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Insulina settimanale, Provenzano (Simdo): «Attenzione anche agli svantaggi»

L'intervista di Insanitas al presidente della Società italiana malattie metaboliche, diabete e obesità.

Tempo di lettura: 4 minuti

L’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, ha approvato la prima insulina settimanale al mondo per il trattamento dei pazienti adulti con diabete mellito di Tipo 2. Adesso tocca all’Aifa autorizzare il commercio del nuovo farmaco Icodec, prodotto da Novo Nordisk che a distanza di centouno anni dalla scoperta dell’insulina, costituisce una novità rivoluzionaria.

Il diabetologo e presidente della SIMDO, Società italiana malattie metaboliche, diabete e obesità, Vincenzo Provenzano, sottolinea: «Non lasciamoci prendere da facili entusiasmi, il nuovo farmaco potrebbe sì migliorare la qualità di vita delle persone con diabete ma è necessario lasciare che l’Aifa faccia il suo percorso. Ci sono vantaggi ma anche svantaggi da non trascurare. Sicuramente non è adatto ai pazienti con diabete giovanile o insulinodipendente di Tipo 1 perché l’insulina lenta non sostituisce quella rapida». La sperimentazione clinica dell’Icodec è avvenuta tre anni fa anche nel reparto di Diabetologia dell’ospedale Civico di Partinico, guidato allora dal dottore Provenzano.

Cos’è l’insulina?
«È il farmaco che serve per i pazienti che sono privi di insulina, in particolare bambini diabetici di Tipo 1. Anche se la letteratura scientifica per il trattamento dei bambini si è evoluta utilizzando le alte tecnologie».

Cosa cambia con l’insulina settimanale?
«È un’insulina come le altre, non cambia la quantità. Il fabbisogno resta invariato, la differenza sta nella somministrazione che, da giornaliera, passa a settimanale. Con una singola iniezione sottocutanea, infatti, è coperto il fabbisogno di insulina basale per un’intera settimana. È una possibilità aggiuntiva da utilizzare, al momento, soltanto nel paziente Tipo 2, anche se nasce per il Tipo 1».

Perché la somministrazione solo agli adulti e non anche ai bambini?
«Anche se c’è l’indicazione, attualmente escluderei la terapia settimanale in un bambino o in un giovane diabetico perché il loro fabbisogno è variabile ed è più opportuno utilizzare l’alta tecnologia. Icodec non permetterebbe di regolarne la quantità».

Vantaggi e svantaggi della somministrazione settimanale del farmaco?
«L’insulina a somministrazione settimanale rappresenta, per le persone con diabete, la prima grande innovazione farmacologica dopo un secolo, con vantaggi sulla qualità della vita per un diabetico di Tipo 2. Non bisogna sottovalutare un aspetto importante: il paziente con Icodec ha in corpo per sette giorni una molecola che continua a funzionare. Questo può determinare dei pericoli, dei quali il più grosso è l’ipoglicemia. Proprio per questa ragione, in America il farmaco non ha ottenuto ancora il via libera alla somministrazione. Se, ad esempio, il paziente non si alimenta per due o tre giorni ha comunque già l’insulina in corpo, a causa dell’unica puntura di Icodec».

Il centro di Diabetologia dell’ospedale Civico di Partinico ha contribuito alla sperimentazione del nuovo farmaco…
«La molecola è stata utilizzata in alcuni pazienti diabetici di tipo 2. La struttura, infatti, è tra i quattro centri italiani coinvolti nel percorso serio e accurato di sperimentazione, durato circa 3 anni, che prevedeva la sostituzione dello schema classico dell’insulina basale con l’Icodec. Sono state previste dosi inferiori alla somma matematica di sette giorni di insulina per evitare gli effetti dell’unica somministrazione. Eppure ci siamo accorti che era necessario aumentare la dose nel paziente per arrivare alla quantità ideale».

A chi è rivolto il trattamento Icodec?
«Al paziente di tipo 2, detto anche diabete dell’adulto, che ha secrezione insulinica. In questo paziente il pancreas si logora e non produce più insulina, in genere in sostituzione delle pillole, si inizia la terapia insulinica di tipo lento per coprire lo spazio nelle 24 ore tra un pasto e l’altro».

Differenza tra insulina lenta e rapida nei pazienti tipo 2?
«L’obiettivo principale del trattamento è di mantenere la glicemia entro valori normali e prevenire le complicanze. L’insulina lenta si inizia nei casi in cui il pancreas non funziona più, con latenza di una, due ore, non copre eventuali richieste di insulina rapida. L’insulina lenta copre gli spazi nelle 24 ore tra un pasto e l’altro e per coprire durante la notte il fabbisogno. Solitamente i diabetici integrano, in base alle esigenze, l’insulina lenta con iniezioni di insulina ultrarapida o rapida prima dei pasti, quindi più volte nella giornata, per controllare il fisiologico aumento della glicemia causata dall’assunzione di cibo. Mentre l’insulina rapida serve ad assimilare il pasto».

In Sicilia ci sono novità sulla tecnologia utilizzata per i giovani diabetici?
«Sì, dopo un anno la Centrale unica di committenza regionale sta producendo un capitolato valido per tutte le province, elaborato da me insieme agli esperti Francesca Cardella e Donatella Lo Presti. Si passa quindi dalla modalità di acquisto al comodato d’uso che permetterà il ricorso alle tecnologie innovative molto più facilmente, con riflessi innegabili sulle modalità prescrittive e di rilascio, nonché sulla qualità della vita di chi ne soffre».

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