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Innogea Talks, l’appello: «La salute non può essere piegata a logiche di mercato»

Il miglioramento della qualità delle cure e un confronto sul “Decreto Concorrenza” sono stati tra i temi discussi al convegno organizzato a Palermo per i 20 anni della società.

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PALERMO. «Da un lato il miglioramento della qualità delle cure e dall’altro un confronto aperto sul “Decreto Concorrenza”, che suscita molte preoccupazioni tra gli operatori. Se ne è parlato al convegno di Innogea, organizzato per celebrare i vent’anni della società, che si è tenuto al Marina Convention Center di Palermo. Presenti le associazioni datoriali Aiop e Aris, l’Ordine dei Medici e diverse strutture ospedaliere provenienti da tutta Italia che hanno presentato esperienze concrete sul tema della qualità clinica.

«Il sistema sanitario ha bisogno di tutte le sue componenti, quella di diritto pubblico e quella di diritto privato, per affrontare in maniera coesa la qualità della vita delle persone in un momento in cui sono in atto contemporaneamente tre transizioni- demografica, epidemiologica, sociale- e risorse molto limitate rispetto alle reali esigenze- afferma il presidente di Innogea Marco Lampasona– Più che di concorrenza bisognerebbe sancire alleanze per concorrere insieme, pubblico e privato, in una logica di partnership, nel fornire risposte ai cittadini che vivono sulla loro pelle la difficolta di accesso alle cure, ai Pronto Soccorso, alle cure domiciliari».

La salute non può essere intesa come un’arena in cui si concorre, ma un diritto costituzionale che non può essere piegato a logiche di mercato. È questo, in sintesi, il filo conduttore che emerge dagli interventi del presidente regionale e vicepresidente nazionale di Aiop, l’associazione italiana ospedalità privata e dal presidente nazionale di Aris Virginio Bebber e da quello regionale Domenico Arena.

Secondo Barbara Cittadini, “la disciplina sulla concorrenza è in contrasto con la Direttiva europea Bolkestein che esclude dal proprio ambito di applicazione i servizi sanitari, indipendentemente dal fatto che vengano prestati o meno nel quadro di una struttura sanitaria e a prescindere dalle loro modalità di organizzazione e di finanziamento sul piano nazionale e dalla loro natura pubblica o privata; è, inoltre, incompatibile con l’assetto della materia sanitaria nell’ordinamento italiano che presenta una natura fortemente regolata sotto il profilo della programmazione di volumi, tipologie, modalità e corrispettivi delle prestazioni, non tenendo peraltro in considerazione che il settore sanitario non è strutturato in base a criteri di mercato, ma a criteri di servizio pubblico di erogazione delle prestazioni a carico dello Stato; infine nell’incertezza degli affidamenti periodici e rispetto alla tipologia di “specifiche prestazioni” ad assicurare, in primis, la continuità delle prestazioni assistenziali e, in secondo luogo, a garantire la valutazione del rischio d’impresa, con la necessaria e correlata minima certezza dei ritorni sugli investimenti effettuati da parte degli erogatori privati accreditati».

«Per quanto attiene la Regione Siciliana, un plauso va sicuramente fatto alla politica sanitaria del Governo Schifani che si prefigge come obiettivo quello di dare una risposta puntuale, efficace ed efficiente alla domanda di salute della popolazione, mettendo a sistema un’integrazione tra la componente di diritto pubblica e quella di diritto pubblica ed avendo attenzione solo alla qualità dell’offerta a tutela di un diritto costituzionale» ha sottolineato Barbara Cittadini.

Tutti sono concordi: fare gare in sanità al “massimo ribasso” comporta una qualità delle cure inferiori nei confronti dei cittadini. Ma non solo. Il ricorso sistematico e reiterato alle gare in sanità non permette di fare una corretta programmazione né sanitaria né di investimenti in risorse umane e in tecnologie innovative. Qualità e sicurezza, per Domenico Arena, presidente siciliano Aris, associazione religiosa istituti sociosanitari, “sono i due pilastri che hanno condotto la sanità in questi anni e devono continuare a farlo. Tutto questo, continua Arena, viene messo in difficoltà dal decreto concorrenza, che non consente, a chi ha sempre puntato su qualità e sicurezza, di continuare a farlo. Noi non ci siamo mai sottratti a dare assistenza al cittadino che ne ha bisogno. Ma oggi ho l’impressione che la salute dell’ammalato venga quotata al ribasso».

«Mi pare che il sistema sanitario privato sia già abbastanza controllato- dice Virginio Bebber, presidente nazionale Aris- Noi siamo sempre al servizio degli ammalati ed è improponibile, in un sistema sanitario efficiente, fare concorrenza. Non stiamo di certo parlando di attività commerciali spinte. Stiamo parlando di uomini e donne. E su questi non si fa concorrenza».

Parla di confronto costruttivo, invece, Sandro Siniscalchi, amministratore delegato di Innogea: «Oggi sono emerse posizioni contrastanti rispetto alle linee politiche emerse a livello nazionale. Le gare al ribasso nella sanità non sono accettabili. Il mondo sanitario deve continuare a migliorarsi. Se il decreto concorrenza è volto a questo, ben venga. Altrimenti si pensi a un confronto».

La giornata è stata anche l’occasione per celebrare i primi 20 anni di Innogea: «Primi due decenni complessi- dice Lampasona- Siamo partiti in sordina da Palermo e oggi assistiamo su tutto il territorio nazionale oltre 170 ospedali. La giornata di oggi serve per confrontarsi e scambiarsi esperienze e soprattutto fare cultura della qualità, unico e vero agente del cambiamento».

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