Influenza, guai a sottovalutarla. L’esperto: «Fondamentale sottoporsi alla vaccinazione»

29 Ottobre 2019

L'approfondimento di Insanitas con l'intervista ad Antonio Cascio, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Palermo e direttore UOC medesima del Policlinico Giaccone.

 

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L’influenza è una malattia respiratoria acuta causata da virus appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae. Ad essa appartengono i tipi A e i B, responsabili della classica influenza.

Esistono anche il tipo C, scarsamente patogeno, che da generalmente infezioni asintomatiche, o simili al raffreddore e il tipo D, isolato da suini e bovini, di cui, però, ancora non è chiara la possibilità di infettare l’uomo.

Di influenza si può morire e l’unico strumento di prevenzione sono i vaccini. I morti attribuiti all’influenza dalla 42° settimana del 2018 alla 16° settimana del 2019 sono stati in media 190 al giorno.

Nello scorso autunno/inverno 2018/2019 in base ai dai dell’ISS (FluNews – Italia) si stima si siano verificati 8.104.000 casi. Di cui 812 casi gravi (confermati virologicamente) e 205 deceduti.

Il 63% dei casi gravi è di sesso maschile e l’età mediana è pari a 63 anni. Nell’83% dei casi gravi e nell’90% dei deceduti era presente almeno una condizione di rischio preesistente (diabete, tumori, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche, obesità, ecc.) e l’80% dei casi risulta non vaccinato. Otto casi gravi si sono verificati in donne in stato di gravidanza.

Tutti i casi sono stati ricoverati in una Unità di Terapia Intensiva e/o sub intensiva; 44 di essi hanno necessitato del supporto Ecmo (Ossigenazione extracorporea a membrana) e 602 sono stati intubati.

Insanitas ha intervistato il prof. Antonio Cascio, ordinario di Malattie infettive dell’Università di Palermo e direttore UOC medesima del Policlinico P. Giaccone.

Il “Crick Worldwide Influenza Centre” prevede circoleranno nella stagione 2019/2020 diversi ceppi di virus influenzali, i cui antigeni ( molecole di superficie del virus verso le quali si sviluppa la risposta immunitaria) saranno presenti nel vaccino anti-influenzale…

«Il vaccino e’ l’unico mezzo di prevenzione contro l’influenza. La vaccinazione, infatti, aumenta notevolmente la probabilità di non contrarre la malattia e, anche in caso di infezione, i sintomi sono lievi e non associati a complicanze. Inoltre, previene l’influenza non solo per la persona vaccinata, ma anche e soprattutto per quanti potrebbero venire a contatto con un soggetto potenzialmente infetto (ad es. gli operatori sanitari non vaccinati che contraggono l’influenza potrebbero contagiarla ai pazienti ricoverati in ospedale, o ancora i bambini non vaccinati potrebbero contagiare i nonni che non si sono vaccinati o anche se lo hanno fatto hanno risposto – in quanto anziani- parzialmente al vaccino)».

La vaccinazione è raccomandata ed effettuata gratuitamente dal medico curante o dal centro vaccinale della Asp in quali casi?

«Per le persone di età pari o superiore a 65 anni, coloro che sono a stretto contatto con anziani, le persone a rischio di complicazioni a causa di patologie croniche, le donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza e per il personale sanitario. Il periodo più indicato per vaccinarsi va da metà ottobre a fine dicembre. L’immunità indotta dal vaccino inizia circa due settimane dopo la somministrazione e declina nell’arco di 6-8 mesi e, quindi, si potrebbe rischiare di essere solo parzialmente protetti nel periodo più rischioso (ottobre-febbraio). Per questi motivi e, anche perché i virus influenzali possono variare da stagione a stagione, è necessario vaccinarsi ad ogni inizio di stagione influenzale».

Una sola dose di vaccino antinfluenzale è sufficiente per tutte le età, esclusa quella infantile…

«Sì. Per i bambini al di sotto dei 9 anni di età, mai vaccinati in precedenza, si raccomandano due dosi di vaccino antinfluenzale stagionale, da somministrare a distanza di almeno quattro settimane. Da consigliare pure la vaccinazione con vaccino anti-pneumococcico che, soprattutto negli anziani, può evitare la maggior parte delle polmoniti associate alla mortalità dell’influenza stessa».

