Dal palazzo

L'intervista di Insanitas

Influenza dilagante, cosa fare? I consigli dell’infettivologo Cascio

Il direttore della U.O.C. "Malattie Infettive" del Policlinico “Giaccone" sottolinea pure che presto sarà disponibile un nuovo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale

Tempo di lettura: 5 minuti

I virus respiratori, Covid e influenza continuano a dilagare. Secondo l’ultimo aggiornamento del Ministero della Salute, in Sicilia l’incidenza è di 16,4 per mille assistiti, nei bambini di 0-4 anni è di 39,4, mentre per gli anziani con più di 65 anni è 11,9 per mille assistiti. Sull’andamento della situazione, sulla gestione dei casi e sulle complicanze della malattia abbiamo chiesto un approfondimento all’infettivologo Antonio Cascio, direttore della U.O.C. Malattie Infettive del Policlinico “Giaccone”di Palermo, il quale annuncia che “presto sarà disponibile un nuovo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale, una causa molto comune di infezioni respiratorie nei bambini piccoli ma che anche nel paziente anziano può esser responsabile di patologie serie».

Professore Cascio, l’influenza continua a dilagare. Tanti gli italiani a letto. Qual è la situazione?
«In base all’aggiornamento disponibile relativo all’ultima settimana del 2023 il numero di casi di sindromi simil-influenzali (ILI) in Italia dopo aver raggiunto il picco di 18 per mille assistiti, l’incidenza più alta dal 2009 epoca in cui è iniziata la sorveglianza specifica, sembra voler cominciare a scendere. L’incidenza è molto elevata soprattutto nelle fasce di età pediatriche nei bambini al di sotto dei cinque anni raggiungendo i 48 casi per mille assistiti. In cinque Regioni è stata raggiunta la soglia di intensità “molto alta” (Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Abruzzo e Campania) con una incidenza maggiore di 19,9 per 1000 assistiti. In sicilia l’incidenza è stata di 16,4 per mille assistiti, con valori di 39,4 nei bambini di 0-4 anni e di 11,9 per mille assistiti per gli anziani con più di 65 anni».

Tanti i virus che circolano….
«Queste sindromi influenzali sono provocate da numerosi virus. In base ai risultati delle analisi delle indagini di biologia molecolare sui tamponi si può affermare che i virus influenzali sono responsabili di circa il 37% di tali sindromi. Tra i virus influenzali, quelli di tipo A risultano prevalenti (99%) rispetto ai virus di tipo B e appartengono per la maggior parte al sottotipo H1N1pdm09. Il 9,2% sono associate al SARS-CoV-2, circa l’8% al virus respiratorio sinciziale (VRS)  e, in percentuali minori ad altri virus (Rhinovirus, Adenovirus, Coronavirus umani diversi da SARS-CoV-2, virus Parainfluenzali, Metapneumovirus e  Bocavirus)».

Quali fasce d’età colpiscono maggiormente?
«Tutti i virus colpiscono maggiormente i bambini con età da 6 mesi a 4 anni. Fino ai 6 mesi di vita i lattanti sono parzialmente protetti dagli anticorpi materni passati al bambino per via transplacentare. Sono poi più colpiti tutte le persone a diverso titolo fragili nelle quali si rendono manifeste infezioni che nella persona sana magari non darebbero segno di sé».

Gli esperti dicono che è l’influenza più pesante degli ultimi anni. Qual è la causa?
«L’influenza è sempre stata una malattia di un certa importanza, tanti più casi ci sono tanto più è facile che quella piccola percentuale di casi gravi si renda più evidente. La gravità nel singolo individuo dipende da un elevato numero di condizioni: età, pregressa vaccinazione, comorbidità etc etc..».

Quali sono le cure da seguire?
«A parte i farmaci antinfiammatori, in casi specifici possono essere gli antivirali molto efficaci sia per l’influenza che per il COVID-19. Questi farmaci sono tanto più efficaci quanto più precocemente vengono assunti. Per l’influenza “A” funziona molto bene l’oseltamivir, disponibile in farmacia con prescrizione del medico di famiglia, deve però essere assunto entro due giorni dall’insorgenza dei sintomi ed è raccomandato per i casi più gravi e per le persone ad alto rischio di complicanze. Per il COVID-19 il nirmatrelvir-ritonavir è sempre prescrivibile dal medico di famiglia per le categorie più a rischio ed eventualmente il sotrovimab, anticorpo monoclonale disponibile in ospedale per coloro che non possono assumere il nirmatrelvir-ritonavir».

L’importanza dei vaccini….
«I vaccini proteggono efficacemente dalle forme gravi di malattia, poco dalle infezioni asintomatiche/paucisintomatiche. I vaccini sono specifici per i microrganismi per i quali sono stati messi a punto, non ci proteggono quindi da tutte le sindromi influenzali, ma solo dall’influenza e dal COVID-19. Presto sarà disponibile un nuovo vaccino contro il virus respiratorio sinciziale che anche nel paziente anziano può esser responsabile di patologie serie. Da non dimenticare il vaccino contro lo pneumococco, microorganismo che può complicare le sindromi influenzali provocando polmoniti, otiti e meningiti».

Quando è previsto il picco della stagione influenzale?
«Sembrerebbe che il picco sia stata raggiunto e che i casi nei prossimi giorni comincino a scendere».

Tanti casi di bronchite e polmonite. Perché?
«Il termine bronchite è probabilmente un po’ inflazionato venendo affibbiato spesso a pazienti con tosse senza che gli stessi siano stati adeguatamente visitati da un medico. Persone che soffrono di broncopatia cronica ostruttiva in questo periodo possono andare incontro a riacutizzazioni provocate da tutti i virus associati alle sindromi influenzali e avere complicanze talvolta anche causate da sovrainfezioni batteriche.

Diversi i casi di Bronchiolite nei bambini…
«La bronchiolite colpisce tipicamente i bambini di età inferiore a 24 mesi ed è più frequente nei lattanti di meno di 6 mesi. Nel corso del primo anno di vita, la bronchiolite colpisce circa 11 bambini su 100, raggiungendo valori più alti in occasione delle recrudescenze epidemiche. Gran parte dei casi accade fra novembre e aprile, con un picco di incidenza nei mesi di gennaio e febbraio. L’infezione è più comune o grave nei lattanti di madri fumatrici, specie se hanno fumato in gravidanza. L’infezione sembra essere meno diffusa nei neonati allattati al seno. I genitori e i fratelli maggiori possono contrarre il virus, ma nel loro caso questo si esprime solo con un leggero raffreddore».

C’è una correlazione tra il boom di influenza e il COVID-19?
«Il COVID-19 è responsabile di una transitoria immunodeficienza che potrebbe favorire l’instaurarsi di altre patologie. Il fatto che negli ultimi anni è stata usata la mascherina ha impedito il contatto con tanti virus che adesso prendono il sopravvento ma io personalmente non ritengo questa al momento una ipotesi valida».

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