato per il meglio».

L’adenocarcinoma rimosso alla paziente

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