Quale vaccino consiglia?
«Dai 6 mesi ai 64 anni il vaccino quadrivalente che contiene tutti e 4 i ceppi che circoleranno. Nel paziente anziano con più di 65 anni un vaccino “con adiuvante” per permettere una migliore immunizzazione. Per quanto riguarda il vaccino anti-pneumococcico è corretto eseguire la vaccinazione con un vaccino coniugato (possibilmente il 13 valente) e ripetere dopo un anno la vaccinazione con un vaccino non coniugato 23 valente».

Il vaccino ha controindicazioni?
«Quello antinfluenzale non deve essere somministrato ai Lattanti al di sotto dei sei mesi (per mancanza di studi clinici controllati che dimostrino l’innocuità di esso in tali fasce d’età), ai soggetti che abbiano manifestato una reazione allergica grave (anafilassi) dopo la somministrazione di una precedente dose, o una reazione allergica grave (anafilassi) ad un componente del vaccino e ai soggetti che presentino segni di una malattia acuta di media, o grave entità, con o senza febbre. L’aver sofferto di sindrome di Guillain-Barré (polineuropatia infiammatoria acuta) entro 6 settimane dalla somministrazione di una precedente dose di vaccino antinfluenzale è una controindicazione alla vaccinazione. Non sono controindicazioni: l’allergia alle proteine dell’uovo, l’allattamento, l’infezione da HIV e altre immunodeficienze congenite o acquisite».

Come viene trasmessa l’influenza?
«Soprattutto per via aerea e si diffonde attraverso le goccioline di saliva che una persona infetta genera tossendo, starnutendo o parlando, soprattutto negli ambienti affollati e chiusi, ma anche per contatto diretto con persone infette (ad es. portando le mani contaminate sugli occhi, sul naso o sulla bocca) o attraverso utensili o oggetti. Il virus dell’influenza può persistere molto a lungo su tali oggetti e una volta a contatto con le mucose avviene l’infezione.  Le persone infette, sono contagiose da un giorno o due prima che i sintomi compaiono, fino a circa cinque giorni dopo l’inizio della sintomatologia, talvolta fino a 10 giorni dopo. Questo significa che il virus può essere trasmesso anche da persone apparentemente sane. I bambini e le persone con sistema immunitario indebolito, possono essere contagiosi per un tempo ancora più lungo».

Come si manifesta?
«Con febbre alta superiore ai 38°C, nei bambini con puntate anche fino a 39-40°C e insorge bruscamente, accompagnata da brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, talvolta accompagnato da fotofobia, grave malessere generale, astenia, mialgia (dolori), mal di gola, tosse non catarrale e congiuntivite. I sintomi durano generalmente per 3-4 giorni, potendosi prolungare per 1/ 2 settimane. La diagnosi si basa sull’esame obiettivo del paziente».

Quali sono le complicanze?
«Le complicanze più comuni sono dovute ad una sovrainfezione batterica a carico delle vie respiratore. La polmonite, specialmente in pazienti anziani, diabetici, con BPCO (bronco pneumopatia cronica ostruttiva) può diventare anche causa di morte. Comuni nel bambino le complicanze a carico delle alte vie aeree (otite, sinusite). Ancora si possono verificare complicanze a carico dell’apparato cardiovascolare: di fatto nel periodo influenzale si verifica un significativo incremento delle morti legate a questa causa. Nella donna gravida, l’influenza può determinare un travaglio prematuro (prima della 37° settimana di gravidanza), un basso peso alla nascita e aborto spontaneo».

Durante l’influenza vanno rafforzare le comuni norme igieniche: frequente lavaggio delle mani (soprattutto dopo aver tossito o starnutito), coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto quando si tossisce o si starnutisce ed evitare di toccarsi la bocca, il naso o gli occhi se non si è sicuri di avere le mani pulite e che, l’uso dell’antibiotico va riservato solo all’ipotesi di complicanza batterica previa valutazione del medico: no fai da te!

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