Innovazione e sviluppo digitale, dibattito a Catania sugli “Smart Hospital”

5 Dicembre 2019

In Sicilia ci sono 82 milioni non ancora spesi dedicati al procurement per l'innovazione e in legge di bilancio si sta discutendo un emendamento per destinare l'1% dei bilanci delle aziende sanitarie proprio su questo settore

di Andrea Sessa

CATANIA. Sanità e innovazione. Un binomio ormai inscindibile per svariati motivi. I passi avanti della tecnologia sono in grado di fornire ai dirignti e al personale amministrativo delle aziende sanitarie e al personale medico nuovi strumenti in grado di migliorare la qualità del lavoro svolto e di conseguenza migliore risultati per I pazienti.

Di questo argomento si è parlato nel corso di un incontro dal titolo “Le leve strategiche per l’innovazione in Sanità. Gli strumenti del procurement innovativo” che si è tenuto nell’aula magna della facoltà di Economia di Catania.

Il convegno è stato promosso dal nuovo polo universitario di ricerca ILHM (Centro Studi Avanzato in Innovazione e Leadership in Medical care), insieme ad AISDET (Associazione Italiana di Sanità Digitale e Telemedicina) e ad AgID (Agenzia Italia Digitale).

Diversi i qualificati relatori presenti e che sono intervenuti, tra cui Elita Schillaci, direttore del Centro Studi ILHM, Massimo Caruso (segretario AISDET), Mauro Draoli (responsabile Unità Procurement Innovativo AgID), Carmela Di Mauro (associato di Business Engineering) e Giorgia Zunino (strategic project manager ASL Roma 1), che hanno illustrato la sfida dell’innovazione nel public procurement e gli strumenti per gli appalti innovativi.

Anche l’ateneo etneo ha voluto dare un segnale di apertura al mondo sanitario: difatti è già attivo un corso di laurea in “Data Science for Management” per formare I professionisti del domani in grado di utilizzare i dati e le nuove tecnologie in ambito sanitario.

“Questa è una giornata dedicata alla creazione di nuove compenteze – ha affermato dinanzi a una sala gremita la professoressa Elita Schillaci – perché il cambiamento tecnologico è importante per la salute e qui ci sono istituzioni del territorio, come l’università, che cercano di dare valore per il territorio”.

Per Massimo Caruso, segretario AISDET, è importante governare il digitale: “Quello che abbiamo cercato di fare è fornire una formazione adeguata. Gli ultimi dati parlano di una cesura tra gli sviluppi digitali in alcune regioni del Nord Italia, come Emilia, Toscana, Veneto e Lombardia, e quelle del Sud. Quindi dobbiamo puntare sul digitale, sulle nuove architetture e ingegnerie digitali per avere degli smart hospital”.

Nel corso degli interventi dei diversi relatori è emersa la necessità di nuove figure nate dall’evoluzionone della tecnologia, dei veri e propri esperti del digital management. Su questo punto Massimo Caruso ha evidenziato la nascita di un progetto pilota per I provveditori delle aziende sanitarie sul procurement innovativo.

“In Sicilia – ha aggiunto Caruso – ci sono 82 milioni non ancora spesi dedicati al procurement per l’innovazione e in legge di bilancio si sta discutendo un emendamento per destinare l’1% dei bilanci delle aziende sanitarie proprio su questo settore”.

La tecnologia nella health care sta facendo passi da gigante e, come emerso dai lavori del convegno, il resto del mondo non sta a guardare. A Singapore si è di recente tenuto un meeting dove si è affrontato il tema dell’utilizzo della tecnologia in cloud in ambito sanitario, così come nei paesi dell’Est europeo si sta assistendo a grandi passi in avanti sotto il profilo dell’innovazione.

“Ho avuto modo di conoscere personalmente – ha concluso la professoressa Schillaci – dei giovani specialisti siciliani che lavoravano in Polonia nel settore medico digitale. Il nostro territorio, però, deve sapere cogliere le sfide e non sopporto il discorso della fuga dei cervelli: noi dobbiamo essere in grado di attirare i cervelli e farli lavorare nell’innovazione”.

Si è svolta, inoltre, nella medesima giornata una tavola rotonda alla quale hanno partecipato i direttori generali Fabrizio De Nicola (Arnas Garibaldi Catania), Maurizio Lanza (Asp Catania), Giampiero Bonaccorsi (Aou Policlinico OVE Vittorio Emanuele Catania), Salvatore Giuffrida (Cannizzaro Catania), Paolo Cantaro (Clinica Morgagni Catania) e Vincenzo Barone (Irccs Bonito-Pulejo Messina).

Fabrizio De Nicola ha portato l’esempio di alcune sperimentazioni tecnologiche come quella al pronto soccorso del Garibaldi che consente di fare uno screening dei pazienti, di conoscere I tempi di attesa e di seguire il percorso che va dall’ingresso della struttura sanitaria sino alle dimissioni.

“L’innovazione è un tema strategico – ha concluso Maurizio Lanza – per le aziende sanitarie. Le risorse sono sempre più carenti anche a fronte dell’invecchiamento della popolazione. Sicuramente la digitalizzazione rappresenta una valida risposta in termini di efficienza, con minori risorse si possono ottenere migliori risultati. L’età media del servizio sanitario nazionale è elevata e serve una ventata culturale nuova e occorre una attività formativa adeguata per le nuove risorse che lavoreranno nelle aziende sanitarie”.

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